In uno dei paesi più poveri del mondo, il Burkina Faso, c’è un piccolissimo villaggio chiamato Tiébélé, sede della Cour Royale del popolo Kassena.

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Ai piedi di una collina che si alza sulla distesa piatta e assolata della savana, nel sud del paese, quasi mimetizzato nella rossa terra punteggiata dal verde di radi alberi, le case di Tiébélé si uniscono a formare uno scrigno quasi inaccessibile: lì risiede la famiglia del , il capo della comunità, formata da altri 66 villaggi.

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Tiébélé è un villaggio piccolissimo, che copre appena 1,2 ettari di superficie, ma fortificato: chiunque volesse entrare da nemico non ha scampo. I confini della Cour Royale sono delimitati da mura che seguono un andamento quasi circolare, e per entrare nel villaggio è necessario percorrere uno stretto corridoio, che gli abitanti possono facilmente controllare dall’alto.

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Sotto, la porta di un’abitazione:

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Anche se un ipotetico intruso riuscisse a giungere nel cuore di Tiébélé, il cortile centrale, correrebbe seri rischi se tentasse di entrare in una delle case: le porte sono basse (tanto più basse quanto più alto è il rango di chi ci vive) e per entrare occorre mettersi a carponi.

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In quella posizione, il possibile nemico potrebbe essere con facilità decapitato da chi sta all’interno, grazie anche alla semioscurità dell’ambiente: le case delle villaggio hanno infatti finestre piccolissime, per proteggersi da eventuali invasori e dal caldo della savana.

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Ma la vera peculiarità della case di Tiébélé non consiste tanto nella loro quasi inaccessibilità, quanto nella bellezza delle decorazioni esterne. Le capanne appaiono quasi come gigantesche terrecotte decorate: i muri sono impastati con terra, paglia e sterco bovino, modellati secondo la forma necessaria ai diversi usi. Nel villaggio ci sono abitazioni, ma anche l’altare degli antenati e il loro cimitero, pietre sacre e un luogo dedicato all’amministrazione della giustizia.

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Secondo un’antica tradizione che risale al XVI secolo, la decorazione delle pareti esterne è compito delle donne, che dipingono i muri in rosso, nero e bianco, usando coloranti naturali come il caolino, il carbone e l’argilla.

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Prendono così vita complicati disegni geometrici o simbologie legate alla cultura di questo popolo, che ha mantenuto vive le proprie tradizioni nel corso dei secoli, sia nell’architettura tipica, sia nelle credenze religiose, come anche nell’organizzazione sociale.

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Anche se oggi sono presenti figure di riferimento più moderne, come il sindaco e il prefetto, il Padre (il capo) rimane comunque il garante dell’ordine sociale, colui che si assume la responsabilità di risolvere gravi problemi (conflitti, epidemie…), ricorrendo all’aiuto di consiglieri e anziani di nobile stirpe.

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Quasi ogni giorno, il capo pratica riti religiosi nel cortile di Tiébélé, per mettersi in comunicazione con le divinità o con con gli antenati.

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Oggi, come molti altri luoghi dell’Africa che faticano a sopravvivere, anche Tiébélé ha bisogno di risorse economiche che consentano la sua conservazione: un certo tipo di turismo culturale, rispettoso delle tradizioni e del modo di vivere dell’antico popolo dei Kassena, potrebbe essere di grande aiuto.

Fonte immagine: Maarten van der Bent via Flickr – licenza CC BY-SA 2.0

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Categorie: Viaggi

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.