Charles Lutwidge Dodgson, meglio conosciuto come “Lewis Carroll”, fu un intellettuale inglese attivo in diversi ambiti fra cui la scienza, la letteratura e la fotografia, conseguendo i massimi risultati in (quasi) tutti gli ambiti professionali in cui si impegnò. Egli era quello che poteva considerarsi un “genio precoce”, ed ebbe in vita quel successo che, per molti artisti, viene riconosciuto soltanto anni dopo la morte.

Se di lui si conosce (quasi) tutto come letterato, avendo scritto uno dei libri più famosi della storia, “Alice nel paese delle Meraviglie“, assai meno conosciuto è il suo contributo alla scienza e alla fotografia.

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Sopra: Lewis Carroll fotografato da Reginald Southey, nel 1856

Una delle invenzioni che lo resero famoso fra gli accademici è la nyctografia (dal greco nýchta per notte), un sistema di scrittura che consente di essere letto e scritto anche al buio. Dodgson inventò anche il “word ladder” (scala delle parole), un gioco con carta e matita diffusissimo in tutto il mondo.

La sua vita come professore universitario non conobbe però particolari fasti, e anzi fu ricordato a Oxford, dove era ordinario di matematica, per le lezioni prive di qualsiasi brio. Nella famosa università inglese gli venne inoltre diagnosticata una forma di epilessia, che all’epoca dei fatti, in pieno fervore Vittoriano, rappresentava un peso sociale di particolare rilevanza.

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Il campo nel quale però impegnò molto del proprio tempo libero è la fotografia, che lo portò, fra il 1856 e il 1880, a realizzare oltre 3.000 immagini. Se l’opera fotografica di Dogson è enorme (bisogna ricordare che la fotografia era appena nata) a noi ne è giunta soltanto un terzo, circa 1.000 scatti, che però ci raccontano molto di una delle personalità inglesi più influenti del XIX secolo. Dogson fu uno dei fotografi più importanti dell’epoca Vittoriana, e ritrasse diversi soggetti fra cui opere architettoniche, bambole, cani, famiglie, statue, alberi e…bambine.

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La fotografia alle fanciulle fu una delle attività che assorbirono la maggior parte dell’impegno fotografico del professore, che dedicò circa la metà della sua intera opera alle giovani ragazze. Egli fu amico di moltissime bambine, che frequentava a quel tempo insieme alle famiglie delle stesse.

Proprio l’amicizia con le giovani ragazze fece nascere una serie di voci che lo videro accusato di attrazioni morbose verso queste, voci che si portò dietro tutta la vita e che, ancor oggi, animano un acceso dibattito sulle preferenze sessuali di Dogson.

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E’ bene far notare che, durante l’epoca Vittoriana, la fotografia alle giovani ragazze era una cosa del tutto comune, e che tanti altri grandi fotografi dell’epoca ritrassero con predilezione proprio le giovani fanciulle. Bisogna considerare inoltre che Dogson fu protagonista di una vita amorosa piuttosto movimentata, e le relazioni con donne mature non mancarono di certo.

Alice Pleasance Liddell

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Di Alice, ritratta e conosciuta in giovanissima età e poi rivista dopo decenni, Dogson scrisse: “Non è facile collegare questo volto al vecchio ricordo, questo straniero assieme all'”Alice” conosciuta così intimamente e tanto amata e che io vorrei ricordare sempre come una ragazzina di sette anni assolutamente affascinante“.

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Con queste parole Dogson commentò il suo incontro con Alice Liddel e il marito, occorso quando la donna era ormai adulta, e che lasciò deluso l’autore del libro. Alice Liddel fu la bambina che chiese a Dogson di scrivere un romanzo sulla storia da lui raccontata che riguardava una fantastica “Alice”, discesa nella tana di un Coniglio. La ragazza fu l’amica di Dogson più significativa di tutte (ne ebbe a centinaia), e venne identificata in vita come la protagonista ideale delle avventure dell’Alice letteraria.

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Dogson smentì con decisione le affermazioni che volevano Alice Liddel protagonista del romanzo, ma le riconobbe sempre il ruolo fondamentale dell’averlo spronato a realizzare un libro da quella storia così fantasiosa.

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Tutte le Alice#8:

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Tutte le Alice#9:

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Tutte le Alice#10:

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Tutte le Alice#11:

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Tutte le Alice#12:

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Tutte le Alice#13:

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Chissà cosa avrebbe pensato Lewis Carrol di Kathryn Beaumont, la bambina che ispirò i disegnatori per il grande classico Disney del 1951

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...