Per gli antichi egizi la morte non era la fine del cammino, ma una sosta sulla strada per un complicato, impegnativo e talvolta pericoloso viaggio nell’aldilà. Uno degli eventi importanti che occorrevano lungo il percorso era un rituale chiamato “Apertura della bocca”, durante il quale i morti, sotto forma di un oggetto inanimato come una statua o un dipinto – in epoca più tarda la mummia stessa – veniva simbolicamente riportato in vita da un sacerdote.

Il rituale dell’apertura della bocca

La cerimonia prevedeva l’animazione simbolica di una statua o di una mummia che apriva magicamente la bocca in modo da respirare e parlare. Le evidenze archeologiche mostrano che questo rituale venne praticato dai tempi dall’antico regno sino al periodo romano.

Gli antichi egizi credevano che per garantire la sopravvivenza dell’anima di una persona nell’aldilà questa avrebbe avuto bisogno di cibo e acqua. L’apertura del rituale della bocca fu quindi eseguita in modo tale che la persona morta potesse mangiare e bere di nuovo.

La cerimonia comprendeva sino a 75 fasi e, nella sua versione più completa, queste erano:

  • Episodi 1–9 Riti preliminari
  • Episodi 10–22 Animazione della statua
  • Episodi 23–42 Offerte di carne allineate con l’alto Egitto
  • Episodi 43–46 Offerte di carne allineate con il basso Egitto
  • Episodi 47–71 Pasto funerario
  • Episodi 72–75 Riti di chiusura

La cerimonia è raffigurata in numerosissimi dipinti solenni, ma è interessante notarla anche su una rappresentazione in un frammento di terracotta (chiamato ostrakon), scoperto alla fine del XIX secolo dall’archeologo Flinders Petrie in un’area identificata come una scuola di artisti dietro il Ramessum, un grande tempio sul Nilo dell’antica Tebe.

Il dipinto risale a oltre 3.000 anni fa (1295-1069 a.C.) e mostra una ragazza raffigurata di profilo cui viene aperta la bocca da una scimmia.

Nonostante oggi possa sembrarci solenne, il dipinto è una caricatura del rituale dell’apertura della bocca

I frammenti di terracotta, chiamati ostrakon, erano poco costosi e disponibili in tutto il mondo antico, usati in luogo della moderna carta. Secondo l’egittologo Stephen Quirke, dell’University College di Londra, aggiungendo la rappresentazione di una scimmia lo studente potrebbe aver tentato di creare una caricatura del rituale dell’apertura della bocca, un modo canzonatorio di esorcizzare una celebre e complicata pratica funebre.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...