Sono state necessari anni di studi e tantissimi ricercatori, che cito tutti alla fine quindi guardate il video fino in fondo, per scoprire una cosa mai riscontrata prima nella storia del genere umano. Ci troviamo di fronte a un cervello umano che è rimasto vetrificato, si è proprio trasformato in vetro, conservato lungo i millenni grazie a una condizione particolarissima. Un processo chimico mai osservato prima d’ora sui resti di una persona morta, in nessuna circostanza, nemmeno in contesti che esulano da un’eruzione vulcanica.

E’ interessante citare subito un estratto del paper scientifico pubblicato: “L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. uccise all’istante diverse migliaia di persone, ma dei circa 2.000 corpi portati alla luce nei siti archeologici dell’area vesuviana, i resti apparentemente vetrificati di cervello e midollo spinale rinvenuti nel Collegium Augustalium sono l’unico esempio”. Con le temperatura raggiunte dal flusso piroclastico le parti organiche dei corpi dovrebbero esser evaporate, distrutte da quell’inferno, e allora perché si trasformano in vetro?

Partiamo dallo spiegare il contesto, dove ci troviamo e che cosa è stato scoperto. Siamo a Ercolano, è il 79 dopo Cristo e il custode del Collegium Augustalium, il Collegio degli Augustali, è sdraiato sul suo letto nell’edificio. Durante tutto il giorno precedente si è innalzata una colonna di fumo dal Vesuvio, si sono verificati terremoti tremendi e Pompei, più a Sud-Est rispetto a Ercolano, è già martellata da una pioggia di pomici. Ci descrive quel che sta accadendo Plinio il Giovane, che anni dopo scriverà a Tacito. “Le scosse di terremoto avvenute giorni prima e la notte dell’eruzione crebbero talmente da far sembrare che ogni cosa […] si rovesciasse. Inoltre, pareva che il mare si ripiegasse su se stesso, quasi respinto dal tremare della terra, così che la spiaggia s’era allargata e molti animali marini giacevano sulle sabbie rimaste in secco». Poi Plinio descrive la nube che si alza dal Vesuvio: “Si elevava una nube: nessun’altra pianta meglio del pino ne potrebbe riprodurre la forma. Infatti slanciatosi in su in modo da suggerire l’idea di un altissimo tronco, si apriva in diversi rami…»”

Dal Vesuvio si alza una nube piroclastica altissima, che provoca un fenomeno molto diverso sui vari centri abitati vicini. Mentre Pompei viene sommersa da pomici, ceneri e lapilli, Ercolano è colpita solo 12 ore dopo le prime avvisaglie da un flusso piroclastico. Questo fenomeno assomma tutta una serie infernale di gas roventi, ceneri e vapore acqueo che colpisce Ercolano, e fa morire tutti gli abitanti che erano rimasti. Fino agli ’80 si pensava che ad Ercolano non ci fossero stati dei morti, ma poi i ritrovamenti hanno consentito di scoprire addirittura depositi di scheletri come nei fornici a Mare, dove sono stati trovati decine di scheletri, diventati famosi come “I Fuggiaschi di Ercolano”. (In questo video vi mostro alcune immagini che ho girato durante il viaggio a Napoli di Vanilla del 2023, per farvi entrare nello spirito di Ercolano).

Bene la natura di questo flusso piroclastico non era perfettamente nota fino a pochissimo tempo fa, e solo oggi forse è stata compresa in tutta la sua complessità grazie al ritrovamento del cervello vetrificato di quell’antico custode del Collegium Augustalium.

Ma torniamo ancora quel giorno del 79 dopo Cristo. Il nostro custode osserva accanto a sé un’apocalisse. La gente scappa al molo dove tante barche partono e portano via tantissime persone, mentre tante altre rimangono chiuse nelle fornici a mare. In città c’è chi si dà al saccheggio, chi spera di portar via gioielli e preziosi, e così forse, ma ovviamente è solo un’ipotesi, il custode decide che anziché tentare di mettersi in salvo, e magari finire ucciso schiacciato dalla frenesia della folla, è meglio rimanere a fare la guardia al suo edificio, e va a letto.

