Cento anni fa la campionessa francese vinceva per la prima volta, nella stessa stagione, il Roland Garros e Wimbledon. Moda, vittorie, e una vita finita troppo presto: la Divine fu la prima vera star dello sport.

Divina per sempre: Suzanne Lenglen fu la prima vera stella dello sport, impareggiabile con una racchetta in mano, capace di stupire sia dentro sia fuori dal campo, con i suoi outfit audaci, i cicchetti di brandy tra un cambio di campo e l’altro e il suo carattere estroverso. Entrata nel mito e nella storia del tennis come una stella luminosa, la cui vita si spense troppo presto, cento anni fa vinse, a ventuno anni, il Roland Garros e Wimbledon nella stessa stagione. Oggi il tennis è fermo a causa della pandemia (la ripresa è prevista per agosto), ma questo è il periodo di mezzo tra lo Slam parigino e lo Slam londinese, un argine di spazio e tempo in cui le avversarie di Lenglen potevano ancora sperare in un miracolo per batterla.  Secondo molti addetti ai lavori Suzanne è la più forte giocatrice che sia mai scesa in campo. Anche più forte di Serena Williams, un’eresia. Il suo nome risuona sul secondo campo dello Stade de Roland Garros, dove si giocano le finali del torneo femminile.

In questi giorni vissuti senza poter ammirare le imprese di Roger Federer, Rafael Nadal e Serena Williams, è giusto celebrare la prima supereroina del Gioco: espressione massima di classe, forza atletica, charme, carisma e femminilità (e femminismo). L’atleta precursore di Billie Jean King e della sua Battaglia dei Sessi. Suzanne nacque a Parigi il 24 maggio 1899. L’asma e l’emicrania cronica costrinsero i suoi genitori a trasferirsi a prima a Compiègne, nella Piccardia, poi a Nizza, nel cuore della Costa Azzurra, a due passi da un rinomato tennis club. Fu lui a mettere la prima racchetta in mano a Suzanne. Padre e padrone, Charles Lenglen sottoponeva sua figlia ad allenamenti massacranti per l’epoca: già alla tenera età di quattordici anni l’uomo posizionava una moneta ovunque sul campo, costringendo sua figlia a colpire fino a quando non la impattava. La sua severità era tale da ridurre la giovane in lacrime. Sua madre Anais non era poi tanto meglio: cinica e gelida, si mormora, umiliava sua figlia a ogni errore, dicendole:

Stupida ragazza, tieni gli occhi sulla palla!

Ci fu la Prima Guerra Mondiale che fermò tutti i movimenti sportivi del secondo decennio del ‘900, ma dopo il conflitto, Suzanne divenne invincibile. Padrona di Wimbledon e del Roland Garros, come fece moltissimi anni dopo lo svedese Bjorn Borg. A Wimbledon nel 1919 Lenglen divenne la prima donna di lingua non inglese a vincere i Championships, battendo Dorothea Lambert Chambers, sette volte vincitore del titolo londinese, in una finale epica.

Sotto, un filmato d’epoca mostra “come giocare a tennis con Suzanne Lenglen”:

La sua popolarità crebbe anche grazie alla rivoluzione che lei, insieme allo stilista Jean Patou, portò sul campo da tennis: per la prima volta una ragazza giocava con vestitini senza maniche e con la gonna tagliata appena sotto al ginocchio. Per non parlare delle fasce e turbanti in testa! “Impensabile”, “scandaloso”, e “che vergogna” erano i commenti delle colleghe dell’epoca. Ma si sbagliavano.

Ormai Suzanne era una stella

Talmente luminosa da costringere gli organizzatori di Wimbledon dal traslocare da Worple Road a Church Road, sede attuale del torneo, costruendo strutture più capienti per le folle che pagavano il biglietto per vederla giocare. Anticonformista e glamour, Lenglen portò avanti la sua guerra contro il tradizionalismo parallelamente a una carriera incredibile, costellata di sei titoli al Roland Garros e sei titoli a Wimbledon, per un totale di dodici Slam.

Nel 1920 vinse tre medaglie alle Olimpiadi di Anversa: oro nel singolare femminile e nel doppio misto (insieme a Max Decugis) e bronzo nel doppio femminile. Brillante anche in America, dove la folla a stelle e strisce poteva ammirarne le gesta, ne viene ricordato l’unico testa a testa con la giovane futura stella Helen Wills: i tremila spettatori presenti furono testimoni di un grande spettacolo, mentre i più sfortunati che non riuscirono ad accaparrarsi i costosi biglietti salirono anche sugli alberi per vedere la Lenglen battere la sua giovane collega. Passata al professionismo, la sua vita si concluse troppo brevemente. Suzanne morì a soli trentanove anni a causa di una leucemia il 4 luglio 1938. Il tennis pianse la sua prima grande icona, la prima influencer della storia dello sport, e Suzanne rimase La Divine per sempre.

Sotto trovate un breve filmato in cui vengono mostrati anche alcuni scambi dell’epoca:

Avatar
Lorenzo Ciotti

Lorenzo Ciotti lavora nel mondo dei media digitali e del giornalismo da circa sette anni. Scrive per magazine nazionali ed internazionali, perfezionandosi prevalentemente in due settori specifici. Ha pubblicato tre romanzi e due racconti brevi.