L’Italia si sa, ogni anno, attira milioni di turisti da tutti il mondo per i paesaggi, per la cucina e per le sue città ricche di storia e di arte. Ciò che però viene spesso ignorato dai turisti ma anche, e forse soprattutto, dagli italiani stessi è la grande quantità di opere di street art di artisti italiani e non che popolano le strade delle nostre città.

La street art italiana infatti viene spesso e volentieri snobbata e ciò che si ignora è la quantità di artisti italiani che non solo sono famosi nella scena underground del Bel Paese ma sono diventati famosi anche su scala mondiale, accaparrandosi, in alcuni casi, una posizione piuttosto elevata nelle classifiche degli “street artist più bravi al mondo”.

Una caratteristica fondamentale di questa corrente artistica è che la si può trovare praticamente ovunque, dai vagoni dei treni alle metropolitane, dai palazzi in centro città agli edifici abbandonati. Infatti, ciò che caratterizza l’arte urbana, è proprio la sua intenzione di ridisegnare gli angoli delle città, tutte quelle zone abbandonate al degrado più totale, cercando di donargli nuova vita e dignità.

Tante sono le tecniche utilizzate dagli artisti a questo scopo e tramite cui esprimono i concetti più svariati. Ciò che molto spesso accomuna gli artisti di strada infatti è la loro intenzione di utilizzare le loro opere non solo per riqualificare l’ambiente ma anche come messaggio, che sia esso polito, etico, spirituale, ecc.

Artisti che, forse anche per questo motivo, spesso preferiscono rimanere nell’anonimato rendendo il tutto ancora più affascinante e intrigante. Diversi sono i “graffitari” che non hanno mai mostrato il proprio volto pubblicamente ma che hanno dipinto murales praticamente ovunque come per esempio Blu, artista italiano anonimo che ha dipinto non solo in Italia ma anche in altri stati Europei o dell’America Latina e che è stato definito dal The Guardian come uno dei migliori artisti di strada al mondo.

O ancora Exit Enter, altro artista anonimo che ha invaso i muri di Firenze, e non solo, con omini stilizzati che cercano di acchiappare palloncini, afferrare cuori, di salire scale o volare, accompagnati da messaggi semplici e concisi come “Exit”, “Enter”, “Fly away”, “Free”, “Love”, “Resistance”.

A livello internazionale, il più famoso street artist anonimo, nonché uno dei maggiori esponenti di questa corrente, è sicuramente Bansky, artista inglese che realizza opere a sfondo satirico dall’impatto visivo a volte anche molto forte.

Tante sono le città che ospitano opere urbane. La capitale per esempio ne è ricca ma, la zona più popolata di murales di Roma è, senza dubbio, il Quartiere Ostiense. Grazie ad una campagna realizzata da un’agenzia pubblicitaria locale (Ostiense District) che ha attirato artisti da tutto il mondo, ora questo quartiere ospita una Wall of Fame lunga sessanta metri in Via dei Magazzini Generali su cui hanno lavorato alcuni dei nomi più famosi della street art, tra cui Blu che ha realizzato “Mille volti”.

Anche passeggiando tra le strade di Napoli non è difficile imbattersi in opere di arte di strada, anzi. Non si può non citare, infatti, forse l’unico pezzo ancora visibile in Italia di Banksy. L’opera che rappresenta la Madonna con una pistola la si può trovare in piazza Gerolomin. Tra le scritte confuse e i manifesti pubblicitari consumati dal tempo e dalle intemperie di un antico muro in via S. Pietro a Maiella, appare una poco chiara riproduzione de Il Bacio di Robert Doisneau, piccolo tesoro nascosto che si può scorgere solo se ci si addentra nei vicoli di Napoli. Così come “Meditazione”, opera dall’artista italiano Zilda realizzata sulla facciata della scala del Complesso monumentale di S. Gaudioso che può essere vista solo se si passa per via Atri, piuttosto che per via dei Tribunali.

Piccolo paesino della Basilicata che conta oltre 150 murales è Satriano di Lucania. In questo paesino i murales sono tutti realizzati sui muri delle case messi a disposizione dagli abitanti stessi e rappresentano tutti leggende, tradizioni locali e scene di vita quotidiana.

A Palermo, invece, si trova il Pizzo Sella Art Village, villaggio artistico situato nell’omonima periferia soprannominata anche “collina del disonore” a causa delle centinaia di case costruite a partire dal ‘78, molte rimaste incomplete e pochissime abitate. Il Pizzo Sella Art Village è un museo a cielo aperto ideato da un gruppo di artisti palermitani nel 2013 che ha iniziato a dipingere i muri esterni ed interni degli edifici per riportare l’attenzione su una riserva naturale diventata simbolo della speculazione edilizia.

Anche Milano, ovviamente, è ricca di street art e se ne possono trovare vari nel quartiere Isola e sui Navigli. Un progetto interessante, però, è quello di Biancoshock che ha cercato buche inutilizzate nelle zone abbandonate della città ed ha creato al loro interno delle mini stanze perfettamente arredate. Questa serie di opere, dal titolo Borderlife, è una provocazione vera e propria nei confronti di città come Bucarest in cui alcune persone sono realmente costrette ad abitare in spazi ristretti come tombini delle fogne.

Categorie: Arte e Design

Antonio Pinza

Antonio Pinza

Quando avevo 3 anni volevo fare l’astronauta, oggi ho le idee molto meno chiare, ma d’altronde chi ha detto che bisogna avere un piano preciso? Nella vita ho “fatto” svariati lavori, praticato sport, viaggiato, letto e mangiato di tutto. Mentre continuo a perdermi nei meandri della mia esistenza scrivo su Vanilla Magazine.