Ted Bundy è stato uno dei più spietati serial killer d’America. Non si conosce esattamente il numero delle sue vittime, non è chiara la data di inizio della sua carriera criminale, anche se si ipotizza che potrebbe aver cominciato a 14 anni.

Indubbiamente aveva seri problemi mentali, era un sadico psicopatico, un bugiardo seriale, spesso non si è riusciti a distinguere il vero dal falso nelle sue innumerevoli dichiarazioni durante i processi, ma era estremamente intelligente, e sapeva comportarsi in modo affascinante, gentile ed educato.

Ted Bundy nel 1976:

I primi anni li aveva vissuti con la mamma e i nonni materni che gli avevano fatto credere che i nonni fossero i genitori e la mamma la sorella maggiore. C’è il forte sospetto che il nonno fosse anche il padre, che aveva concepito durante un abuso sessuale sulla figlia. Dopo il matrimonio della mamma era stato adottato dal patrigno e ne aveva preso il cognome.

A 21 anni, nel 1967, aveva trovato una ragazza di buona famiglia, ma lei lo lasciò improvvisamente, troncando ogni rapporto, un’esperienza che segnò il giovane in modo profondo.

La sua biografa Ann Rule, che era anche sua amica personale, autrice del libro “Un estraneo al mio fianco” era completamente all’oscuro delle sue tendenze. Lo riteneva una persona affidabile anche se con problemi dovuti alla storia familiare, che lei crede Ted abbia scoperto nel 1969 nel Vermont, dove era nato, e siano stati per lui uno choc notevole.

Scoprire che quella che aveva sempre creduto sua sorella fosse sua madre lo aveva sconvolto

Nel 1969 studiava legge all’università nello stato di Washington, seguiva la politica attivamente nel partito repubblicano del quale era una giovane promessa e aveva una relazione stabile con una donna divorziata. Aveva riallacciato i rapporti con l’ex fidanzata, parlando anche di matrimonio, per poi lasciarla improvvisamente per vendetta.
Come detto non si sa quali furono le sue prime vittime. In seguito l’uomo sostenne, col suo psicologo, di aver iniziato nel 1969 uccidendo 3 ragazze, ma del fatto non esistono prove.

Due vittime di Bundy:

Quelli che sono i fatti raccontano che dal 1974 cominciarono a sparire ragazze nello stato di Washington, Oregon, Idaho, Colorado, Utah. Tutti luoghi da lui visitati e dove aveva frequentato diverse università.

Bundy, per avvicinare le vittime, usava fingere qualche infermità, un braccio ingessato o una gamba, oppure camminava con le stampelle. Avvicinava la vittima chiedendo aiuto per portare una valigia o per caricare qualcosa sulla macchina. Le ragazze venivano invitate, o costrette, a salire in auto, mancante del sedile del lato passeggero e con la maniglia e la manovella per aprire il finestrino rimosse.

A quel punto venivano stordite, ammanettate e portate in luoghi isolati. Qui venivano violentate e strangolate. Alcune le violentava lui stesso, altre venivano violentate con sbarre di ferro. Bundy usava tornare sul luogo del delitto nei giorni seguenti per violentare nuovamente i cadaveri, a volte truccava i volti, a volte tagliava la testa e la portava a casa prima di gettarla.

Una ragazza fortunosamente scampata al rapimento diede descrizione di Bundy e dell’auto. In seguito all’identikit dell’uomo e alla descrizione del suo Maggiolino beige seguirono molte testimonianze. Nel 1975 Ted venne fermato dalla polizia dello Utah e nell’auto vennero trovati oggetti sospetti, fra cui una spranga di ferro e un passamontagna, ma gli agenti non riuscirono a trovare le prove dei suoi delitti.

In una perquisizione a casa vennero ritrovati manette, finte ingessature, stampelle, depliant e cartine di varie località dove erano sparite le ragazze, ma per la legge statunitense queste erano solo prove indiziarie.

