All’inizio del XIX° secolo Babbo Natale era un personaggio ancora tutto da definire. Cosa avrebbe potuto indossare? Nelle riviste non si sapeva come disegnarlo, se come il Vescovo San Nicola, oppure come un Elfo con le ghette e i pantaloni verdi. Thomas Nast, un disegnatore tedesco trasferitosi in America, trovò la soluzione a tutti i problemi di vestiario e di apparenza del famoso Santa Claus.

La storia di Nast cominciò similmente a quella dei tantissimi migranti che costruirono l’America durante l’800. Thomas nacque in Germania nel 1840, da un padre musicista che suonava nel 9º reggimento di Baviera. Quando era ancora bambino la sua famiglia emigrò a New York. Il padre, notato il talento del giovane per il disegno, lo mandò per un breve periodo in una scuola d’arte. A 15 anni le risorse finanziarie dei Nast finirono, e il ragazzo tentò di trovar lavoro presso Frank Leslie, titolare della rivista “Leslie Illustrated“. Scocciato dal ragazzino, Leslie gli commissionò un compito “impossibile”, disegnare la folla al Christopher Street Ferry. Nast tornò con un disegno tanto bello che Leslie lo assunse immediatamente.

Nel 1859 Nast iniziò a disegnare per il settimanale di Harper’s Weekly, un rapporto che sarebbe durato per più di venticinque anni. Egli fu un grandissimo disegnatore politico, documentò fatti di cronaca come l’Unità d’Italia al seguito di Garibaldi o eventi sportivi di grandissimo rilievo come il match di boxe fra John C. Heenan e Thomas Sayers a Londra. Viene definito anche l’inventore del fumetto americano, e i suoi disegni sono divenuti icone senza tempo come ad esempio l’Elefante simbolo del Partito Republicano, l’Asino simbolo dei Democratici, la Tigre Tammany Hall e persino l’ultima versione (quella che conosciamo tutti noi) dello Zio Sam.

La sua icona più importante e conosciuta fu quella legata a Babbo Natale. Se prima l’anziano signore era conosciuto come uno spilungone magrissimo, Nast si rifece alla tradizione tedesca e propose un anziano con lunga barba e baffi, dal pancione prominente e dallo sguardo comprensivo, amorevole e protettivo. La prima illustrazione del Babbo Natale moderno risale al 1863 e venne pubblicata su Harper’s Weekly.

Sotto, la prima illustrazione di Babbo Natale in versione moderna nel 1863:

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Il Babbo Natale di Nast apparve da subito come una figura che rappresentava in modo gentile la festa della nascita di Cristo, e che focalizzò la propria attenzione sui bambini. Nast per primo era un fervente sostenitore dei diritti degli ultimi, e la sua opera influenzò moltissimo il nascente spirito di solidarietà americano.

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Per creare Babbo Natale, Nast si ispirò alla figura di San Nicola, il Vescovo del quarto secolo noto per la sua gentilezza e generosità. San Nicola di Bari era già ispiratore della figura di Babbo Natale (donò i suoi averi ai poveri quando rimase senza genitori), ma l’unione fra il Vescovo cristiano e l’interpretazione tedesca dell’uomo era ancora da creare. Nast lo disegnò quindi come simile ad un elfo magico, con un lungo vestito a calzamaglia e un cappello, con gli orli della casacca in pelliccia e una lunga barba bianca.

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Babbo Natale esisteva da Secoli (dal tempo dei Saturnali Romani), ma nel 1963 era come fosse appena nato…

Sotto, diverse illustrazioni di metà-fine ‘800 di Thomas Nast.

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Babbo Natale di Thomas Nast#4:

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Babbo Natale di Thomas Nast#5:

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Babbo Natale di Thomas Nast#6:

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Babbo Natale di Thomas Nast#7:

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Babbo Natale di Thomas Nast#8:

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Babbo Natale di Thomas Nast#9:

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Babbo Natale di Thomas Nast#10:

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Categorie: Illustrazioni

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...