È un uomo riservato il professor Theodore Kaczynski, uno che si vede poco fuori dalla scuola, un viso anonimo, senza spiccate particolarità. Un professore di matematica dalla vita piatta, regolare come una formula algebrica, la cui peculiarità maggiore è appena quel cognome che tradisce chiare origini europee e che spesso e volentieri viene storpiato dai colleghi più anglosassoni. I genitori di Kaczynski infatti sono due immigrati polacchi, Theodore Richard Kaczynski e Wanda Dombek, che si trovano a Chicago il 22 maggio 1942, quando nasce Theodore, per tutti Ted.

Diventerà famoso con il nome di Unabomber, il killer ecologista avverso alla tecnologia

La carriera di studi di Ted Kaczynski è folgorante: si rivela fin dai primi anni di scuola un piccolo genio della matematica, conclude il liceo con due anni di anticipo, va a studiare al prestigioso ateneo privato di Harvard e dopo il dottorato comincia a insegnare, a venticinque anni, alla National Science Foundation e successivamente alla Berkeley University. Una vita soddisfacente fino al 1969 quando, senza alcun motivo, il professor Kaczynski, allora ventisettenne, si licenzia.

Kaczynski come assistente professore all’Università di Berkeley nel 1967:

Decide di abbandonare la California per vivere quasi come un eremita nel Montana dove passa le giornate a pensare, dormire e cacciare gli animali.

Conduce una vita eremitica per molti anni, ma il destino del suo nome non è affatto quello di essere dimenticato

Nel maggio 1978 un professore della Northwestern University, Buckley Crist, riceve un pacchetto. È un involto strano, senza mittente, così il professor Crist si insospettisce e chiama un poliziotto. I due aprono con le dovute cautele il pacco, ma questo, appena schiuso, esplode ferendo lievemente il militare.

È il primo ordigno inviato dal professor Kaczynski. Nelle settimane successive altri involti contenenti una bomba saranno preparati con maggiore cura fin quando, nel 1979, un bomba viene rinvenuta sul volo 444 della American Airlines che fa la tratta Chicago-Washington D.C., un ordigno costruito con materiale semplice (legno, colla, ferro e naturalmente esplosivo) che avrebbe potuto distruggere l’intero aereo con tutti i passeggeri e che non esplode soltanto perché il timer era difettoso.

Una bomba ricostruita dall’FBI e in esposizione al Newseum a Washington, D.C.

L’allarme è lanciato su scala nazionale. C’è un tale che progetta bombe e le colloca sugli aerei. Entra in campo dunque l’FBI che comincia a mettere in relazione la bomba ritrovata sul volo 444 con le altre recapitate nei mesi precedenti. Il Federal Bureau of Investigation delinea il profilo del possibile autore degli attacchi: deve essere un uomo ancora abbastanza giovane, sui trent’anni, dall’aspetto ordinario e probabilmente con pochi amici; di notevole intelligenza, superiore alla media, e con buone conoscenze pirotecniche.

Un professore o forse un meccanico

Gli agenti dell’FBI, non sapendo chi possa essere il criminale, lo identificano con un nome che lo porterà alla fama mondiale:

Unabomb, University and Airline Bomber, che i mass media modificheranno in Unabomber

Gli attacchi terroristici però proseguono senza sosta e senza che le forze dell’ordine riescano a far nulla. I bersagli sono sempre professori universitari o esperti di tecnologia.

L’identikit:

Nel dicembre 1985 ci scappa il primo morto: è Hugh Scrutton, gestore di un negozio di informatica a Sacramento. L’uomo muore in seguito alle ferite riportate a causa dell’esplosione del pacco bomba.

La psicosi Unabomber cresce a dismisura

Ormai le persone hanno paura quando a casa giunge un pacco anonimo o strano. Ancora professori universitari nel mirino nel 1993: a ferirsi sono David Gelernter e Charles Epstein, rispettivamente della Yale University e dell’Università della California.

In quell’anno arriva un imprevisto per Unabomber: durante un attentato a Salt Lake City, l’ex professore viene notato da una persona la cui testimonianza porta a un identikit che viene diffuso sui giornali. Un uomo giovane, con i capelli medio lunghi, con un paio di occhiali scuri e una felpa con cappuccio. Il passo in avanti è importante, ma non porta a nulla perché Kaczynski comincia a scrivere ai giornali e annuncia nuovi attentati.