Ma l’appuntamento con la storia, con la catastrofe dell’eruzione del Vesuvio, non gli lascia scampo, e forse quella sua scelta lo condanna a una morte più atroce rispetto agli altri. Chi si trova all’esterno viene vaporizzato quasi all’istante dalla caduta dei materiali eruttivi che, per effetto delle correnti d’aria, crollano su Ercolano sotto forma di una tempesta di gas roventi con una temperatura di almeno 510°C. Chi invece è all’interno degli edifici, ancor peggio se chiusi da porte, vede la temperatura all’interno della stanza salire più lentamente e muore in un’agonia abbastanza rapida ma molto più dolorosa rispetto a chi è stato spazzato via in pochissimi istanti. Le circostanze della morte di quel guardiano, che i ricercatori hanno ipotizzato fosse di sesso maschile, ci consegnano un reperto unico nel proprio genere.

Ma perché il cervello di questo ragazzo si è vetrificato e altri no? Prima di tutto c’è la differenza di condizioni fra Pompei ed Ercolano. Solo Ercolano viene investita da un’ondata torrida, una nube di cenere fine che si deposita verso il suolo ai margini della corrente piroclastica. Quel ragazzo viene travolto da questa ondata torrida, i suoi tessuti esterni sono totalmente distrutti, quasi evaporati, ma il suo cervello, protetto dalla scatola cranica, non evapora, e la materia rimane all’interno delle ossa. La porta della sua stanza evidentemente brucia anch’essa, e l’ambienta diventa più simile rispetto a quello esterno.

Quando la nube di cenere passa la temperatura crolla repentinamente, e quello che era il cervello all’interno del cranio, ormai ridotto a una poltiglia, si riorganizza in una forma nuova, amorfa, il vetro appunto. Se la temperatura fosse scesa in modo meno veloce quella materia organica si sarebbe cristallizzata e non sarebbe rimasta vetrificata come invece è accaduto. La circostanza è talmente rara che quel giovane e sfortunato ragazzo è l’unica persona sulla terra, scoperta fino ad oggi, che ha visto il proprio cervello vetrificato. Nella materia risultante è possibile riconoscere persino i diversi neuroni.

Ma perché, visto che lui era solo una delle centinaia di persone ancora presenti ad Ercolano, ha il cervello vetrificato? La conclusioni tratta dal gruppo di ricercatori è che le condizioni ambientali in cui si trovava erano diverse rispetto a tutte le altre. Le persone alle fornici del porto erano vicino all’acqua e le porte potevano essere molto differenti rispetto a quella della stanza del ragazzo, meno isolanti e realizzate grossolanamente, così come gli altri abitanti si trovavano per le strade, quindi in condizioni ambientali totalmente diverse.

Cito un brano dello studio dei ricercatori, che trovate linkato qui sotto e che è disponibile gratuitamente su Nature.com, che ci spiega scientificamente quel che accadde: “Le analisi calorimetriche mostrano che la temperatura alla quale il cervello si è trasformato in vetro era ben al di sopra dei 510 °C, il che implica che il corpo è stato esposto al passaggio e alla scomparsa di un flusso piroclastico di breve durata, attenuato e molto più caldo, il che spiega il suo rapido riscaldamento iniziale e il successivo rapidissimo raffreddamento. Il vetro che si è formato come risultato di un processo così unico ha consentito un perfetto stato di conservazione del cervello e delle sue microstrutture.”

Ma i ricercatori ci dicono molto altro riguardo a questa vittima dell’eruzione. Il ragazzo deve esser stato ucciso dall’ondata torrida ma non è stato ricoperto immediatamente dal flusso di materiale piroclastico, questo perché, nel caso in cui il materiale lo avesse ricoperto immediatamente, il vetro non si sarebbe potuto formare. Il suo cervello si sarebbe raffreddato lentamente e si sarebbe cristallizzato, senza riuscire a diventare vetro. La conclusione scientifica che raggiungono i ricercatori ci racconta gli ultimi istanti di vita del custode del Collegio degli Augusti. Ecco brevissimo estratto:

