Era accecata dall’odio Charlotte Corday, la giovane girondina che uccise il rivoluzionario Jean-Paul Marat, detto l’Amico del popolo, nella sua vasca da bagno.

Iniziava così il “Regime del Terrore”

Di fede giacobina, Jean-Paul Marat, dopo aver abbandonato la professione di medico, seguì le dinamiche della rivolta come giornalista: nel settembre di quel 1789 che passerà alla storia per la “Rivoluzione Francese” fondò il giornale “L’ami du peuple” (L’amico del popolo, nome con il quale verrà lui stesso identificato).

Sotto, Marat ritratto da Joseph Boze:

Uomo di grande carattere, diventò il presidente del Club dei Giacobini in lotta aperta contro il governo dei Girondini. Nel 1793, quando Marat ha cinquant’anni, i Giacobini hanno già conquistato il Palazzo delle Tuileries dove risiedeva il sovrano Luigi XVI – poi ghigliottinato il 21 gennaio 1793 – e hanno dato vita ai cosiddetti “Massacri di settembre”, vale a dire la scia di sangue che portò all’esecuzione sommaria di oltre mille detenuti, schierati dalla parte del re deposto. È in quell’anno che principiò la fase nota a tutti come “Il terrore” che avrà come leader Maximilien de Robespierre, principale personalità politica giacobina.

Sotto, Maximilien de Robespierre (1758-1794):

In quel 1793 Jean-Paul Marat, inviso ai Girondini, incontrò una giovane venticinquenne: il suo nome è Charlotte Corday. La donna era originaria di Caen (noto centro girondino) e si trovava a Parigi con un compito ben preciso:

Uccidere Marat

Figlia di un nobile decaduto, la sua infanzia trascorse al limite della povertà nelle campagne normanne, ma grazie al sostegno di alcuni cugini ricevette un’istruzione non comune per una ragazza di quella fase del Settecento. Questa cultura le permise perciò di inserirsi presto negli ambienti della borghesia.

Sotto, Charlotte Corday, dipinto di Jean-Jacques Hauer:

A tredici anni entrò nello stimato convento dell’Abbaye-aux-Dames. In questo periodo si chiuse in se stessa, trovando rifugio soltanto nelle intense letture di Raynal e Rosseau. Uscita dal convento, andò a vivere da una zia e trascorse le giornate nella solitudine, circondata dai soli amici libri, fin quando un episodio le mutò l’opinione sulla rivoluzione che stava avvenendo:

Un parroco di Caen a lei molto caro venne ghigliottinato dopo essersi rifiutato di giurare fedeltà eterna alla Repubblica

Ai primi di luglio del 1793 Charlotte era prossima ai venticinque anni e assistette a una parata contro i giacobini: gli slogan più urlati erano quelli contro il “sanguinario” Jean-Paul Marat.

Cada la testa di Marat e la Repubblica sarà salvata

La ragazza lo riteneva uno dei principali colpevoli del terrore che si era scatenato in tutta la Francia. Così, il 13 luglio 1793, la Corday giunse al numero 30 di rue des Cordeliers, casa del politico e giornalista, con la scusa di consegnargli una lettera. L’ingresso in casa di Marat non fu agevole per la donna: dapprima la portinaia dello stabile le impedì di entrare, comunicandole che l’uomo era ammalato e desideroso di rimanere solo.

La Corday non demorse, anzi; scrisse una lettera a Marat, supplicandolo di riceverla con urgenza. Sul sopraggiungere del tramonto Charlotte Corday ritornò a casa del giacobino, convinta che il messaggio avesse convinto l’uomo. Ma sulla soglia della porta si trovò Simone Evrard, la compagna di Marat, a placarla. Arrivò anche la portinaia, le donne ebbero una discussione e le grida furono avvertite da Jean-Paul Marat, dietro l’uscio. L’uomo, evidentemente interessato alle notizie urgenti preannunciate dalla giovane, mormorò di fare entrare la Corday.

L’errore si rivelerà fatale

Marat era immerso nella vasca da bagno, tormentato da una malattia della pelle. Accanto alla tinozza un tavolino, alcuni giornali, delle lettere e i resti di quello che sarà il suo ultimo pasto. La conversazione tra i due fu breve: dopo aver asserito che i controrivoluzionari stavano avanzando in Normandia, Charlotte Corday estrasse un grosso coltello da cucina e lo affondò nella parte destra del torace di Marat.

L’amico del popolo urlò atterrito:

“A me, mia cara amica!” e crollò esanime

L’urlo dell’uomo attirò nella stanza la compagna e un collaboratore del giornale di Marat; l’assassina venne subito bloccata, ma per Jean-Paul Marat non c’era più niente da fare: uno dei protagonisti della Rivoluzione francese morì pochi istanti dopo. Charlotte Corday, in stato confusionale, non riuscì a fornire alcun nome di eventuali mandanti o complici. Era stata un’azione isolata, fortemente voluta dalla giovane girondina di Caen. Rinchiusa nella prigione dell’Abbaye, l’assassina di Marat sarà condannata alla ghigliottina, il “rasoio nazionale francese”, e l’esecuzione avrà luogo il 17 luglio, quattro giorni dopo l’uccisione dell’amico del popolo.

La cerimonia funebre di Marat si concluderà al Club dei Cordiglieri. Il pittore Jacques-Louis David fu incaricato di dipingere un quadro in memoria di Jean-Paul Marat. “La morte di Marat”, un olio su tela delle dimensioni di 165 per 128 centimetri, conservato ai Musei reali delle belle arti del Belgio di Bruxelles.

Sotto, la Morte di Marat di Jacques-Louis David:

Nel 1907 Edvard Munch, il pittore del celeberrimo “Urlo”, ha rivisitato in chiave moderna il dipinto di David ponendo al centro della tela Charlotte Corday, completamente nuda così come Marat, il cui corpo svestito e ricoperto di sangue, giace su un letto. La tela è conservata al Munch-Museet di Oslo.

Sotto, una versione della Morte di Marat di Edvard Munch:

Sotto, un’altra versione della Morte di Marat di Edvard Munch:

Sulla sepoltura di Marat esistono due versioni: una vuole le spoglie traslate per un breve periodo nel Panthéon di Parigi, per poi essere sepolte in una tomba anonima del Cimitero di Sainte-Geneviève, distrutto nel corso del secolo successivo. Una seconda versione, sostenuta tra gli altri dal celebre scrittore Victor Hugo, vuole che la tomba di Marat sia stata trafugata dai moscardini e i suoi resti gettati nelle fogne di Parigi.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".