Clausi cum clave ovvero “chiusi a chiave”: ancora oggi i cardinali che devono eleggere un nuovo pontefice si riuniscono in “conclave”, periodo durante il quale non possono avere rapporti con il mondo esterno.

Una sorta di “reclusione” pensata per non lascare troppo a lungo il soglio papale vacante, come avvenne nei lontani anni tra il dicembre del 1268 e il settembre del 1271. Quasi tre anni – 1006 giorni per la precisione – durante i quali il Sacro Collegio, formato da 20 cardinali (in tre morirono durante la lunghissima elezione), non riusciva a trovare un accordo su chi dovesse avere l’onore e l’onere di succedere a Clemente IV, papa francese morto il 29 novembre del 1268, quasi “in odore di santità” per la sua condotta austera, il rigore morale, e il rifiuto di ogni forma di nepotismo:

Comportamenti straordinariamente inusuali per un ecclesiastico di quell’epoca

Papa Clemente IV

Clemente IV trasferì da Roma (ritenuta una città troppo ostile) a Viterbo la sede della Corte Pontificia, come avevano già fatto prima di lui, per qualche tempo, i suoi predecessori Alessandro IV e Urbano IV.

Fonte immagine: Sailko via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Proprio a Viterbo morì Clemente IV e, come da tradizione, l’elezione per il successore doveva svolgersi nella città dove era avvenuto il decesso. I cardinali, a qualche giorno dalla morte del papa, si riunirono quindi nella città laziale. Il sistema di voto era molto diverso dall’attuale: i prelati si ritrovavano una volta al giorno in Duomo e poi ognuno se ne andava per i fatti suoi.

Il Collegio era diviso, più o meno in parti uguali, in due fazioni principali, ovvero tra simpatizzanti “Pars Caroli”, i filo-francesi (o guelfi), e i “Pars Imperii”, i filo-tedeschi (o ghibellini), ma all’interno dei due schieramenti c’erano comunque contrasti di tipo familiare e politico. Per un anno i cardinali si riunirono in Duomo senza trovare un accordo, finché non saltò fuori il nome di Filippo Benzi, un sant’uomo Priore dell’Ordine dei Serviti, che appresa la notizia, scelse di fare l’eremita in una grotta del Monte Amiata.

Rifiutò anche il generale dell’Ordine dei Francescani, e così il Collegio si ritrovò in una posizione di stallo, fino al 1° Giugno del 1270, quando i viterbesi decisero che ne avevano abbastanza. Il podestà e lo stimato Capitano del Popolo Raniero Gatti, ordinarono la chiusura delle porte della città, e obbligarono tutti i cardinali a riunirsi in seduta perenne nella grande sala, fatta costruire proprio da Clemente IV, che poi prenderà il nome di Sala del Conclave.

Sala del Conclave – Viterbo

Fonte immagine: Sailko via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

I religiosi sarebbero rimasti chiusi all’interno finché non avessero raggiunto un accordo. Come ulteriore sollecitazione, il Gatti prese a ridurre progressivamente le razioni di cibo, e poi addirittura scoperchiò parte del tetto della sala, prendendo in parola il cardinale Giovanni da Toledo che aveva esclamato:

Discopriamo, signori, questo tetto; dacché lo Spirito Santo non riesce a penetrare per cosiffatte coperture

Loggia del Palazzo dei Papi

Fonte immagine: Sailko via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Nonostante questi drastici provvedimenti, l’elezione si concluse solo il 1° settembre 1271 quando, vista l’impossibilità a raggiungere un accordo, fu nominata una commissione composta da solo sei porporati, che in due ore scelsero uno sconosciuto Tedaldo Visconti, salito al soglio pontificio il 27 marzo 1272, con il nome di Gregorio X.

 
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Dei 17 Cardinali che presiederono il Conclave 4 di loro sarebbero divenuti in seguito papi

Fu proprio lui a promulgare, durante il Concilio di Lione, la costituzione apostolica “Ubi Periculum”, che sancì le regole del Conclave rifacendosi proprio ai provvedimenti presi da Raniero Gatti: isolamento totale e progressiva riduzione del cibo (dopo otto giorni i prelati venivano messi a pane e acqua). L’Ubi Periculum fu abolito dal successivo pontefice e poi ripristinato, ed è in vigore ancora oggi (con i dovuti aggiustamenti), perché pare proprio che, se i cardinali non vengono “clausi cum clave”, non riescano a giungere a un accordo…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.