Se vi capitasse di visitare il parco Yoyogi di Tokyo, la domenica pomeriggio, probabilmente tutto pensereste tranne che di trovarvi in Giappone. Il Tokyo Rockabilly Club è infatti una gang originaria della capitale nipponica che imita nei modi, nei gesti e nell’abbigliamento i mitici anni ’50, resi indimenticabili in tutto il mondo dalla pellicola del ’78 Grease. Da ormai oltre 30 anni questa singolare gang continua a reclutare adepti da tutto il Giappone, nostalgici di un’epoca che, nel paese nipponico, non si è mai davvero vissuta.

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La storia di come si sia creata una sotto-cultura di questo tipo è interessantissima, e merita una spiegazione particolareggiata. Quando, nel 1955, Bill Haley presentava al mondo la sua “Rock around the Clock”, in Giappone non era semplice procurarsi il disco della canzone o avere un dispositivo di riproduzione come un giradischi, e per ascoltarla si poteva sperare di trovarla alla radio o ascoltare delle cover-band rock. Proprio il business dei gruppi musicali live che riproponevano i pezzi Rock provenienti dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra rappresentarono uno dei motivi della diffusione della cultura occidentale su suolo nipponico. Fra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 era quindi frequente imbattersi in concerti e serate dedicate alla musica rock, un genere che destinato a conquistare tutto il mondo.

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Le novità, sopratutto in campo musicale, hanno spesso gli anni contati, e in poco tempo la moda finì, come una bolla di sapone. Sul finire degli anni ’70 però un altro fenomeno, questa volta cinematografico, riuscì a scuotere le fondamenta del costume e della moda giapponesi: Grease. Il film con John Travolta e Olivia Newton fece rinascere la passione per il rockabilly, e in quel periodo nacque la gang “Tokyo Rockabilly Club”.

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Questi neo-rocker orientali probabilmente furono influenzati da una cultura giovanile, questa volta autoctona, chiamata “Kaminari Zoku” (Tribù del Tuono), che durante gli anni ’50 organizzava corse di motociclette illegali, facevano steet racing e gestivano combattimenti clandestini. I Kaminari Zoku ebbero frequenti scontri con le forze dell’ordine giapponesi, ed erano facilmente riconoscibili dal loro stile dell’abbigliamento, molto più occidentale rispetto ai propri coetanei.

Sotto: i Kaminari Zoku in fotografie d’epoca:

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In posa:

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Quel tipo di vita spericolata oggi in Giappone è completamente estinta, e i seguaci che ogni domenica si esibiscono al parco Yoyogi di Tokyo non hanno velleità di guerriglia urbana. Ultimamente si sono unite alla compagnia anche numerose ragazze, vestite con gonna colorata e pullover con i simboli delle università americane, che contribuiscono a creare uno spettacolo in pieno stile Grease al centro del parco. La gang accoglie di buon grado sia i curiosi sia i fotografi, e tutti danzano al ritmo del rock’n’roll con uno stereo portatile.

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Alla fine della giornata, quando comincia a calare il sole, i membri di questa eterogenea gang tornano verso le proprie case, abbassando le creste realizzate con litri di lacca e riponendo il chiodo nell’armadio, pronto per essere usato la domenica successiva.

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...