Triora: il Borgo Italiano del Terrificante Processo alle Streghe

Nel 1587 si verificò una terribile carestia nella città di Triora, un borgo medievale che, all’epoca, era un crocevia di rilevante importanza per gli scambi commerciali fra Italia e Francia. La popolazione, stremata dalle circostanze, aveva necessità di trovare un capro espiatorio per gli errori commessi dai proprietari terrieri, che furono i veri responsabili della mancanza di cibo.

Il capro espiatorio fu individuato con una tremenda e terrificante caccia alle streghe

A ottobre del 1587 i funzionari locali deliberarono che fossero formulate le accuse contro le streghe, chiedendo alle autorità, sia civili sia religiose, di individuare le colpevoli della carestia. I capi d’imputazione comprendevano cerimonie sataniche, infanticidiocannibalismo e addirittura il “commercio col maligno“. Durante la messa domenicale il sacerdote Girolamo del Pozzo, intimamente convinto della presenza del “demonio” fra i suoi parrocchiani, chiese ai presenti di indicare quali fossero le streghe che infestavano la città. Il popolo scelse 20 donne, che divennero velocemente 30 grazie alle torture inflitte ad altre malcapitate e alle confessioni che le seguirono.

Fra queste 13 donne, 4 giovani ragazze e un bambino si dichiararono colpevoli

12 non confessarono, neanche sotto tortura. Tutti gli accusati furono condotti in case private convertite, per l’occasione, in prigioni. Fra queste rimane famosa, ancora al giorno d’oggi, Casa del Meggio, ribattezzata Ca’ de Baggiure (casa delle streghe). A seguito delle torture e dei supplizi si verificarono due morti. La prima fu una un’anonima donna che, suicidandosi, pose fine alle proprie sofferenze, mentre quella di Isotta Stella, sessantenne, fu una morte di peso, perché appartenente alla piccola nobiltà locale.

Per le strade di Triora il clima era nero, con tutti gli abitanti che temevano di essere accusati di stregoneria e sortilegi, in modo simile a quanto accadde a Salem, circa un secolo dopo. Il governo centrale facente capo a Genova, intimorito dalle conseguenze di quelle morti, decise di trasferire i poteri dei processi all’Inquisitore Capo, che fece però scarcerare soltanto una ragazzina di 13 anni.

A Giugno del 1588 la situazione precipitò: fu infatti nominato commissario per l’inquisizione Giulio de Scribani, che si dedicò alacremente alla cattura di nuove streghe. A Scribani evidentemente Triora non era sufficiente, ed estese le ricerche nei paesi limitrofi, Sanremo e Castelvittorio. L’ufficiale spedì le prime 13 donne nelle carceri di Genova, e continuò la sua ricerca con le stanze delle case nuovamente da riempire.

Scribani, che doveva esser visto come più terribile del diavolo in persona, chiese rapidamente di mandare al rogo quattro donne. Dopo un primo rinvio per insufficienza di prove avallato da Serafino Petrozzi, il processo riprese e le donne furono condannate, con la complicità anche di altri due giudici, Pietro Alaria Caracciolo e Giuseppe Torre. Pochissimo tempo prima dell’esecuzione arrivò a Triora il Padre inquisitore di Genova, che fermò i preparativi per l’esecuzione e inviò le quattro donne a Genova, insieme alle 13 precedentemente catturate. Il 23 Aprile del 1589 fu proclamata la fine del processo alle streghe, con due donne morte e altre 34 ingiustamente torturate. La fine di queste donne però rimane un mistero, anche se molti storici affermano che, con ogni probabilità, esse furono semplicemente scarcerate.

Oggi Triora ricorda quei terribili anni avendo trasformato i luoghi di prigionia e i presunti luoghi dei sortilegi in attrazioni turistiche. Nel borgo, fra i più belli d’Italia, è presente un museo Etnografico e della Stregoneria, meta di migliaia di visitatori ogni anno.

Fonte delle immagini: Museo delle Streghe di Triora

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...