Tutti i Misteri del caso Enrico Mattei

È il 27 ottobre 1962. Mancano pochi minuti alle 19 e un aereo si avvicina all’aeroporto di Milano Linate. È partito un paio d’ore prima dall’aeroporto di Catania e tra poco atterrerà sulla pista dello scalo lombardo.

Quello che vola nei cieli plumbei di quella sera d’autunno del ‘62 è un bimotore Morane-Saulnier (azienda aeronautica francese) modello MS.760 Paris I-SNAP. A bordo del piccolo aeroplano ci sono tre passeggeri: l’esperto pilota Irnerio Bertuzzi, un giornalista della testata statunitense “Time-Life” di nome William McHale e l’ingegner Enrico Mattei.

Chi è Enrico Mattei? È il fondatore e presidente dell’Eni e in quegli anni sessanta è uno degli uomini più importanti d’Italia e non solo.

Nato il 29 aprile 1906 ad Acqualagna, provincia di Pesaro e Urbino, da una famiglia di modeste origini, Mattei deve abbandonare la scuola alle medie per andare a lavorare in una conceria della quale in breve tempo diventa il proprietario. Si trasferisce a Milano, apre un’azienda chimica, completa gli studi. Arriva la Seconda guerra mondiale e combatte tra i partigiani nel Comitato di liberazione dell’Alta Italia.

Enrico Mattei:

È un uomo che si dà da fare, un autentico self-made man che partendo dal basso riesce a diventare, anche grazie al legame con la sinistra democristiana, deputato della Repubblica nella prima legislatura. Prima dell’incarico istituzionale, però, al termine della guerra viene nominato liquidatore dell’Agip, Azienda generale italiana petroli. Mattei, anziché smantellare l’azienda secondo le indicazioni ricevute, la tiene in vita per alcuni anni, trasgredendo, per sua stessa ammissione, a un’infinità di ordinanze, per poi, con grande fiuto per gli affari, ristrutturarla e farla confluire nel 1953 nella nascente Eni, Ente nazionale idrocarburi. La mossa è giustificata dal fatto che qualche anno prima, nel 1949, Enrico Mattei ha scoperto a Cortemaggiore, in Val Padana, un piccolo giacimento di petrolio; un ritrovamento che fa impennare la sua popolarità – la propaganda inneggia alla scoperta della “Supercortemaggiore, la potente benzina italiana” che potrebbe “sfamare” il bisogno di petrolio dell’intera Penisola – e dà la svolta alla sua carriera di imprenditore.

Enrico Mattei a un raduno di partigiani:

Enrico Mattei è un uomo potente, potentissimo, uno dei traghettatori principali dell’Italia dalle macerie del dopoguerra al boom economico. La stampa internazionale lo definisce:

L’italiano più potente dopo l’imperatore Augusto

Ritorniamo a bordo del Morane-Saulnier col quale Mattei sta facendo ritorno a Milano dopo alcuni incontri e comizi fatti in Sicilia, invitato personalmente dal governatore democristiano della Regione Siciliana Giuseppe D’Angelo, appena riconfermato al timone della regione. Sono le 18.55, la visibilità non è ottimale e Bertuzzi comunica alla torre di controllo di Linate il suo imminente atterraggio: “Sono a duemila piedi, sono in virata di base”.

Trascorrono due minuti, sono le 18.57, e il velivolo improvvisamente si schianta al suolo in località Bascapé, provincia di Pavia, a una decina di chilometri dall’aeroporto.

Un disastro. In un istante Bascapé diventa la piazza centrale d’Italia. Tutti si dirigono sul luogo dell’incidente, dove si è scatenato un nubifragio, suggestiva cornice della tragedia appena consumatasi: ambulanze, vigili del fuoco, carabinieri, giornalisti, tantissimi abitanti del piccolo comune pavese, testimoni oculari e semplici persone allarmate da quel frastuono; ma soprattutto nella campagna di Bascapé ci sono alcuni funzionari in borghese che invece di interessarsi al ritrovamento dei corpi si intrattengono con i testimoni.

I coniugi Ronchi nell’intervista televisiva effettuata la sera del 27 ottobre e andata in onda nel TG del 28 ottobre 1962. Immagine di Enrico Ceccato condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Le loro voci saranno comunque raccolte e produrranno una testimonianza monocromatica: il Morane-Saulnier, l’aereo su cui viaggiava Enrico Mattei, è esploso in cielo. Succede però che pochi giorni dopo, quando bisogna mettere per iscritto le loro deposizioni, i testimoni, specie quelli che a gran voce avevano sostenuto, la sera del disastro, di aver visto una spaventevole fiammata in cielo, danno una versione diversa.

