Tre Metri sotto il Duomo: gli Antichi Segreti della Milano Sotterranea

C’è chi paragona Milano “con le sue zone belle e la sua nebbia ad una donna con la veletta”. C’è chi la considera una città di classe che come certe donne coglie nel segno per il portamento, e chi invece non ha mai pensato che la città ambrosiana, oltre ad essere donna, è anche un po’ mamma. Una mamma segreta che porta in grembo qualcosa d’inconfessato, che c’è ma che non si vede, alle volte misconosciuto persino agli stessi milanesi. E allora addentriamoci nel ventre materno e un po’ underground di questa città sotterranea, non certo posta a tre metri sopra il cielo ma bensì a tre metri sotto il Duomo.

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Occorre fare un salto a ritroso nel tempo e scendere in basso, lungo la scaletta del sagrato del Duomo, nelle viscere della Mater ecclesiae ambrosiana per trovarsi lì dove il tempo si è fermato a duemila anni fa.

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Si chiama Sonnye Lizzio, la giovane 35enne, storica dell’arte che lavora per Neiade – realtà milanese specializzata nella promozione dell’arte e della cultura – che domenica ha condotto il “suo” gruppo nelle fondamenta di Milano, nel cuore della prima cristianità milanese.

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Laggiù, in una delle aree archeologiche più antiche di Mediolanum, se non fosse per la luce a neon che illumina i resti delle prime pietre della vetusta metropoli, sarebbe buio pesto. Non appena varcato l’ingresso della città nascosta ecco sorgere le rovine del battistero ottagonale di San Giovanni alle Fonti (378 d.C.), e poco più in là ergersi i resti dei due absidi della parrocchia di Santa Tecla (metà IV secolo).

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Della Milano antica, ad oggi, rimangono solo le tracce di queste due chiese. Le basiliche di Santa Tecla e San Giovanni “morirono” entrambe della stessa sorte, rase al suolo in concomitanza della costruzione della Fabbrica del Duomo.

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Nella parte centrale dell’edificio “cavernoso”, a rapire immediatamente lo sguardo, è la grande piscina ottagonale (posta a meno quattro metri di profondità dal Duomo), passata alla storia perché leggenda vuole che la notte di Pasqua del 387, Ambrogio, vescovo di Milano, vi battezzò colui che di lì a poco sarebbe diventato Sant’Agostino.

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Se avessimo fatto un tuffo nella piscina, intorno agli anni ’60, vi avremmo trovato delle monetine. Durante i lavori di pulizia furono infatti rinvenute 200 monete di bronzo, e alcune sono esposte in una bacheca del museo. Chissà che sorpresa dev’essere stata per gli archeologi “incassare” un bottino simile! Che i sacerdoti non accettassero monete dietro sacramento è un dato di fatto, quindi resta da ipotizzare che gli spiccioli fossero gettati nell’acqua dai fedeli per liberare l’anima dal peccato, oppure per per impedire agli spiriti d’infestare l’acqua benedetta e quindi gli stessi iniziati.

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Qui sotto, a tre metri sotto il Duomo (e anche più), duemila anni fa, un altro rito solenne era rappresentato dal battesimo, che avveniva una sola volta l’anno, la notte di Pasqua. “Il presunto pagano, prima di immergersi tre volte nell’acqua santa, avrebbe dovuto rivolgersi prima verso Ovest rinnegando Satana, poi verso Est accogliendo Gesù” spiega la Lizzio, la quale svela alla comitiva i significati allegorici che si celavano dietro la scelta di costruire chiese e tombe a base ottagonale. “Il numero otto simboleggia il passaggio dalla vita alla morte verso una vita futura. Otto è il numero perfetto, è il numero dell’infinito. Otto è un numero magico. Ottavo è il giorno in cui Gesù resuscita ed è il giorno in cui Dio riposa dopo aver creato il mondo”.

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Ad ogni modo il grembo di Mediolanum, è ricco di emblemi, è un libro di pietra che va letto tra le righe. Così come vanno letti tra le righe i simboli delle tombe in seno a questa città nascosta. Tombe che a detta dell’inviata di Neiade “appartenevano a persone di rilievo. In alcuni sepolcri sono state trovate delle decorazioni, in altri degli affreschi, in altri ancora delle preghiere le quali servivano probabilmente a proteggere l’anima dal trapasso dalla vita alla morte allontanandola così dal diavolo”.

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Nelle viscere del Duomo ad essere seppelliti non sono solo i morti, ma anche aneddoti forti che nel corso dei secoli non hanno fatto altro che accrescere il pathos che ruota attorno a questi luoghi. Un particolare curioso è legato alla chiesa paleocristiana di Santa Tecla, che per ben mille anni custodì il “Santo Chiodo” (fino al 1461), uno dei chiodi utilizzati per la crocifissione di Gesù, è uno di questi curiosi particolari. Notizia ancora più interessante è sapere che il cimelio in questione, oggi, è conservato nella Veneranda Fabbrica del Duomo a quaranta metri d’altezza. Aguzzando lo sguardo verso l’arco trionfale della Chiesa lo si può intravedere avvolto in tutta la sua immortalità.

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La stessa aurea immortale che circonda il Duomo con i suoi “pizzi, merletti, ghirigori e i suoi piccioni che fanno l’amore in mano alle sante vergini di pietra, loro che da tre secoli guardano giù, e se parlassero!”. Così poetava lo scrittore milanese Emilio De Marchi.

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Sarebbe fuori luogo affermare che la passeggiata sotto il Duomo si sia conclusa con la visita alla basilica di San Giovanni in Conca, proprio perché di quel relitto (XI secolo) rimangono solo le spoglie immobili al centro della caotica Piazza Missori, sotto la quale si nasconde la cripta dell’omonima chiesa, perla rara in mezzo ad un mare di falsi ruderi.

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Il video:

Le fotografie sono di Sara Cariglia


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