Per alcune creature, il campo magnetico che avvolge il nostro pianeta funge da bussola per la navigazione e faro per l’orientamento. Fra questi si annoverano gli uccelli migratori, le tartarughe marine e alcuni tipi di batteri.

E gli esseri umani? Siamo in grado di percepire il campo magnetico terrestre?

Un nuovo studio sembra suggerire di sì. La ricerca è stata pubblicata il 18 Marzo sulla rivista eNeuro, e fornisce una prima prova diretta che gli esseri umani sono in grado di avvertire i campi magnetici terrestri grazie a particelle magnetiche nel cervello.

La capacità di rilevare il campo magnetico, chiamata “magnetoreception – magnetoricezione”, è stata individuata per la prima volta negli uomini durante gli anni ’80. Successivi studi sul cervello, durante gli anni ’90, non avevano riscontrato prove di tale capacità.

La Magnetoricezione è un senso che consente a un organismo di rilevare un campo magnetico per percepire direzione, altitudine o posizione. Questo senso è utilizzato da una serie di animali per l’orientamento e la navigazione

Il nuovo studio, condotto nei mesi scorsi dal California Institute of Technology, ha coinvolto 34 persone adulte (24 uomini e 12 donne), cui è stato chiesto di sedersi in una camera buia dove erano presenti delle bobine elettrificate. Le correnti elettriche viaggiavano attraverso le bobine cambiando il campo magnetico interno alla camera.

L’intensità di questo campo magnetico era all’incirca uguale a quella che circonda il nostro pianeta, 100.000 volte più debole di quelli creati dalle macchine usate per la risonanza magnetica.

Ai partecipanti è stato chiesto di rilassarsi e chiudere gli occhi mentre i ricercatori cambiavano l’intensità e la direzione del campo magnetico intorno a loro. Durante l’esperimento, le macchine per elettroencefalogramma (EEG) hanno misurato un tipo di onda cerebrale chiamata onda alfa, che diminuisce quando il cervello umano capta un qualunque segnale, sia che si tratti della vista, di un suono o…di qualcosa di magnetico.

Il cervello risponde

Su 34 partecipanti, le scansioni cerebrali di quattro individui hanno mostrato forti reazioni al cambiamento del campo magnetico, che avvenivano in particolare quando questo si spostava da nord-est a nord-ovest. Lo spostamento equivarrebbe allo stesso di una persona fuori dalla camera che sposta rapidamente la testa da sinistra a destra, sarebbe in movimento all’interno di un campo magnetico statico anziché essere il campo stesso che si muove attorno alla testa.

Riguardo i quattro individui più sensibili, le onde cerebrali sono diminuite in ampiezza sino al 60%

La risposta delle quattro persone è divenuta percepibile soltanto nel caso in cui il campo magnetico veniva fatto muovere da nord-est a nord-ovest, e non nella direzione opposta.

Anche se non è chiaro perché questo sia ​​successo, i ricercatori pensano che potrebbe essere qualcosa di unico per ognuno degli individui, proprio come alcune persone sono destrorse o mancine.

Altre persone hanno comunque evidenziato una risposta ad altri esperimenti, come ad esempio la pendenza del campo magnetico, che equivarrebbe in natura a ciò che accadrebbe viaggiando fra l’emisfero settentrionale e meridionale della terra.

La sensibilità al campo magnetico è un “sesto senso”?

Per garantire che i risultati non fossero frutto della fortuna, gli individui scelti per il test sono stati esaminati alcune settimane più tardi, e i risultati sono stati confermati.

Un antico sistema di orientamento?

Non è chiaro il motivo per il quale alcuni esseri umani sembrano essere capaci di percepire il campo magnetico ma, in teoria, l’abilità può aiutare ad orientarsi nello spazio, forse un residuo di una caratteristica usata dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori per viaggiare.

La magnetoricezione comunque porta con sé numerose domande, e gli scienziati sono in grado di spiegare il comportamento di un solo tipo di creatura che li usa per muoversi. Si chiama batterio “magnetotattico” e si muove lungo le linee del campo magnetico del nostro pianeta usando una particella chiamata “magnetite” (Fe304).

Queste particelle di magnetite sono note per esistere nel cervello umano da decenni, e furono scoperte per la prima volta da Joseph Kirschvink, professore di geobiologia al Caltech che è l’autore principale del nuovo studio sulla magnetoricezione.

Uno studio pubblicato nell’agosto 2018 nella rivista Scientific Reports afferma che le particelle di magnetite sono diffuse in tutto il cervello umano. Questa presenza suggerisce che probabilmente servivano (o servono) a qualche tipo di scopo biologico, anche se oggi non sappiamo ancora quale fosse.

Per approfondire l’argomento della magnetoricezione questo un interessante articolo del CICAP di qualche anno fa.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...