Nel 1995, all’età di 61 anni, l’artista americano William Utermohlen contrasse il morbo di Alzheimer. Come risposta alla propria malattia, l’artista, che viveva a Londra, iniziò a realizzare una serie di autoritratti che lo raffiguravano come egli stesso si vedeva. Le capacità artistiche del pittore si deteriorarono visibilmente nel corso del tempo, sino a scomparire quasi del tutto nell’ultimo autoritratto, realizzato nel 2000.

Gli autoritratti di Utermohlen consentono di avere uno sguardo oggettivo sugli effetti devastanti del morbo di Alzheimer

Anche se l’artista lottò strenuamente per restare in contatto con il mondo che lo circondava, le sue opere divennero via via più piatte, astratte, con una progressiva perdita di dettagli e senso spaziale. Entro il 2000, la memoria e le abilità tecniche di Utermohlen erano svanite al punto che il suo autoritratto era semplicemente un teschio scarabocchiato con alcune ombre che ricordavano, molto da lontano, i tratti somatici del viso.

1967

William Utermohlen autoritratti 2

La vedova di Utermohlen, Patricia, scrisse un saggio nel 2006 sul lavoro del marito: “In queste foto vediamo con gli sforzi di William per spiegare il suo essere alterato, le sue paure e la sua tristezza”. Dopo la morte, avvenuta nel 2007, Patricia ricorda: “Anche durante il periodo iniziale della sua malattia, William continuò a disegnare ogni minuto del giorno. Nel 2000, quando smise di pitturare le tele, morì definitivamente, protraendo un’esistenza priva di gioia sino al 2007, quando il suo cuore smise di battere“.

1996

William Utermohlen autoritratti 3

1996

William Utermohlen autoritratti 4

1997

William Utermohlen autoritratti 5

1997

William Utermohlen autoritratti 6

1998

William Utermohlen autoritratti 7

1999

William Utermohlen autoritratti 8

2000

William Utermohlen autoritratti 9

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...