Theodore Kaczynski: Caccia al Genio del Male “Unabomber”

È un uomo riservato il professor Theodore Kaczynski, uno che si vede poco fuori dalla scuola, un viso anonimo, senza spiccate particolarità. Un professore di matematica dalla vita piatta, regolare come una formula algebrica, la cui peculiarità è appena quel cognome che tradisce origini europee e che spesso viene storpiato dai colleghi più anglosassoni. I genitori di Kaczynski sono due immigrati polacchi, Theodore Richard Kaczynski e Wanda Dombek, che si trovano a Chicago il 22 maggio 1942, quando nasce Theodore, per tutti Ted.

Diventerà famoso con il nome di Unabomber, il killer ecologista che odia la tecnologia

Dal 1978 al giorno della cattura Unabomber compie sedici attentati, uccidendo tre persone e ferendone altre ventitré, alcune rimaste gravemente mutilate, seminando terrore in tutti gli Stati Uniti. Ha organizzato i delitti con cura. Mai un errore, una leggerezza, un dettaglio che potesse tradire la sua vera identità. La tecnica è stata sempre identica: un pacco bomba, negli anni diventato sempre più pericoloso e potente. Nessuna azione diretta, nessun incontro con le vittime. Un uomo solo e in guerra, una battaglia che ha portato avanti con la tecnologia esplosiva, una tecnologia simile a quella che avversava. Era ossessionato dalla negatività del progresso, dal dominio delle macchine sull’uomo, dallo svuotamento della personalità di ogni individuo. Il suo odio si è accanito contro professori universitari e compagnie aeree, che Ted identificava probabilmente come la trasposizione materiale del male della tecnologia.

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La carriera di studi di Ted Kaczynski è folgorante: si rivela fin dai primi anni di scuola un piccolo genio della matematica, conclude il liceo con due anni di anticipo, va a studiare nel prestigioso ateneo privato di Harvard e dopo il dottorato comincia a insegnare, a venticinque anni, alla National Science Foundation e successivamente alla Berkeley University. Una vita soddisfacente fino al 1969 quando, senza alcun motivo, il professor Kaczynski, all’epoca ventisettenne, si licenzia.

Decide di abbandonare la California per vivere quasi come un eremita nel Montana dove passa le giornate a pensare, dormire e cacciare gli animali.

Conduce una vita eremitica per molti anni, ma il suo destino non è quello di essere dimenticato

Viene mantenuto in parte dalla famiglia, in parte riesce a sostentarsi cacciando ciò che mangia. Nel maggio del 1978 un professore della Northwestern University, Buckley Crist, riceve un pacchetto. È un involto strano, senza mittente, così il professor Crist si insospettisce e chiama un poliziotto. I due aprono con le dovute cautele il pacco, ma questo, appena aperto, esplode ferendo l’agente.

È il primo ordigno inviato dal professor Kaczynski. Nelle settimane successive altri involti contenenti una bomba saranno preparati con maggiore cura fin quando, nel 1979, un bomba viene rinvenuta sul volo 444 della American Airlines che fa la tratta Chicago-Washington D.C., un ordigno costruito con materiale semplice (legno, colla, ferro e naturalmente esplosivo) che avrebbe potuto distruggere l’intero aereo con tutti i passeggeri e che non esplode soltanto perché il timer è difettoso.

L’allarme è lanciato su scala nazionale. C’è un tale che progetta bombe e le colloca sugli aerei. Entra in campo dunque l’FBI che comincia a mettere in relazione la bomba ritrovata sul volo 444 con le altre recapitate nei mesi precedenti. Il Federal Bureau of Investigation delinea il profilo del possibile autore degli attacchi: deve essere un uomo ancora abbastanza giovane, sui trent’anni, dall’aspetto ordinario e probabilmente con pochi amici; di notevole intelligenza, superiore alla media, e con buone conoscenze pirotecniche.

Un professore, o forse un meccanico particolarmente dotato

Gli agenti dell’FBI, non sapendo chi possa essere il criminale, lo identificano con un nome che lo porterà alla fama mondiale:

Unabomb, University and Airline Bomber, che i mass media modificheranno in Unabomber

Gli attacchi terroristici però proseguono senza sosta, senza che le forze dell’ordine riescano a far nulla. I bersagli sono sempre professori universitari o esperti di tecnologia. Nel dicembre 1985 ci scappa il primo morto: è Hugh Scrutton, titolare di un negozio di informatica a Sacramento. L’uomo muore in seguito alle ferite riportate a causa dell’esplosione del pacco bomba.

La psicosi Unabomber cresce, a dismisura

Ormai le persone hanno paura quando a casa giunge un pacco anonimo o che giudicano strano. Nel 1993 ci sono ancora professori universitari nel mirino: a ferirsi sono David Gelernter e Charles Epstein, rispettivamente della Yale University e dell’Università della California.

In quell’anno arriva un imprevisto per Unabomber: durante un attentato a Salt Lake City l’ex professore viene notato da una persona la cui testimonianza porta a un identikit diffuso sui giornali. Un uomo giovane, con i capelli medio lunghi, con un paio di occhiali scuri e una felpa con cappuccio. Il passo in avanti è importante, ma non porta a nulla perché Kaczynski comincia a scrivere ai giornali e annuncia nuovi attentati.

Nel 1994 ci scappa un altro morto: è il dirigente d’azienda Thomas Mosser. Mosser lavora per la Burson-Marsteller, una ditta che in seguito Kaczynski accuserà di lavorare su alcuni progetti atti a manipolare le persone. Nell’aprile 1995 la terza e ultima vittima di Unabomber: è Gilbert Murray, presidente della California Forestry Association.

