Venezia, città splendida e unica al mondo, amata e frequentata in ogni epoca da artisti ammaliati dalla sua bellezza.

Ma non solo scultori pittori, architetti, scrittori, hanno contribuito alla fama di Venezia: la Serenissima vantava artigiani tessili che producevano tessuti pregiati, inimitabili per qualità e raffinatezza.

Tra il XIII e il XVIII secolo il velluto prodotto nella laguna veniva usato per realizzare gli abiti più lussuosi della nobiltà europea. All’apice dell’attività, intorno al 1500, circa seimila telai di legno tessevano il più prezioso tra i velluti, quello di seta.

Lo stretto rapporto commerciale con Bisanzio e l’Oriente porta a Venezia i tessuti pregiati prodotti in quei paesi lontani.

Finché i Veneziani non decidono di produrli essi stessi. Leggenda vuole che sia stato l’imperatore tedesco Enrico IV, nell’XI secolo, a donare un mantello di seta a una nobildonna veneziana della quale si era invaghito.

Sotto, fotografia ©Orsenigo:

Comunque siano andate le cose, la seta viene portata a Venezia dall’impero bizantino, nei primi anni del 1200. Il velluto invece arrivò intorno alla metà del 1300, grazie a circa trecento artigiani (tessitori, filatori, e tintori) che scappando da Lucca arrivarono nella Serenissima. Il nuovo mestiere fu appreso dagli artigiani locali, che già nel 1347 avevano fondato la loro corporazione.


Nel 1500 i pregiati tessuti prodotti a Venezia erano la più importante fonte di ricchezza per la città.

La preziosa arte di tessere il velluto di seta su antichi telai in legno è praticamente scomparsa: rimane una sola azienda in tutta Italia, ovviamente a Venezia. Si chiama Luigi Bevilacqua S.r.l., e vanta una tradizione che si può far risalire addirittura al lontanissimo 1499.

Entrando nel laboratorio sembra di fare un tuffo nel passato, in un tempo lontano dove l’attività dei tessitori era scandita solo dal rumore dei telai di legno.

Sotto, fotografia ©Angela Colonna:

Ancora oggi, alla Luigi Bevilacqua Company, si usano i telai del 1700, recuperati nel 1875 dalla Scuola della Seta della Serenissima, e il velluto, oggi come allora, viene prodotto con la stessa sapienza artigianale, con un lavoro lento e preciso.

L’azienda, aperta da Luigi Bevilacqua nel 1875, è la più antica tessitura di velluto in Italia ancora attiva, ma la tradizione familiare risale al 1499: in un dipinto di Giovanni Mansueti viene citato “Giacomo Bevilacqua Tessitore”.

I preziosi tessuti, come vere opere d’arte, sono stati commissionati da papi, sovrani, sceicchi, e sono arrivati fino al Cremlino e alla Casa Bianca. La ricercata produzione della tessitura Bevilacqua si rifà, adattandola al gusto odierno, a un patrimonio di circa 3500 disegni, raccolti negli archivi dell’azienda, che coprono un arco temporale lunghissimo, dall’arte bizantina all’art déco.


L’azienda produce ancora il velluto soprarizzo, un prezioso tessuto operato che richiede una lavorazione tanto paziente quanto precisa: ogni millimetro di velluto in alto, che definisce il disegno, viene tagliato a mano dalle tessitrici, mentre quello di fondo, in basso, rimane “riccio”. Ogni giorno, un’esperta tessitrice non riesce a produrre più di trenta centimetri di soprarizzo: una misura che da sola definisce la preziosità del tessuto.

Sotto, fotografia ©Angela Colonna:

Già nel 1400 i veneziani erano ben consapevoli di quanto il loro velluto, in particolare il soprarizzo, fosse sofisticato e prezioso, tanto da impedire ai tessitori più qualificati di lasciare la città. Nel 1474 poi Venezia, prima città al mondo, creò la legge sui brevetti, per proteggere le invenzioni che tanta ricchezza portavano alla città (tessuti, vetro, gioielli).

Nel 1500 Venezia era, come diremmo oggi, la capitale della moda, simbolo di gusto e ricchezza.

Poi, quando il segreto delle tecniche di tessitura si diffuse nel resto d’Europa, la supremazia veneziana iniziò a declinare, e nel XVIII secolo i laboratori erano orami praticamente scomparsi.

Sotto, fotografia tratta da Scala Regia Magazine:

Finché Luigi Bevilacqua non decise di riportare in vita la tradizione del velluto: agli inizi del 1900 lavoravano per la sua azienda quasi cento tessitori, oggi sono rimasti in sette.

Sotto, fotografia di Venezia da Vivere:

Perché il lavoro è difficile e richiede un lungo apprendistato, oltre che una particolare sensibilità nel “sentire” il telaio. Così, per adeguarsi a un mondo in veloce cambiamento, l’azienda Bevilacqua ha affiancato alla tradizionale tessitura a mano sui telai del 1700 anche una fabbrica che produce i suoi velluti con macchinari più moderni e veloci.

L’impegno della famiglia Bevilacqua rimane comunque quello di garantire la sopravvivenza dell’antica arte del soprarizzo, realizzabile solo a mano, per non disperdere una sapienza artigianale vecchia di secoli, un’eccellenza che Venezia merita di conservare.

Sotto, fotografia di Venezia da Vivere:

Sotto, il video che mostra “Come nasce un tessuto” da parte di Tessiture Bevilacqua:

Fonte immagini: Pagina Facebook Tessiture Bevilacqua. Le immagini con i relativi credits sono state tratte dalla pagina di Tessiture Bevilacqua e pubblicate secondo le indicazioni di copyright dell’azienda.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.