Nel 1918 la città di Filadelfia organizzò una parata le cui conseguenze portarono alla morte migliaia di persone. Ignorando il pericolo dell’influenza spagnola che già era diffusa nei soldati che partivano per le trincee europee della prima guerra mondiale, la marcia attrasse circa 200.000 persone che si trovarono tutte nello stesso luogo per assistere alla parata.

Tre giorni dopo i 31 ospedali della città erano pieni di pazienti malati e morenti, infettati dall’influenza spagnola

Alla fine della settimana si contavano oltre 4.500 morti, un focolaio fra i principali delle circa 50/100 milioni di persone che persero la vita in tutto il mondo. Quando i politici della città statunitense adottarono le misure restrittive per contenere il contagio era già troppo tardi.

Il caso di St.Louis

A poca distanza da Filadelfia, l’amministrazione di St. Louis adottò una politica diametralmente opposta.Dopo due giorni dai primi casi tra i civili vennero chiuse scuole, campi da gioco, biblioteche, aule di tribunale e persino le chiese. I turni di lavoro vennero scaglionati e i trasporti in tram erano limitati a poche persone. Gli assembramenti pubblici con più di 20 persone vennero banditi severamente.

Le misure adottate, oggi conosciute come distanziamento sociale, vennero richieste dalle autorità sanitarie all’amministrazione statunitense, e mantennero i decessi per influenza pro capite a St. Louis in numeri di circa la metà di quelli a Philadelphia.

I dati sono estratti da un documento del 2007 della National Academy of Sciences degli Stati Uniti:

Il concetto di “appiattimento della curva” è ora l’usuale pratica della sanità pubblica in risposta alle epidemie, inclusa la diffusione del Covid-19. Una volta che un virus non può più essere contenuto, l’obiettivo è rallentarne la diffusione. La crescita esponenziale delle infezioni non consente al sistema sanitario di gestire i casi di malati, e i pazienti non riescono più ad essere curati. L’attuazione delle misure di contenimento è quindi necessaria a impedire una rapida diffusione del virus e dare il tempo a tutti di essere assistiti.

Richard Hatchett, medico e capo della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations di Londra, coautore del documento del 2007, spiega che il distanziamento sociale non è stato attuato in passato con la precisione che sarebbe stata necessaria. Durante le epidemie del 1957 e 1968 (1957-58: l’Asiatica (H2N2), 1968: Influenza Hong Kong (H3N2)), non furono in molti gli stati che chiusero le attività sociali, e la conseguenza furono 2 milioni di morti nel 1957/58 e 1 milione di morti nel 1968.

Anche nel caso dell’influenza da Coronavirus oggi in atto, abbiamo assistito a diverse misure di contenimento messe in atto dai diversi stati nazionali che potrebbero, ma questo sarà la storia a dirlo, aver messo a repentaglio la vita di milioni di persone.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...