Bryon Widner è un ex “sociopatico borderline” (per usare le sue stesse parole), un uomo che si definiva pieno d’odio e con un’insaziabile brama di violenza. Widner divenne skinhead all’età di 14 anni, e trascorse i successivi 16 in organizzazioni razziste degli Stati Uniti, contribuendo a fondare il Vinlanders Social Club, una delle più estremiste situata in Indiana.

Widner era famoso con il nome di “Pitbull”, e visse per oltre 3 lustri in una “famiglia” di ultrarazzisti dedita ad atti criminali che vanno dal bullismo sino alle vere e proprie uccisioni a sangue freddo.

La vita di Widner cambiò radicalmente nel 2005 quando sposò una donna di nome Julie Larsen, madre di tre figli, e la coppia ebbe un figlio naturale. Le responsabilità della paternità spinsero Widner al desiderio di redimersi, lasciando il clan ultrarazzista che aveva contribuito a fondare per tornare a far parte della società civile.

Decisioni come questa non sono prive di conseguenze, e furono necessari anni perché Widner riuscisse a uscire definitivamente dal gruppo neonazista statunitense, ricominciando a sentirsi di nuovo “umano”.

Uscito dal Vinlanders Social Club, i tatuaggi che portava sul volto e in tutto il corpo, che lo identificavano come un neonazista e ultrarazzista, erano un marchio che difficilmente gli lasciava aperte le porte della società, e quindi decise di eliminarli definitivamente.

La moglie di Bryon, Julie, era sicura che avrebbe fatto un atto estremo pur di rimuovere quei marchi dal suo viso (come affermò l’uomo “Ero preparato a bagnare il viso nell’acido“), e la donna riuscì a contattare Daryle Lamont Jenkins, un’attivista antirazzista, che la mise in contatto con il Southern Poverty Law Center (SPLC).

Dopo diverse settimane di incontri e valutazioni, i rappresentanti del SPLC hanno deciso che Widner era sincero nel suo desiderio di reintegrarsi completamente nella società, e hanno accettato di aiutarlo nel rimuovere i suoi tatuaggi facciali. L’organizzazione trovò un chirurgo plastico che era disposto a eseguire l’intera procedura, e un donatore e un donatore anonimo che ha pagato i 35.000 dollari necessari per le operazioni.

La completa rimozione dei tatuaggi facciali di Widner è durata circa un anno e mezzo, e l’uomo ha sopportato circa 12 operazioni diverse definite come:

 
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Atrocemente dolorose

Dopo la serie di interventi il viso dell’uomo è nuovamente privo di segni razzisti, anche se le cicatrici ricordano al suo portatore gli errori del passato. Oltre alla rimozione dei tatuaggi dal volto, Widner ha fatto eliminare anche tutti i tatuaggi a matrice razzista presenti sul suo corpo, incluso il simbolo delle SS naziste.

La sua storia è stata oggetto di diversi documentari e di un film, “Skin”, recentemente uscito in alcune selezionate sale cinematografiche.

Sotto, il trailer di Skin:

Sotto, il documentario “I segni dell’Odio”:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...