Gli investigatori non riuscirono a scovare le centinaia di polaroid che Bundy aveva fatto alle sue vittime e che avrebbero costituito una prova schiacciante perché l’assassino le aveva nascoste, conservandole gelosamente.

Bundy fu rilasciato

In un successivo esame all’auto, che nel frattempo era stata venduta, vennero ritrovati dei capelli di diverse donne. Nuovamente fermato, venne riconosciuto dalla ragazza scampata al rapimento e arrestato. Nel ’76 fu condannato a 15 anni per tentato rapimento, ma la polizia non riuscì a trovare le prove che lo collegassero definitivamente alle altre sparizioni.

Nel ’77 riuscì a scappare dalla prigione, venne ripreso, rinchiuso nuovamente in prigione e per la seconda volta riuscì a fuggire, in Florida. Qui, nel gennaio del ’78, una notte, in un pensionato studentesco assalì 4 ragazze.

Due di loro furono uccise mentre altre due si salvarono perché ritenute morte

L’assalto durò solo 15 minuti, ma le conseguenze furono drammatiche. Nel febbraio del 1978 tentò di rapire una ragazzina di 14 anni ma l’assalto non riuscì, e poi scomparve una dodicenne ritrovata violentata e morta.

Pochi giorni dopo venne scoperto, e durante l’arresto fu ferito. Bundy andò a giudizio nel 1979, e venne condannato a morte.

Dopo vari appelli della difesa, che adduceva alla richiesta di grazia le condizioni mentali del condannato, nel braccio della morte Bundy cominciò a confessare. Ammise 30 omicidi, alcuni dei quali sconosciuti alla polizia, ma si ritiene che le persone uccise siano almeno 35, forse molti di più. Non si saprà mai il numero esatto delle sue vittime, molti resti non furono mai ritrovati e, mancando allora la prova del DNA, di molti teschi ed ossa ritrovati, non si riuscì a stabilire l’identità. Bundy usava queste confessioni “a puntate” per cercare di allontanare il giorno dell’esecuzione, nella sua cella vennero trovate tracce di un ulteriore tentativo di evasione.

Come ultima carta da giocare, venne chiesto alle famiglie delle vittime di supportare una nuova richiesta di rinvio per cercare di sapere di più dei delitti, ma tutte rifiutarono. Il 24 gennaio 1989 la sentenza fu eseguita sulla sedia elettrica, le ceneri sparse in un luogo segreto nello stato di Washington, come da sua richiesta.

Curiosità su Ted Bundy:

  • Durante la detenzione Bundy si sposò, la moglie ebbe un figlio, che porta il suo nome. All’epoca era frequente che le guardie chiudessero un’occhio durante la visita delle mogli. Lei stessa era stata testimone al suo processo
  • Moltissime donne si disperarono alla notizia della condanna, Bundy riceveva centinaia di lettere di “ammiratrici” ogni giorno.
  • La Volkswagen di Bundy è esposta nel museo del crimine di Pigeon Forge nel Tennesse
  • Il DNA di Bundy è stato conservato per eventuali controlli su futuri ritrovamenti

Dopo la sentenza il giudice pronunciò queste parole:

“È stabilito che siate messo a morte per mezzo della corrente elettrica, che tale corrente sia passata attraverso il vostro corpo fino alla morte. Prendetevi cura di voi stesso, giovane uomo. Ve lo dico sinceramente: prendetevi cura di voi stesso. È una tragedia per questa corte vedere una tale totale assenza di umanità come quella che ho visto in questo tribunale. Siete un giovane brillante. Avreste potuto essere un buon avvocato e avrei voluto vedervi in azione davanti a me, ma voi siete venuto nel modo sbagliato. Prendetevi cura di voi stesso. Non ho nessun malanimo contro di voi. Voglio che lo sappiate. Prendetevi cura di voi stesso”.

 

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.