Esistono episodi della storia che nessuno ricorda più, ancorché relativamente recenti. Fatti, date e situazioni ormai dimenticati, svaniti come lacrime nella pioggia, citando un famoso film anni ’80. Il linciaggio di New Orleans, anche se non completamente dimenticato, sicuramente non è fra gli episodi che si studiano sui libri di storia alle superiori, e probabilmente nemmeno alle università. Il linciaggio di New Orleans è un episodio estremamente significativo, ricordo di poco più di un secolo fa che ci racconta tantissimo dell’emigrazione italiana, negli Stati Uniti ma anche in molte altre parti del mondo.

Il contesto

New Orleans era una città, all’epoca, di dimensioni considerevoli. Con una popolazione di 274 mila persone circa, era fra le maggiori degli Stati Uniti (la costa ovest era ancora terra di conquista). Una buona parte degli abitanti era di origine italiana, approssimativamente 30.000 persone, perlopiù emigrati siciliani, di Palermo in particolare, che giungevano negli Stati Uniti per finire in quartieri isolati e degradati, stipati in appartamenti fatiscenti e sfruttati dalle organizzazioni mafiose locali.

Sotto, vignetta del 1888 del “The Mascot”, che mostra l’odio per la popolazione/razza italiana, che il sindaco di New Orleans, Joseph Shakespeare, definì come gli “individui più abietti, più pigri, più depravati, più violenti e più indegni che esistono al mondo, peggiori dei negri e più indesiderabili dei polacchi“.

La città era divisa fra l’influenza di due famiglie mafiose: i Provenzano e i Matranga. Queste erano spesso in lotta fra loro, e spesso ci scappava il morto. A seguito di un attentato ai danni dei Matranga, il capo della polizia locale, David Hennesy, aveva pubblicamente dichiarato che avrebbe testimoniato in favore dei Provenzano, famiglia con cui, probabilmente, era colluso.

L’omicidio e il processo

Hennessy cadde vittima di un’imboscata il 15 Ottobre del 1890. Dopo 10 ore di agonia all’ospedale locale morì, portando con sé i molti segreti legati alle sue aderenze alla mafia. L’indignazione popolare indicò immediatamente la mafia italiana come sicuro mandante dell’attentato, e vennero arrestati 19 italiani, alcuni già con precedenti e altri che non avevano nessuna attinenza al caso, né inclinazioni criminali. Il processo, celebrato all’inizio del 1891, concluse che gli italiani non c’entravano nulla: 8 imputati vennero assolti e prosciolti, mentre altri 11 trattenuti con il pretesto del dover ancora celebrare il processo di appello.

Sotto, vignetta del “The Mascot” del 18 Ottobre 1890 che mostra un’ipotetica ricostruzione dell’omicidio:

Il linciaggio

Sotto, vignetta del “Puck” che mostra la Mafia, rappresentata da una donna italiana armata, che influenza/corrompe la giuria:

Gli abitanti di New Orleans, anch’essi emigrati da pochissime generazioni, non erano soddisfatti delle conclusioni della giurisprudenza statunitense, e chiesero un incontro, era il 14 Marzo 1891, a Canal Street per “prendere provvedimenti e porre rimedio al fallimento della giustizia“. La folla, capeggiata dall’avvocato William Parkerson e composta da 3.000 persone circa, si radunò nei pressi della Parrocchia di Orleans e si fece strada all’interno della prigione, dove gli 11 italiani trattenuti impropriamente in stato di arresto tentarono di nascondersi in ogni modo.

Sotto, una fotografia della folla all’esterno del carcere:

 

Questi vennero massacrati senza tanti complimenti, nonostante alcuni non avessero neanche affrontato un processo, e tre di loro erano italiani (non emigrati né emigranti) senza nessun coinvolgimento nell’episodio.

Due furono impiccati, gli altri uccisi a fucilate

Nonostante l’indignazione internazionale (l’Italia era già uno stato unitario da ormai 30 anni) la stampa locale e il sindaco Joseph Shakespeare difesero la popolazione, giustificando il massacro come “plausibile e in fin dei conti giusto“. Il governo federale, per intercessione diretta del Presidente statunitense Benjamin Harrison, pagò un indennizzo alle famiglie (125.000 franchi in tutto) e fra gli uomini che presero parte al linciaggio, tutti perlopiù della classe borghese, nessuno venne mai processato per le proprie azioni.

Sotto, vignetta del linciaggio, tratto dal libro di E. Benjamin. “History of the United States”:

 

Dall’episodio fu tratto un libro, Vendetta: The True Story of the Largest Lynching in U.S. History, di cui fu realizzato un film per la TV del 1999 dal titolo “Vendetta”, di cui sotto trovate il trailer.

Fonti: Nola, Wikipedia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...