Charles Darwin (1809-1882), biologo/naturalista universalmente noto per la sua teoria sull’evoluzione delle specie per selezione naturale, può essere considerato uno degli uomini che rivoluzionarono il mondo della scienza.

Charles Darwin

Meno noto è il ruolo che ebbe la moglie, Emma Wedgwood, nello sviluppo degli studi del marito, e soprattutto nella decisione di pubblicare “L’origine della specie”, nel 1859, dopo anni di ricerche ed esperimenti.

Emma Wedgwood

Consapevole della portata rivoluzionaria e, da un punto di vista religioso, blasfema, delle sue teorie, Darwin non si era mai risolto a pubblicarle. Fu la moglie Emma ad aiutarlo nel lavoro di revisione della mastodontica mole di pagine di appunti raccolte nel corso degli anni, nonostante le teorie del marito andassero contro la sua profonda fede cristiana, e forse a convincerlo a pubblicare il suo lavoro, quando il giovane scienziato Alfred Wallace era ormai arrivato a elaborare una teoria simile.

L’Origine della Specie – 1859


Un matrimonio felice dunque, quello di Charles ed Emma, proficuo anche dal punto di vista lavorativo, ma incredibilmente in contrasto con le teorie dello scienziato, perché i due sposi erano cugini di primo grado.

Charles Darwin – 1869

Quella di sposarsi non fu certo una decisione presa a cuor leggero: Darwin si approcciò all’idea con il suo consueto pragmatismo. Al ritorno dal suo lungo viaggio di ricerca a bordo del Beagle, Darwin si stabilì a Londra, ma “una vita solitaria in una casa sporca e affumicata a Londra”, dove “trascorrere la vita come un’ape neutra, (a) lavorare, lavorare…” probabilmente non si adattava molto al suo carattere ipocondriaco.

La rotta del Beagle

Nel 1838 stilò una lista di “pro e contro” su un possibile matrimonio: a favore c’erano la possibilità di avere figli (se Dio vuole), di avere una compagna al fianco fino all’età avanzata, una persona con la quale divertirsi, una casa confortevole, e poi musica, libri e chiacchiere, davanti al calore di un camino acceso.

Tutti questi vantaggi avrebbero però comportato una perdita di libertà, della possibilità di “conversare con uomini intelligenti al Club”, senza contare l’ansia per le possibili difficoltà economiche, della minore disponibilità di denaro per comprare libri, e poi la perdita di tempo in attività di tipo familiare, che avrebbe potuto essere impiegato per fare cose molto più interessanti (imparare il francese, vedere il continente o andare in America…).

Alla fine Darwin decise che la sua vita sarebbe stata più felice se si fosse sposato, e per trovare una moglie adatta a lui non andò troppo in là: Emma Wedgwood era perfetta, nonostante fosse la figlia di un suo zio materno. La ragazza, non più giovanissima per i criteri dell’epoca (aveva ormai 30 anni quando si sposò), aveva goduto di un ambiente familiare molto benestante, ma anche aperto intellettualmente e culturalmente, tanto che la famiglia le consentì di viaggiare spesso all’estero e, tra l’altro, di compiere l’immancabile Grand Tour in Italia, cosa ancora non comune tra le ragazze di inizio ‘800.

Si conoscevano da sempre, Emma e Charles, e il loro stretto rapporto di parentela non era all’epoca considerato un impedimento, anzi. Dopotutto, perfino la regina Vittoria aveva sposato un suo primo cugino (diffondendo l’emofilia tra molte case regnati d’Europa), e nelle famiglie Darwin-Wedgwood c’erano già stati matrimoni tra consanguinei. Le possibili conseguenze negative per gli eventuali figli erano però già note alla comunità scientifica, e Darwin era perfettamente a conoscenza delle teorie di un altro suo cugino, Francis Galton (l’inventore del termine eugenetica), che lo avvertì dei possibili rischi per la loro prole.

Emma Darwin con il figlio Leonard

Emma e Charles si sposarono comunque, il 29 gennaio 1839, e il loro fu un matrimonio lungo e, per quanto possibile, felice: Darwin scrisse alla sua futura sposa, una settimana prima della cerimonia: “Io credo che tu mi umanizzerai, e ben presto mi insegnerai che esiste una felicità più grande che costruire teorie e accumulare fatti in silenzio e solitudine”.

Dieci figli, venuti al mondo tra il 1839 e il 1856, portarono gioia all’affiatata coppia, ma anche molto dolore: tre di loro morirono ancora piccoli, altri tre in età adulta risultarono sterili, e comunque nessuno godeva di buona salute, tanto che Darwin si trovò una volta a esclamare: “Siamo una misera famiglia e dovremmo essere sterminati”.

Anne Darwin, morta ad appena 10 anni di età

Tuttavia, nessuno di loro era affetto da malattie direttamente collegabili alla consanguineità (tranne forse l’infertilità), ma la precaria salute dei figli indusse Darwin a condurre numerosi esperimenti sulle piante, per analizzare i rischi genetici degli incroci fra consanguinei. I risultati di quegli studi lo preoccuparono molto, tanto che nel 1870 scrisse a un parlamentare, John Lubbock, per metterlo in guardia [”i matrimoni consanguinei portano alla sordità e alla stupidità, alla cecità…”], proponendogli di inserire alcune domande specifiche sull’argomento quando veniva effettuato il censimento.

Emma Darwin in età anziana:

Neanche a dirlo, la sua proposta non fu accettata…

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.