Teenager, ma in italiano allora si diceva solo “adolescenti“, negli anni ’70. Una fase dell’età che può sembrare simile ma che è profondamente diversa da quella che rappresenta per gli adolescenti di oggi. A molti fra coloro che hanno più di 30 anni vien da pensare che le differenze siano i telefoni a cornetta in luogo che gli smartphone, ai giradischi e alla radio anziché ai computer o i lettori di mp3, alle enciclopedie cartacee sostituite da Wikipedia, e via discorrendo.

In realtà la società è cambiata molto più radicalmente di quanto, a prima vista, si riesca percepire dagli oggetti di uso quotidiano. Negli Stati Uniti, il luogo dove queste immagini furono scattate, la percentuale di giovani era immensa: sino al 38% della popolazione. Una massa di energie e voglia di cambiamento che portò alle idee del ’68, alla rivoluzione digitale e al cambiamento di una ormai anacronistica società puritana.

In Italia in quel periodo c’erano agli anni di piombo, l’omicidio Aldo Moro e quello di Giorgio Ambrosoli. Anche nel nostro paese la grandi famiglie erano comunissime, e la voglia di innovazione e cambiamento portò, dopo i movimenti operai di inizio decennio, alle seguenti libertà degli anni ’80, documentate in modo vivido da Charles Traub.

Gli adolescenti anni ’70 vivevano in realtà più familiari, meno tecnologici e connessi fra loro, ma in grado di sviluppare con più facilità rapporti interpersonali. Il fenomeno del “figlio unico” era di là a venire (in Italia nel 1970 il tasso di natalità era di 2,42 figli per donna, oggi di 1,37), mentre il divorzio e le famiglie allargate sono fenomeni che sarebbero diventati comuni soltanto negli anni ’90/’00, messi in pratica proprio dagli adolescenti protagonisti di queste immagini.

Era sempre adolescenza, ma vissuta in un contesto sociale, oltre che tecnologico, lontano molto più dei 40 anni di tempo che ci separano da quella epoca…

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...