Ricostruiamo lo scenario in cui una nube di cenere veloce e molto calda è il primo evento letale durante l’eruzione vesuviana del 79, avvolgendo le vittime, tra cui il guardiano. Quando la nube di cenere si è dissipata (in un tempo dell’ordine dei minuti), la temperatura è tornata immediatamente alle condizioni ambientali, inducendo un raffreddamento a velocità paragonabili ai nostri 1000 K al secondo sperimentali, ragionevoli per il raffreddamento su gradienti termici di diverse centinaia di gradi. Il deposito di questa prima ondata di nubi di cenere è presente come pochi centimetri di cenere al suolo, quindi i corpi sono stati lasciati praticamente all’aria aperta. Il cervello si è poi trasformato in vetro durante il rapido raffreddamento alla temperatura di transizione vetrosa prossima ai 510°C. In seguito Ercolano fu progressivamente sepolta da spessi depositi di flusso piroclastico, ma a temperature più basse, cosicché il cervello si è preservato. Il tessuto cerebrale qui studiato è l’unico caso conosciuto di vetrificazione conservata di un tessuto umano come risultato del raffreddamento dopo un riscaldamento a temperature molto elevate. Questo è l’unico modo in cui tale tipo di vetro può essere conservato e spiega perché si tratta di un evento unico in grado di conservare la struttura neurale del cervello”.

Il cervello di questo antico abitante di Ercolano non è l’unico ad essersi conservato nella storia, ma il suo si è conservato con una struttura del tutto diversa da tutte le altre. I cervelli che conosciamo dei nostri antenati si sono conservati fino ad ora grazie alla disidratazione, alla saponificazione, all’alcalinizzazione o al congelamento, che però comportano la sostituzione di alcune componenti chimiche. Quindi sono reperti alterati rispetto alla purezza chimica di migliaia di anni fa. Il custode di Ercolano, invece, conserva tutta la materia del suo cervello come in una fotografia sul 79 dopo Cristo.

E’ una cosa un po’ macabra ma di grandissima rilevanza per la ricerca, che ha potuto spiegare, oggi e solo ora, le fasi del flusso piroclastico che hanno colpito la città di Ercolano. Sempre secondo i ricercatori “I nostri risultati hanno ampie implicazioni per la scienza dei materiali, la vulcanologia, la biologia forense e l’archeologia.”

Quel custode, morendo in un modo atroce, ha consegnato alla scienza un reperto del suo corpo che non era mai stato osservato prima nella storia, una finestra sul materiale cerebrale di un uomo di quasi 2000 anni fa che potrebbe consegnare ai ricercatori moltissime informazioni preziose. Immagino che a lui non sarebbe interessato poi molto, e sicuramente non avrebbe potuto immaginarlo in nessun modo. Chissà che un giorno, in un lontanissimo futuro, grazie allo studio di quei neuroni non si riesca ad avere accesso anche alla sua memoria, e che prima o poi non riusciremo a dare anche un nome a quello sfortunato custode del Collegio degli Augustani.

E ora a fine video una doverosa citazione a tutti i ricercatori che hanno preso parte alla redazione dell’articolo. Evito di specificare che sono tutti dottori accademici, basta per il primo firmatario, il professor Guido Giordano, poi Alessandra Pensa, Alessandro Vona, Danilo Di Genova, Raschid Al-Mukadam, Claudia Romano, Joachim Deubener, Alessandro Frontoni e PierPaolo Petrone. Le università e gli enti coinvolti sono il Dipartimento di Scienze, Università Roma Tre, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale di Roma, il Technische Universität Clausthal, il CNR di Faenza e il Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate dell’Università di Napoli Federico II.

In descrizione trovate il link all’articolo ‘Unique formation of organic glass from a human brain in the Vesuvius eruption of 79 CE’, che viene condiviso con licenza CC BY-NC-ND 4.0 e mi raccomando: se non siete abbonati e volete sostenere questo nostro lavoro di divulgazione culturale  qui sotto c’è il tasto dedicato a voi, che volete rendere disponibili a tutti questo tipo di video e potete permettervi di investire un euro al mese per la cultura. Grazie mille a tutti noi ci vediamo al prossimo video.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine.
Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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