Si racconta che in una notte di temporale, in un anno imprecisato dell’Alto Medioevo, quattro pellegrini abbiano trovato riparo dalla pioggia sotto gli archi dell’acquedotto dell’Arce, a Salerno.

Sono il greco Pontus, l’ebreo Elinus, l’arabo Abdela e il latino Salernus. Quest’ultimo ha una ferita alla gamba, che tenta di medicare sotto gli occhi attenti degli altri tre viandanti. Parlando parlando i quattro scoprono di essere praticamente colleghi: esercitano tutti l’arte medica. Decidono allora di unire le loro conoscenze e fondano una scuola, la celebre Scuola Medica Salernitana, probabilmente intorno al IX o X secolo (ma non c’è un riscontro documentale sul primo periodo di attività).

Incisione di medici e pazienti della Scuola Medica Salernitana


La leggenda dei quattro pellegrini che provengono da culture diverse simboleggia in sintesi qual era l’insegnamento e la pratica della Scuola: le conoscenze del mondo occidentale (greco-latino) venivano integrate con quelle che arrivavano dal mondo arabo ed ebraico.

Il medico arabo Costantino l’Africano, che operò a Salerno

La grande preparazione dei medici e i risultati che ottengono, nel giro di un paio di secoli, rendono la Scuola Medica Salernitana famosa in tutta Europa, il più importante punto di riferimento per la medicina. Non è ancora un’università, per quella bisognerà aspettare il 1317, quando a Bologna la prestigiosa scuola giuridica, lo Studium, redigerà i primi statuti universitari, facendo nascere la prima vera e propria università del mondo occidentale.

In tempi moderni la scuola si è declinata in molte specializzazione diverse, e per gli appassionati di cultura c’è la possibilità di frequentare uno dei corsi post diploma di ITS, per questo specifico ambito IT’S CULTURE, che consente non solo di apprendere e imparare, ma anche di essere inseriti direttamente nel mondo del lavoro, con il 30% delle ore di corso che vengono spese all’interno di aziende interessate a figure professionali specializzate.

Ma gli Istituti Tecnici Superiori non educano solo operatori culturali, e i giovani in cerca di una specializzazione professionalizzante possono frequentare anche corsi come IT’S TECH, che formano dei tecnici superiori per la ricerca e lo sviluppo di prodotti e processi a base biotecnologica, oppure ITS GREEN, per gli appassionati di ambiente e di futuro sostenibile. Gli Istituti Tecnici Superiori riducono il divario fra la scuola e il lavoro, e hanno il merito di riuscire a far trovare lavoro all’80% degli studenti entro il 1° anno dal termine del corso.

Salerno rimane comunque maestra nell’arte medica, tanto è vero che Tommaso d’Aquino (XIII secolo) scrive: “Quattro sono le città che eccellono sulle altre: “Parigi nelle scienze, Salerno nella medicina, Bologna nel giure ed Orleans nelle arti attoriali.”

Matteo Silvatico insegna ai suoi studenti le proprietà delle piante

La Scuola Medica si distingue anche per un altro aspetto, di tipo più spiccatamente culturale: la presenza non trascurabile di molte donne che praticano e insegnano medicina, ma non solo, scrivono anche trattati di notevole importanza.

Sono le Mulieres Salernitanae: Trotula de Ruggiero, Robecca Guarna, Costanza Calenda, ed anche Sichelgaita, moglie di Roberto d’Altavilla.

Tanto era consolidata la fama della Scuola che addirittura entra in storie leggendarie, come quella che vede morire Sibilla di Conversano, bellissima e giovanissima moglie del duca di Normandia Roberto II, per aver succhiato il sangue del marito colpito da una freccia avvelenata in Terra Santa, secondo le indicazioni dei medici salernitani. La nobildonna avrebbe quindi scelto di sacrificarsi al posto del consorte, ma in realtà muore in terra di Normandia a pochi mesi dalla nascita del primo figlio, forse avvelenata.

Miniatura che rappresenta la storia di Roberto II e della moglie Sibilla

La più famosa tra le Mulieres Salernitanae è senza dubbio Trotula (o Trocta) de Ruggiero, che si occupa prevalentemente di medicina per le donne, e scrive due trattati: il De mulieribus passionum ante et post partum, dove tratta di malattie femminili e in pratica segna la nascita di quella branca della medicina che è la ginecologia (e ostetricia), e il De Ornatu Mulierum, dove parla di cosmetica, comunque legata ad aspetti riguardanti la salute.

De Ornatu Mulierum –  manoscritto del XV secolo


Medico straordinario Trotula, che vuole aiutare le donne in tutti quegli aspetti sanitari trascurati dai colleghi maschi, sconosciuti ai medici per la difficoltà delle pazienti ad esporre a un uomo aspetti così intimi del proprio corpo.

La visione di Trotula è però globale: le cure per specifici problemi sono inserite in quello che oggi chiameremmo uno “stile di vita” salutista, che evidenzia l’importanza di un’igiene corretta, di un’alimentazione equilibrata e addirittura dell’attività fisica. Si preoccupa di rendere il parto meno doloroso, capisce l’importanza del controllo delle nascite e nello stesso tempo studia i problemi legati all’infertilità, sia femminile sia maschile.

Miniatura che forse rappresenta Trotula de Ruggiero

Immagine di Wellcome Images via Wikimedia Commons

Trotula, durante tutto il medioevo, è così famosa in tutta Europa da trasformarsi in una figura quasi leggendaria, tanto che con il tempo qualcuno inizia a dubitare della sua reale esistenza e attribuisce i suoi trattati all’opera di un uomo. La cancellazione storica della figura di Trotula come importante medico del medioevo non si configura solo come una negazione delle capacità di una singola persona in quanto donna, ma relega a un ruolo marginale nella storia della medicina tutte le donne, che per un lunghissimo periodo non saranno altro che le depositarie di una conoscenza di quei rimedi popolari trasmessi dalla tradizione.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.