Nel 1994 arriva un nuovo morto: è il dirigente d’azienda Thomas Mosser. Mosser lavora per la Burson-Marsteller, una ditta che in seguito Kaczynski accuserà di lavorare su alcuni progetti atti a manipolare le persone.

La capanna di Kaczynski al Newseum di Washington, D.C.

Nell’aprile 1995 la terza e ultima vittima di Unabomber: è Gilbert P. Murray, presidente della California Forestry Association.

In quell’ultimo anno di follia il professore di matematica invia varie lettere ai giornali e un lungo trattato. È il manifesto del suo pensiero, chiamato La Società Industriale e il Suo Futuro, dove Kaczynski si presenta come un ecologista arrabbiato, contrario alla tecnologia. Il Washington Post e il New York Times pubblicano il manifesto in cui si fa un excursus sulle cause e le conseguenze che ha avuto e che avrà la tecnologia sugli esseri umani.

Ma la parabola terroristica del professore è ormai ai titoli di coda.

Le parole scritte in questo manifesto sono fatali a Ted Kaczynski: la cognata e il fratello David ne riconoscono le parole e le idee e decidono di contattare l’FBI per chiedere un accertamento. È il 3 aprile 1996 quando Ted Kaczynski viene arrestato in un rifugio nei pressi di Lincoln, nel Montana. Nella baracca che ha scelto come dimora vengono trovate copie del manifesto contro la tecnologia e materiale per preparare nuove bombe:

Non ci sono dubbi, è lui Unabomber

Il professore è accusato delle morte di tre persone e del ferimento di altre ventitré nell’arco di diciassette anni. Ha colpito negli stati dell’Illinois, Utah, California, Tennessee, New Jersey, Michigan, Berkeley e Washington. In un primo momento si pensa che Kaczynski possa essere il cosiddetto Killer dello Zodiaco, il misterioso assassino che tra il dicembre 1968 e l’ottobre 1969 uccise cinque persone nello stato della California. In quel periodo, infatti, l’ex docente di matematica aveva dimora intorno alla baia di San Francisco e, come usa fare Unabomber, anche Zodiaco era solito scrivere lettere alle redazioni dei giornali. L’ipotesi rimane però senza alcuna conferma o prova.

Fotografia di Theodore Kaczynski nel 1996:

Al processo i legali di Kaczynski giocano la carta dell’infermità mentale, ma l’uomo si offende a essere paragonato a un qualunque schizofrenico:

Dice di non essere un pazzo, ma un filosofo, un ecologista, un attivista contrario alla tecnocrazia del mondo

Chiede di assumere come suo avvocato Tony Serra, un legale che dice di non volere avanzare alcuna ipotesi di follia del suo assistito. La richiesta però viene rigettata e in segno di protesta Kaczynski tenta il suicidio impiccandosi nella sua cella. Un gruppo di psichiatri e psicologi lo esamina e ne diagnostica un disturbo schizoide di personalità. Ted Kaczynski naturalmente critica questi controlli e appella la diagnosi dei medici come un’assurda diagnosi politica.

La copertina del Time dedicata al “Genio Malvagio”:

La Corte federale in un primo momento propende per la pena capitale nonostante la diagnosi di schizofrenia, poi, dopo che il professor Kaczynski si dichiara colpevole di tutte le accuse a suo carico, decide di appoggiare la tesi degli avvocati e lo condanna alla pena dell’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale, salvandolo dalla sedia elettrica cui sarebbe stato destinato nel caso in cui non fosse stato riconosciuto alcun disturbo mentale.

Theodore Kaczynski ora ha 76 anni ed è detenuto nel carcere di massima sicurezza di Florence, nel Colorado

Kaczynski ha una fitta corrispondenza in carcere e all’Università del Michigan sono raccolte molte lettere tra Kaczynski e circa 400 persone. L’uomo non ha mai risposto invece alle lettere che la sua famiglia gli ha scritto in questi anni.

In un’intervista rilasciata poco dopo il suo arresto, Unabomber ha sottolineato la sua estrema passione per la natura e l’ambiente, dichiarando che con tutto il tempo trascorso in galera teme di perdere i ricordi della vita tra le montagne e nei boschi. “Questo è ciò che mi preoccupa davvero è che potrei perdere quei ricordi e perdere quel senso di contatto con la natura selvaggia e la natura in generale. Ma non ho paura che possano spezzare il mio spirito“.

Sotto, il trailer di Manhunt: Unabomber, una serie del 2017 che racconta la storia di Kaczynski:

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".