In quell’ultimo anno di follia il professore di matematica invia varie lettere ai giornali e un lungo trattato. È il manifesto del suo pensiero. Si chiama “La Società Industriale e il Suo Futuro”, dove Kaczynski si presenta come un ecologista arrabbiato, contrario alla tecnologia. Il Washington Post e il New York Times pubblicano il manifesto in cui si fa un excursus sulle cause e le conseguenze che ha avuto e che avrà la tecnologia sugli esseri umani.

Vi leggo l’introduzione, potete trovare su internet la versione integrale:

“La rivoluzione industriale e le sue conseguenze sono state un disastro per la razza umana. Esse hanno incrementato a dismisura l’aspettativa di vita di coloro che vivono in paesi “sviluppati” ma hanno destabilizzato la società, reso la vita insignificante, assoggettato gli esseri umani a trattamenti indegni, diffuso sofferenze psicologiche (nel Terzo mondo anche fisiche), inflitto danni notevoli al mondo naturale. Il continuo sviluppo della tecnologia peggiorerà la situazione. Essa sicuramente sottometterà gli esseri umani a trattamenti sempre più abietti, infliggerà al mondo naturale danni sempre maggiori, porterà probabilmente a una maggiore disgregazione sociale e sofferenza psicologica e a incrementare la sofferenza fisica in paesi “sviluppati”.”

Chissà cosa avrebbe scritto dopo il cambiamento climatico degli ultimi anni. La parabola terroristica del professore è però arrivata ai titoli di coda.

Le parole scritte in questo manifesto sono fatali a Ted Kaczynski: il fratello David e la cognata riconoscono le parole, lo stile utilizzato ma soprattutto le idee, e decidono di contattare l’FBI per chiedere un accertamento. È il 3 aprile 1996, dopo 18 anni di caccia all’uomo, di tentativi infruttuosi da parte dell’intelligence più famosa al mondo Ted Kaczynski viene arrestato in un rifugio nei pressi della città di Lincoln, nel Montana.

Nella baracca che ha scelto come dimora vengono trovate copie del manifesto contro la tecnologia e materiale per preparare nuove bombe:

Non ci sono dubbi, è lui Unabomber

Il professore è accusato delle morte di tre persone e del ferimento di altre ventitré nell’arco di diciassette anni. Ha colpito negli stati dell’Illinois, Utah, California, Tennessee, New Jersey, Michigan, Berkeley e Washington. In un primo momento si pensa che Kaczynski possa essere il cosiddetto Killer dello Zodiaco, il misterioso assassino che tra il dicembre 1968 e l’ottobre 1969 aveva ucciso cinque persone nello stato della California. In quel periodo, infatti, l’ex docente di matematica abitava intorno alla baia di San Francisco e, come usa fare Unabomber, anche Zodiac scriveva lettere alle redazioni dei giornali. L’ipotesi rimane però senza alcuna conferma o prova.

Al processo i legali di Kaczynski giocano la carta dell’infermità mentale, ma l’uomo si offende a essere paragonato a un qualunque schizofrenico:

Dice di non essere un pazzo, ma un filosofo, un ecologista, un attivista contrario alla tecnocrazia del mondo

Chiede di assumere come suo avvocato Tony Serra, un legale che dice di non volere avanzare alcuna ipotesi di follia del suo assistito. La richiesta però viene rigettata e in segno di protesta Kaczynski tenta il suicidio impiccandosi nella sua cella. Un gruppo di psichiatri e psicologi lo esamina e ne diagnostica un disturbo schizoide di personalità. Ted Kaczynski naturalmente critica i controlli e descrive la diagnosi dei medici come un’assurda macchinazione politica.

La Corte federale in un primo momento propende per la pena capitale nonostante la diagnosi di schizofrenia, poi, dopo che il professor Kaczynski si dichiara colpevole di tutte le accuse a suo carico, decide di appoggiare la tesi degli avvocati e lo condanna alla pena dell’ergastolo, senza possibilità di libertà condizionale, salvandolo dalla sedia elettrica. Più tardi tenterà di ritrattare quell’ammissione di colpevolezza, dirà che era stata estorta con l’inganno, ma il giudice, Garland Burrell, non accetterà altre dichiarazioni.

Theodore Kaczynski dal 1996 è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di ADXFlorence, nel Colorado, dove è stato un prolifico scrittore e ha portato avanti le sue istanze. Kaczynski ha una fitta corrispondenza in carcere e all’Università del Michigan sono raccolte molte lettere tra Kaczynski e circa 400 persone. L’uomo non ha mai risposto invece alle lettere che la sua famiglia gli ha scritto in quegli anni, probabilmente era risentito con il fratello David che lo aveva fatto catturare.

Il 10 giugno del 2023, poco dopo la mezzanotte, Kaczynski è stato trovato in fin di vita nella sua cella. La corsa in ospedale è stata inutile, Theodore era già morto. L’uomo era malato di cancro da tempo, ma gli agenti della prigione sostengono si sia deliberatamente tolto la vita.

In un’intervista rilasciata poco dopo il suo arresto, Unabomber ha sottolineato la sua estrema passione per la natura e l’ambiente, dichiarando che con tutto il tempo trascorso in galera teme di perdere i ricordi della vita tra le montagne e nei boschi.

Questo è ciò che mi preoccupa davvero, è che potrei perdere quei ricordi e perdere quel senso di contatto con la natura selvaggia e la natura in generale. Ma non ho paura che possano spezzare il mio spirito“.


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