Nessuno ha più visto niente, tutti dicono di essersi sbagliati, come un contadino che abita nel podere vicino alla fanghiglia in cui è caduto il bimotore: la sera stessa della sciagura viene intervistato e parla di un cielo rosso, “come un grande falò”. ma dopo alcuni giorni sostiene di aver fatto confusione e nel momento in cui cadeva il velivolo lui si trovava da tutt’altra parte.

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Il caso comincia a prendere le fattezze del giallo, dell’affaire, e Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa, incarica il generale Ercole Savi di risolvere la faccenda. La commissione d’inchiesta formata allo scopo ha le idee chiare: si è trattato di un tragico incidente aereo dovuto alle condizioni atmosferiche sfavorevoli di quella sera. Giunge il 1966 e a tre anni dall’incidente il caso viene archiviato per insussistenza dei fatti.

Qualcosa di poco chiaro però resta nella morte di quell’uomo che aveva in mente il sogno di far diventare l’Italia una grande potenza petrolifera, quell’uomo che aveva costruito gasdotti per lo sfruttamento del metano, aperto all’energia nucleare nel Paese e intessuto rapporti con i capi delle più grandi nazioni produttrici di petrolio: lo scià Mohammad Reza Pahlavi in Persia, Gamal Abd el-Nasser in Egitto, Abderahim Bouabid in Marocco, Nikita Chruščёv in Unione Sovietica.

Mattei e Abderahim Bouabid, ministro dell’Economia del Marocco, firmano l’accordo petrolifero del 1958:

Mattei considera l’Italia una potenza industriale e la fa apparire tale, è abile a trattare con i paesi produttori, riesce a instaurare un rapporto paritario con l’altra parte che perciò si dimostra particolarmente aperta al nuovo consumatore. L’uomo è titolare di un’abilità temeraria, di strategie ardite che senz’altro hanno infastidito le cosiddette “Sette sorelle” del petrolio, come i colossi petroliferi americani della Texaco1, della Gulf Oil e della Esso. In realtà però si scopre che da un paio d’anni le “Sette sorelle” erano in trattativa con l’imprenditore per inserirlo nella politica comune del petrolio e creare un indistruttibile oligopolio. Da questo risulta chiaro che un principio di dialogo tra Mattei e il cartello petrolifero mondiale era stato posto in essere e che si era più vicini a un concordato che a uno scontro.

Lapalissiano è che Enrico Mattei ha moltissima liquidità e di conseguenza è un grande investitore: finanzia la Democrazia Cristiana e altri partiti senza particolari preferenze e distinzioni (“Mi servo dei partiti come taxi: salgo, pago la corsa e poi scendo” sostiene candidamente), finanzia il quotidiano “Il Giorno”. È un uomo attivo su più fronti, un uomo che, con molteplici interessi e rapporti, non può che attirare invidie e quindi aver bisogno di protezione. Così Mattei crea anche un personale servizio di informazione reclutando vecchi esponenti dei servizi segreti.

Nonostante tutti questi fatti la legge italiana ha deciso:

Si è trattato di una tragica fatalità

Il ruolo al vertice dell’Eni intanto è passato a Eugenio Cefis (ufficialmente fino al 1967 il presidente è Marcello Boldrini, ma di fatto è Cefis a gestire le sorti dell’ente) che nel 1961 si era allontanato dall’azienda per la politica troppo filoaraba di Mattei.

Quel che è accaduto a Enrico Mattei, Irnerio Bertuzzi e William McHale, però, non convince l’opinione pubblica. Così, dopo anni di sospetti mossi dietro le quinte, nel 1970 i giornalisti Fulvio Bellini e Alessandro Previdi pubblicano il libro “L’assassinio di Enrico Mattei”.

L’assassinio

Nello stesso anno, il 16 settembre 1970, viene poi rapito un giornalista, Mauro De Mauro, cronista del quotidiano “L’Ora”, scomparso e mai più ritrovato. Il rapimento dell’uomo, avvenuto dinanzi gli occhi della figlia, sarebbe dovuto, lo sosterranno alcuni pentiti mafiosi molti anni dopo, al fatto che il De Mauro avrebbe scoperto che il Morane-Saulnier caduto la sera del 27 ottobre 1962 in realtà era stato sabotato.

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Sullo strano caso nel 1972 Francesco Rosi ci fa anche un film dal titolo “Il caso Mattei” – al quale in veste di aiuto sceneggiatore per alcune scene stava collaborando anche il giornalista Mauro De Mauro – con Gian Maria Volonté nei panni del presidente della compagnia del cane a sei zampe.

