La definizione di bellezza si è evoluta in modo singolare nel corso tempo. Ogni cultura ha una propria versione ideale di donna e uomo, che definiscono l’estetica più gradevole alla maggioranza delle persone, anche se il giudizio è sempre (fortunatamente) soggettivo. Gli standard estetici occidentali odierni erano a dir poco lontanissimi.

Più una donna risultava mascolina e più veniva considerata gradevole

Gli ideali estetici dei persiani di metà ‘800 si trovano nelle fotografie dello scià Nasser al-Din Shah Qajar (1831-1896), attento documentatore del suo harem. Quando l’Iran iniziò il suo percorso di modernizzazione, l’ideale di bellezza si allineò con quello occidentale, come visibile nelle fotografie anni ’20, ’30 e ’40 scampate ai roghi seguenti.

Fra le bellezze di fine ‘800 inizio ‘900 si ricorda la principessa Tāj-al-Salṭana (1883-1936) , della stirpe della dinastia Qajar, figlia di Nasser al-Din Shah Qajar e della moglie Turan es-Saltaneh, che venne fotografata insieme alle donne dell’harem e in ritratti personali.

Tāj-al-Salṭana era considerata di un’impareggiabile bellezza, e furono 13 gli uomini che si suicidarono per il suo rifiuto a sposarli

La donna scelse infine Amir Hussein Khan Shoja’al Saltaneh, con il quale ebbe quattro figli, due maschi e due femmine. I due divorziarono nel 1899, e Zahra divenne oggetto dell’interesse del poeta Aref Qazvini, che scrisse per lei il poema Ey Taj. La donna si risposò nel 1908 con Kowloer Ahasi, e fu tra le principali attiviste per i diritti della donna dell’Iran. Grazie al suo status sociale fu la prima a togliere lo hijab e a vestirsi alla occidentale. Donna di fine intelletto e grande impegno sociale, scrisse:

Quando verrà il giorno in cui vedrò il mio sesso emancipato e il mio Paese sulla strada del progresso, mi sacrificherò sul campo di battaglia della libertà, versando il mio sangue assieme a quello dei miei compagni che amano la libertà e combattono per i propri diritti

Nella sua vita fu membro fondatore del gruppo per i diritti della donna iraniana “Anjoman Horriyyat Nsevan” (Società per la libertà delle donne), che si impegnò per la parità di diritti per le donne, intorno al 1910. Scrittrice, pittrice, intellettuale e attivista, ospitava tutte le settimane un salone letterario a casa propria, e le sue opere sono oggetto di studio presso le facoltà mediorientali di Teheran e Harvard. Nonostante sia oggi difficile, con i nostri occhi moderni, considerarla una “bellezza”, fu certamente una grande donna, che lasciò il segno nel proprio paese e in tutto il mondo islamico.

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Tutte le fotografie sono di pubblico dominio.

Categorie: Moda e Costume

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...