Gli occhi vigili sul volto florido; il portamento regale e gli abiti sontuosi a fasciare il corpo giunonico. Caterina la Grande è ricordata come la più potente zarina della storia, la prima sovrana russa ad avere un ruolo preponderante nello scacchiere europeo. L’imperatrice illuminata è stata però anche una delle sovrane più enigmatiche della Russia zarista e una delle regnanti maggiormente dedite a pratiche lussuriose.

Nata col nome di Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst a Stettino (nell’attuale Polonia) nel 1729, Caterina II fu introdotta giovanissima alla corte di Russia per volere della zarina Elisabetta, intenzionata a darla in sposa al nipote, Pietro Fëdorovič, erede al trono. La giovane si fidanzò con il granduca e, dopo aver ricevuto il battesimo ortodosso prendendo il nome di Caterina Alekseevna, sedicenne, sposò il futuro Pietro III.

Sotto, Caterina la Grande dipinta nel 1745 da Louis Caravaque:

Alla morte di Elisabetta (1762), Pietro divenne zar, ma fu solo un’illusione. Caterina non era più la giovane ingenua che era arrivata ancora adolescente a corte, ma una donna decisa a conquistare il trono a scapito del marito, visto non solo dalla coniuge ma anche da tutta la corte come un uomo infantile e stralunato che mai avrebbe potuto regnare in maniera efficace su un territorio tanto vasto. Fu così che dopo pochi mesi Caterina attuò un colpo di stato e detronizzò il marito. Ad aiutarla attivamente nell’ascesa al potere fu un militare, Grigorij Orlov, amante della nuova zarina.

Pietro II di Russia dipinto fra il 1715 e il 1730:

La presenza di una moltitudine di amanti sarà una costante nella vita di Caterina II, e già ai tempi del matrimonio con il distratto Pietro l’andirivieni di giovani uomini al palazzo reale era la norma.

Da principio fu proprio la zarina Elisabetta a gettare tra le braccia della donna un primo amante, allarmata dal fatto che il nipote e Caterina non avessero ancora generato un erede. Sarà l’aitante ciambellano Sergej Saltykov a condividere le lenzuola con la futura imperatrice che, dopo due aborti, riuscirà finalmente a partorire un figlio, Paolo.

Appurato il benestare della zarina, Caterina cominciò a frequentare altri uomini. Intrattenne una relazione con il futuro re di Polonia Stanisław Poniatowski e dai loro incontri nascerà una figlia femmina, Anna, morta però dopo poco più di un anno dalla nascita. In seguito a presenziare nelle camere reali fu Grigorij Orlov, con il quale Caterina diede alla luce un terzo figlio nato nell’aprile 1762 in concomitanza con l’ascesa al trono di Pietro III, alla cui rapida detronizzazione, come detto, prese parte lo stesso Orlov.

Sotto, Stanisław Poniatowski dipinto da Giovanni Battista Lampi:

Successivamente all’abdicazione Pietro fu rinchiuso nella fortezza di Ropša, luogo dove l’ex zar morirà il 17 luglio 1762 per la causa ufficiale di una disfunzione cardiaca accompagnata da coliche e dalla presenza di emorroidi. Si affermò però che Pietro avesse avuto una colluttazione con un uomo di servizio in cella e in seguito fu strangolato. Le voci su un possibile coinvolgimento di Caterina sulla morte del marito sono proseguite per anni.

Caterina II era una donna molto passionale e come tutte le passioni forti le sue facevano presto a estinguersi schiacciate dal loro stesso ardore. D’altronde l’effigie che la rappresentava era un’ape; nulla di più appropriato per una zarina che amava volare di fiore in fiore, per usare una metafora. Come tutti gli uomini che lo avevano preceduto anche Orlov fu perciò liquidato dall’autocrate e a nulla valse il diamante noto come il diamante Orlov (186,62 carati) che il conte donò a Caterina nel disperato tentativo di riconquistare il suo amore.

Sotto, Grigory Orlov:

In età matura gli amanti si moltiplicarono: quarantatreenne, Caterina la Grande si innamorò del giovane Aleksandr Vasil’čikov, elegante e sofisticato, ma che venne trattato dalla zarina alla stregua di un gigolò: usato e abbandonato; dopo amò intensamente il militare Grigorij Potëmkin, con il quale alcuni storici credono Caterina abbia contratto un matrimonio segreto. A Potëmkin, inoltre (e siamo certi ve lo starete chiedendo), fu dedicata l’omonima corazzata, famosa per l’ammutinamento al largo del Golfo di Tendrivska del 1905, e che ispirò il celeberrimo film di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn La corazzata Potëmkin.

Sotto, Grigorij Aleksandrovič Potëmkin:

La dissolutezza della sovrana divenne argomento di discussione per tutta la corte e il popolo e anche presso gli altri reami europei, ma Caterina la Grande non se ne curò e la giostra nelle sue camere continuò a girare senza freni per anni. Sono oltre venti gli amanti attribuiti all’autocrate di origini mitteleuropee; numero che può sembrare non certo straordinario, ma che va contestualizzato all’epoca e soprattutto al rango della donna in questione.

Nel corso dei decenni molte leggende si diffusero circa le passioni di Caterina II. Pare che la zarina avesse la stravagante usanza di richiamare i propri servitori nelle sue camere per poi obbligarli a sfiorarle il corpo con delle lunghe e soffici piume in modo che le procurassero piacere. Una volta raggiunto l’obiettivo i domestici venivano congedati con tutto lo sprezzo e la superbia che caratterizzava l’animo della zarina.

Altre leggende meno provate ma assai morbose riguardano l’arredamento delle stanze del piacere della zarina: pare che Caterina avesse una poltrona di regale foggia di dimensioni decisamente più larghe del dovuto; la poltrona era tanto ampia da permettere a una donna di adagiarsi comodamente per compiere un atto sessuale in posizione attiva sul corpo dell’uomo seduto passivamente sulla poltrona. Gli storici dibattono sulla reale esistenza anche di una stanza del Palazzo di Inverno dove la zarina Caterina conservava molteplici oggetti di forma fallica come tavoli, orologi a pendolo, lampadari, mobiletti e quant’altro.

Poltrone per accoppiarsi, tavoli dall’arte erotica, le sale a tema; probabilmente molte di queste notizie appartengono alla più morbosa fantasia, ma come si suol dire: non c’è fumo senza arrosto. Seppur un album fotografico risalente al 1939 testimoni l’esistenza di molti di questi oggetti, il materiale appartenuto alla zarina Caterina oggi non esiste più, con tutta probabilità saccheggiato dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale e finito chissà dove. Pertanto, considerata la reticenza da sempre dimostrata dai russi sull’argomento, il dubbio sui vizi di Caterina la Grande è destinato a restare e a far discutere.

Caterina la Grande morì il 6 novembre 1796, dopo trentaquattro luminosi anni di regno. Il suo corpo riposa nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo vicino a quello del marito Pietro III per volere del figlio Paolo. Il nuovo zar, oscurantista e tiranno verso il popolo (rimase al trono fino al 1801 prima di essere ucciso da un gruppo di congiurati), decise che da allora in avanti il diritto al trono fosse riservato soltanto al primo figlio maschio, escludendo le donne da ogni velleità di regnare sulla Russia.

Sotto, Caterina la Grande ritratta da Alexey Antropov nella Seconda metà del XVIII secolo:

Pertanto Caterina la Grande sarà ricordata come l’ultima zarina di Russia.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".