I monumenti Megalitici come Stonhenge, ma anche quelli di Gobelki Tepe o le Piramidi Egizie, sono da molti decenni al centro di dibattiti e ipotesi sui metodi utilizzati per la loro costruzione. Molti siti vennero realizzati da popoli i quali non conoscevano neanche la ruota, che furono in grado di trasportare pietre di diverse tonnellate per decine di chilometri e di sollevarle ad altezze di diversi metri.

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Stonehenge in particolare fu costruita con blocchi pesanti dalle 25 alle 50 tonnellate, trasportati da una distanza minima di 30 chilometri, oppure da pietre in arenaria che furono trasportate da distanze che variavano dai 3 ai 200 chilometri. Blocchi in pietra giganteschi che furono portati da uomini neolitici in un punto preciso d’Inghilterra, formando quello che divenne, secondo la teoria più diffusa, un osservatorio astronomico, famoso anche dopo diversi millenni.

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Nessuna delle diverse teorie di trasporto, ma sopratutto del sollevamento dei blocchi senza l’ausilio della ruota, è riuscita ad avere un riconoscimento univoco da parte della comunità scientifica e archeologica mondiale.

Un carpentiere statunitense in pensione di nome Wally Wallington è stato recentemente accreditato di una risposta plausibile ai tanti interrogativi sullo spostamento e sull’innalzamento delle enormi pietre inglesi. La sua tecnica prevede l’uso di macchine semplici come leve, mosse in associazione a contrappesi e perni. Wallington afferma di aver spostato pietre di un peso sino a 20 tonnellate, e numerosi blocchi in cemento di peso enorme soltanto con attrezzatura da lui costruita, come dimostrato nei video sottostanti.

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La genesi di questa ricerca storica sui metodi di spostamento di grandi blocchi di materiale pesantissimo trae origine dalla professione di carpentiere. L’uomo ha spiegato che, durante le situazioni in cantiere, si è trovato sovente a dover muovere blocchi di cemento giganteschi senza la possibilità di distruggerli. In particolare si trovò a dover spostare un blocco da 1.200 libbre, circa 550 chilogrammi, senza possibilità di muoverlo con le macchine da cantiere. La soluzione di romperlo era troppo laboriosa e dispendiosa in termini di tempo, così improvvisò una semplice tecnica sfruttando leve e perni, e fu in grado di muoverlo, sollevandolo da terra.

Dopo questo episodio, Wallington decise di approfondire lo studio di movimentazione di grandi megaliti mediante leve e perni, e le sue tecniche costituiscono oggi una soluzione plausibile all’edificazione degli enormi monumenti megalitici di Stonehenge ma anche a strutture simili intorno al mondo. Wally, oggi in pensione, trascorre molto del proprio tempo a perfezionare le sue tecniche, che non comprendono l’uso di ruote o carrucole, e lo rendono in grado, da solo, di sollevare blocchi di cemento di diverse decine di tonnellate di peso.

Sotto, il video realizzato da EXN.Ca dove mostra come sollevare travi megalitiche:

L’uomo ha costruito da solo una propria replica in cemento di Stonehenge, ed è alla continua ricerca di sistemi facili e replicabili per spostare enormi blocchi di materiale. Il suo sito, The Forgotten Technology, illustra la sua storia e le sue teorie che, anche se non ancora approvate ufficialmente dalla comunità archeologica mondiale, rappresentano un ottimo punto di partenza per arrivare ad una definizione certa delle tecniche costruttive degli uomini neolitici.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...