Il 30 ottobre 1961 un’onda sismica fece il giro completo della Terra per tre volte. Non si trattava di un fenomeno “naturale”, era il risultato della più potente esplosione provocata dallo scoppio di un ordigno: “Big Ivan o Tsar Bomb”, la più devastante arma nucleare mai creata dall’uomo, e più precisamente dai sovietici. La bomba poteva, in teoria, sviluppare una potenza da 100 megatoni, anche se poi, durante il test, gli scienziati russi preferirono dimezzare la forza distruttiva dell’ordigno, accontentandosi di una resa da 50 megatoni. Per fare un paragone, la bomba più potente testata dagli Stati Uniti, quella fatta esplodere nel 1954 sull’atollo di Bikini, aveva una potenza di 15 megatoni.

Copia della Bomba Zar, esposta presso il museo di Sarov

Fonte immagine: Croquant/Hex via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Big Ivan doveva servire a dimostrare la superiorità sovietica in campo bellico, in quel periodo storico durante il quale lo scoppio di una guerra nucleare costituiva un rischio concreto.

L’ordigno, chiamato anche Bomba Zar, fu sganciato il 30 ottobre 1961 alle 11.32 (ora di Mosca), su un’isola dell’arcipelago di Novaja Zemlja, a nord del circolo polare artico. Una gigantesca palla di fuoco, del diametro di otto chilometri, incendiò il cielo ma non arrivò a colpire il suolo, perché la terribile onda d’urto la respinse verso l’alto, all’incirca alla stessa altezza dalla quale era stata lanciata, circa a 10 chilometri.

La palla di fuoco creata dalla Bomba Zar

Fonte immagine: webarchive.org via Wikipedia – Giusto uso

Il fungo atomico che sviluppò, alto 64 chilometri, si alzò fino alla stratosfera, mentre il cappello si allargò per 95 chilometri. L’esplosione, avvenuta in un’area remota del pianeta, non provocò morti (se non quelli dei pochi animali presenti) ma causò danni alle case fino a una distanza di quasi mille chilometri.

Il fungo atomico provocato dalla Bomba Zar

Fonte immagine: webarchive.org via Wikipedia – Giusto uso

La bomba era talmente grande da non poter essere trasportata nemmeno dal più grande bombardiere sovietico dell’epoca, il Tupolev Tu 95V, che fu modificato per poter alloggiare l’ordigno. L’aereo fu schermato con un’apposita vernice bianca, che doveva ridurre i danni provocati dal calore, mentre la bomba fu dotata di paracadute, perché l’aereo avesse il tempo di allontanarsi prima dello scoppio. Nonostante queste precauzioni, la possibilità di sopravvivenza dell’equipaggio era del 50%. L’onda d’urto dell’esplosione fece precipitare il velivolo di circa mille metri, ma il maggiore Andrej Durnovcev riuscì a salvare se stesso e i suoi compagni, e per questo fu dichiarato Eroe dell’UNione Sovietica, e immediatamente promosso al grado di tenente colonnello. Riuscì a salvarsi anche il pilota di un aereo più piccolo, il Tu-16, che accompagnava il bombardiere per filmare il test e prelevare campioni dell’aria.

Il sito della detonazione

Fonte immagine: Wikimedia Commons – licenza CC BY -SA 3.0

I fisici che avevano progettato la bomba avevano inizialmente studiato un ordigno da 100 megatoni, che però avrebbe prodotto una ricaduta di materiale radioattivo talmente estesa, da indurre gli scienziati a depotenziare della metà “Big Ivan”. Con la potenza così ridotta, la Bomba Zar sviluppava comunque un’energia 1570 volte superiore a quella prodotta insieme dalle due bombe che distrussero Hiroshima e Nagasaki, e pari a circa un quarto di quella che sprigionò il vulcano Krakatoa durante la devastante eruzione del 1883.

Confronto tra le sfere di fuoco generate dai più potenti ordigni nucleari, dove le misure lineari sono riferite ai raggi

Immagine di pubblico dominio

Anche se “Big Ivan” poteva essere considerato un dispositivo in grado di dare “un potere praticamente illimitato” , in realtà non offriva grandi vantaggi a scopo bellico, perché gran parte della sua energia distruttiva si sviluppava verso l’alto. Il test della Bomba Zar fu condotto probabilmente solo a scopo dimostrativo: il leader sovietico Nikita Khrushchev aveva voluto mantenere la minacciosa promessa fatta nel 1960 durante un’assemblea alle Nazioni Unite, quella di mostrare agli Stati Uniti la “madre di Kuzma”, altro nome poi dato alla Bomba Zar.

Il fisico sovietico Andrej Sacharov

La bomba all’idrogeno RDS-220 è stata la più potente arma nucleare mai creata dall’uomo, talmente potente da spaventare anche gli stessi scienziati che l’avevano progettata, come il fisico Andrej Sacharov, che poco tempo dopo quell’impressionante esplosione di prova, iniziò a battersi contro gli esperimenti nucleari, fino a divenire apertamente dissidente nei confronti del regime sovietico, in particolare sulla spinosa questione dei diritti civili in URSS.

Sotto, Zona di distruzione totale della Bomba Zar su una mappa di Roma: cerchio porpora = distruzione totale (raggio di 35 chilometri), cerchio rosso = palla di fuoco (raggio 3,5 km). Immagine condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Per questa sua attività ricevette, nel 1975, il premio Nobel per la Pace, che non potè ritirare… ma questa è un’altra storia.

Sotto, il video uscito nel 2020 con le immagini dell’esplosione:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.