Istrionico, vulcanico, stupefacente Elon Musk. Tutti aspettavano che l’imprenditore statunitense stupisse il mondo, e Musk ha stupito il mondo, a proprio modo, come fanno i grandi che indicano la via del futuro. Il Tesla SEMI è un camion elettrico, non il primo della storia naturalmente, ma forse il primo che guarda davvero al futuro scrollandosi di dosso ogni concetto del passato. Il Semi è un camion totalmente differente dal concetto tradizionale del “Truck”, avanzatissimo a livello tecnologico ed in grado di rivoluzionare il futuro dei trasporti.

Dov’è la rivoluzione?

Il camion ha la forma di uno tradizionale, ma le similitudini finiscono qui. Il Cx, coefficiente di resistenza aerodinamica, è inferiore a quello di una Bugatti Chiron, e all’interno dell’abitacolo c’è posto solo per il guidatore, circondato da ogni ausilio tecnologico in grado di ridurre al minimo la possibilità di errori umani.

L’abitacolo è stato progettato “specificatamente attorno al guidatore”, e ha una scaletta ergonomica in grado di facilitare l’entrata e l’uscita, uno spazio interno a tutta altezza e il sedile di guida, singolo, posto al centro della cabina, che ottimizza visibilità e spazio a bordo. I display Touch consentono all’autista di monitorare i dati, e di sentirsi aiutato da tutta una serie di telecamere, sensori e tecnologie di sicurezza che evitano in (quasi) tutti i casi ogni possibile collisione.

Ma il Semi non è solo bellissimo all’esterno e tecnologicamente simile a un’astronave: è rapidissimo e ha un’economia di gestione più vantaggiosa rispetto a un camion tradizionale. Il camion accelera da 0 a 100 in 20 secondi quando a pieno carico di 36.000 Kg, e percorrerà circa 1.000 chilometri con una singola carica. Una volta raggiunto un Megacharger (che saranno installati sulle rotte di viaggio più battute) la batteria potrà garantire altri 640 chilometri di percorrenza con un tempo di ricarica di soli 30 minuti.

Nonostante l’autonomia sia lontana dai camion con serbatoi da migliaia di litri di gasolio, è paragonabile ai nuovi camion alimentati a Metano, ma è soprattutto indicata per i trasporti negli Stati Uniti dove, secondo i dati Tesla, l’80% delle merci viaggia entro i 400 chilometri di distanza. L’adozione di quattro motori elettrici, inoltre, consentirà al mezzo di muoversi molto più agevolmente sui percorsi in pendenza, un vero e proprio tabù per i grandi autotreni.

Il costo dell’elettricità è ovviamente di decine di volte inferiore a quella del gasolio (Tesla dichiara un consumo di 2 kWh per Miglio), non solo per quanto riguarda il primo step di acquisto, ma anche per la sua sostenibilità ambientale, che rende i Semi dei camion a impatto ecologico prossimo allo zero.

Lo svantaggio iniziale, in grado di frenare le vendite del nuovo mezzo made-in-Tesla, è il prezzo di acquisto delle batterie, che una società esterna, la Carnegie Mellon, ha stimato in almeno 200.000 dollari, circa 80.000 dollari in più del prezzo di un camion diesel medio. Naturalmente il ritorno d’investimento, nel mondo dei trasporti, si calcola in base alle lunghe percorrenze, e Tesla stima che, nell’arco della vita del camion, dichiarata in 1.600.000 chilometri, il guadagno economico sarà di circa 200.000 dollari, senza contare il vantaggio di guidare un camion che non inquina, completamente sicuro sotto ogni punto di vista e con sistemi di sicurezza in grado di ridurre praticamente allo zero le eventualità di incidente.

La produzione e commercializzazione del Tesla Semi inizierà nel 2019, ma Elon Musk accetta già i preordini con il versamento di 5.000 dollari di caparra sul sito dedicato, un “trucco” che ha già funzionato per la Model 3 e che sta attuando anche con la nuovissima Roadster. Diverse multinazionali hanno già comunicato che acquisteranno un certo numero di camion, fra cui Walmart ed il gigante dei trasporti statunitensi JB Hunt, probabilmente anche per un ritorno in termini di marketing.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...