L’apporto dei media tiene vivo il dibattito sulla faccenda, ma per riaprire l’inchiesta bisognerà attendere trentadue anni quando, nel 1994, la Procura di Pavia ordina la riapertura del fascicolo. Ma anche qui si assiste a un colpo di scena:

I faldoni che dovrebbero contenere tutti i documenti concernenti il caso Mattei vengono trovati vuoti

Da Pavia decidono perciò di attuare una nuova perizia sul luogo del disastro, ascoltare nuovamente i testimoni di quella sera ancora in vita e riesumare le spoglie di Mattei, Bertuzzi e McHale.

Il risultato è sconvolgente: la tecnologia ha fatto passi da gigante in tre decadi e viene scoperto, dall’analisi dei resti delle vittime e dei frammenti rimasti dell’aereo, che sul bimotore Morane-Saulnier è esplosa una bomba. L’ordigno a base di tritolo, inoltre, sarebbe esploso in aria, come inizialmente sostenuto da alcuni testimoni di Bascapé, e si sarebbe innescato all’apertura del carrello.

Enrico Mattei è stato ucciso, ma chi lo ha fatto?

In realtà in tanti avrebbero potuto desiderare la sua morte e il dirigente aveva ricevuto vari avvertimenti e minacce nel corso degli anni sia per la sua politica di mercato sia per il suo appoggio agli stati del Secondo e Terzo Mondo non filoccidentali, in buona sostanza.

Enrico Mattei (sulla scaletta dell’aereo) col pilota Irnerio Bertuzzi (di spalle) e Graziano Verzotto (a destra, col cappello in mano) nell’aprile del 1960. Una scena simile dovrebbe essersi ripresentata all’aeroporto di Catania alle ore 17.55 del 27 ottobre 1962. Immagine di Enrico Ceccato condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Dal punto di vista internazionale, infatti, Mattei ultimamente si era messo contro la OAS (Organisation de l’Armée Secrète), un organo paramilitare francese che aveva operato in Algeria. L’imprenditore italiano aveva sostenuto l’indipendenza algerina, ottenuta ufficialmente pochi mesi prima l’attentato, nel luglio del 1962, e aveva sponsorizzato le organizzazioni indipendenti locali con le quali, nel suo progetto, avrebbe poi trattato per le risorse di petrolio.

Inoltre, come ha dichiarato il fratello Italo Mattei, poco prima dell’attentato il manager era stato ricevuto dal presidente del Consiglio Amintore Fanfani, che lo aveva duramente redarguito perché il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy gli aveva chiesto conto degli affari troppo intensi tra l’Eni e l’Unione Sovietica.

Un personaggio scomodo, in patria e all’estero

“Nonostante siano passati tanti anni a qualcuno la verità dà ancora fastidio… Tutto chiaro fin dal primo momento, tutto incerto, coperto, inconfessato, depistato per i decenni a venire.” [Giorgio Bocca]

Mafia, Stati Uniti, servizi segreti, colossi petroliferi, organizzazioni paramilitari. L’affaire Mattei rimane un “giallo politico” intricatissimo la cui ultima inchiesta, chiusa nel 2003, ha dato una sola certezza: Enrico Mattei è stato vittima di un attentato e il depistaggio e l’insabbiamento del caso sono stati organizzati dai vertici dei servizi segreti dello Stato con il probabile supporto operativo della commissione d’inchiesta guidata dal generale Ercole Savi, che ha liquidato presto la faccenda come un tragico incidente.

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Per conto di chi è stato pianificato l’assassinio, però, non si è mai saputo

Quello di Enrico Mattei resta tuttora uno dei più grandi misteri del nostro Paese e in molti si chiedono come sarebbe oggi l’Italia se Enrico Mattei non fosse stato eliminato.

L’ex capo dell’Eni oggi è sepolto a Matelica, nel Maceratese, città in cui risiede parte della sua famiglia.

Oltre ai libri già citati, da segnalare anche “Il caso Mattei. Le prove dell’omicidio del presidente dell’Eni dopo bugie, depistaggi e manipolazioni della verità” (Chiarelettere) di Vincenzo Calia, il magistrato autore della riapertura delle indagini nel ’94, e Sabrina Pisu in cui si mette in relazione l’attentato al velivolo di Mattei con altre uccisioni: quella del commissario Boris Giuliano, del pm Pietro Scaglione, del generale Dalla Chiesa, del colonnello Ninni Russo, del giudice Terranova e di Pier Paolo Pasolini. Tutte personalità che avevano tentato di far luce sulla misteriosa morte del “petroliere senza petrolio”.

Citiamo, infine, la puntata di “Blu notte – Misteri italiani” con Carlo Lucarelli interamente dedicata alla sua storia e il lungometraggio del 2009, regia di Giorgio Capitani, “Enrico Mattei – L’uomo che guardava al futuro”.

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si occupa di editoria e giornalismo. È vicepresidente di Glicine associazione e rivista, autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".