18 anni è un’età difficile. Oggi come sempre. Età di cambiamenti, facili dissidi con i genitori, dubbi d’amore e interrogativi sulla vita.

13 novembre 1975. La sera è fredda a Vercelli, sonnolenta provincia del Nord Italia. In una bella casa di via Caduti dei lager, al numero 9, vive la famiglia Graneris: Sergio Graneris (45 anni) e la moglie Itala Zambon (41 anni), i figli Doretta e Paolo Graneris (18 e 13 anni) e i nonni materni Romolo Zambon (79 anni) e Margherita Baucero (76 anni).

Doretta Graneris, la figlia maggiore, è una giovane come tante: un po’ ombrosa, taciturna circa gli affari propri, dall’aspetto malinconico e con una forte voglia di libertà, soprattutto ora che ha raggiunto la tanto agognata maggiore età. In quel 1975, infatti, gli echi delle rivolte giovanili di qualche anno prima sono ancora freschi nei giovani. Doretta è una di quelli: ha appena conseguito il diploma al liceo artistico, è fidanzata da circa 3 anni con Guido Badini e da qualche mese convive insieme a lui, anche se i genitori non sono affatto d’accordo.

Guido ha 20 anni, è orfano da poco ed è descritto come un ragazzo poco maturo per la sua età, senza lavoro nonostante il diploma di ragioniere, né arte né parte per lui, ma due sole passioni: quella per la sua Doretta e per il tiro a segno. Non c’è dubbio tra la gente del paese di chi sia la parte dominante della coppia.

Come detto i due fidanzatini vivono da soli in un piccolo appartamento di Novara, di proprietà di una zia del Badini. Hanno anche deciso di sposarsi, per la fine dell’anno, senza pensare a come mantenersi, ma decisi a convolare a nozze per tagliare – secondo il loro pensiero rivoluzionario – i ponti con la famiglia, una volta per tutte.

I Graneris sono una famiglia abbiente e abbastanza aperta per il tempo: Sergio Graneris non fa mancare nulla ai figli e ai suoceri con l’attività di rivenditore di gomme per auto. Inizialmente non vede di buon occhio la storia dell’unica figlia femmina con quel ragazzo fragile e senza voglia di lavorare, ma alla fine , rassegnato, si convince di accettare il volere di Doretta e per il suo bene acconsente al matrimonio. Non solo: il signor Graneris consegna in anticipo il regalo di nozze: il mobilio completo della casa di Novara dove i due si sono trasferiti. Sembra che tutto, dopo vari litigi, si stia regolando.

Arriva il 13 novembre 1975. Sono circa le 20.30. Una Simca 1300 parcheggia nel vialetto fuori di casa dei Graneris. Dal veicolo, che risulterà rubato, scendono Doretta e Guido. Antonio D’Elia, un amico dei giovani con precedenti penali, resta alla guida dell’auto. La coppia entra in casa dove tutta la famiglia di Doretta sta cenando dinanzi al televisore. Nessuna perplessità sui volti dei famigliari: Doretta è venuta a cenare con il futuro marito.

Passano alcuni minuti e dal vialetto si sentono dei rumori e continui colpi di arma da fuoco. Pochi istanti dopo ricompaiono Doretta e Guido, si ficcano nella Simca e spariscono nella nebbia della sera.

Sorge l’alba del 14 novembre. I dipendenti del negozio di gomme di Sergio Graneris sono preoccupati: il loro titolare non si è ancora fatto vivo, nonostante fosse sempre il primo ad arrivare a lavoro. Mettono così al corrente dell’assenza la madre dell’uomo, Maria Ogliano. L’anziana si reca nella villetta al numero 9 di via Caduti dei lager, dalla quale si sente alto il volume del televisore, e fa la terribile scoperta.

Nella casa è stata compiuta una vera mattanza. Attorno al tavolo ci sono i corpi di Sergio e Itala Graneris, degli anziani Romolo e Margherita Zambon e del piccolo Paolo Graneris. Trucidati a colpi di pistola: saranno 17 quelli contati dai carabinieri.

Le forze dell’ordine su indicazione della Ogliano rintracciano la figlia dei Graneris. Doretta è con il fidanzato a far colazione in un caffè, ma quando i carabinieri le danno la tremenda notizia dell’uccisione dei famigliari la giovane non pare scomporsi più di tanto. Il comportamento, gelido e inquieto allo stesso tempo, insospettisce subito gli ufficiali. Doretta e Guido vengono portati in caserma.

La confessione ha luogo qualche ora dopo: 8 ore; non troppe per ottenere la confessione di un criminale, ma tante per una ragazzetta di appena 18 anni. Dapprima Doretta Graneris si prende tutte le colpe, con conferme che arrivano anche dal fidanzato. Poi si evince l’impossibilità che la sola Doretta abbia potuto compiere quella carneficina. La ragazza quindi accusa Guido Badini della strage, intenzionato ad appropriarsi dell’attività e di tutti gli averi del signor Graneris. È un continuo scambio di accuse e scarico di responsabilità tra i due ormai ex fidanzati. In quel vortice cade anche Antonio D’Elia, indicato come amante della stessa Doretta.

L’impatto mediatico è enorme, l’opinione pubblica è sconvolta, non solo per lo scandalo contro la morale della giovane che uccide a sangue freddo la propria famiglia, ma anche per i tanti particolari che emergono sul ménage della coppia:

Sesso di gruppo, voyeurismo, scambi di coppia

Dalle indagini viene a galla quanto il Badini sia plagiato dalla Graneris. Il ragazzo è stato convinto dalla fidanzata a compiere il delitto multiplo, stuzzicato dalla prospettiva di una vita agiata con l’eredità dei genitori. In realtà è Doretta Graneris a essere fortemente risentita nei confronti della famiglia, nonostante l’avvicinamento dimostrato con il sì al matrimonio: la giovane si sente costretta a una vita di provincia, senza alcuna possibilità di spiccare il volo. Vive come un intralcio alla propria vita la stessa esistenza dei genitori.

Nel 1977 una perizia psichiatrica attesta che Doretta e Guido erano assolutamente capaci di intendere e di volere quando hanno compiuto il massacro di via Caduti dei lager. Durante il processo, cominciato nel 1978 e al quale i parenti della Graneris si dichiarano parte civile non spendendo una parola di perdono per la ragazza, si assiste a un colpo di scena. A Guido Badini viene imputato anche un altro omicidio: quello di una prostituta, avvenuto 3 anni prima, e che avrebbe compiuto insieme ad alcuni compari con la speranza di entrare in una banda criminale che gestiva il mercato della prostituzione nel Vercellese.

La Corte condanna Doretta Graneris e Guido Badini all’ergastolo per il massacro del 13 novembre 1975. Antonio D’Elia riesce a ottenere le attenuanti generiche e si becca 24 anni. 15 anni si prendono anche due amici di Badini per l’omicidio della prostituta e per aver aiutato la coppia a organizzare il successivo piano omicida.

In carcere Doretta riprende a studiare ottenendo la laurea in architettura. È il 1993 quando la donna riceve la libertà condizionale e nel novembre 1998, 23 anni dopo il massacro famigliare, la libertà vigilata. “Voglio essere dimenticata” dirà una volta riacquistata la libertà. Così sarà: ora Doretta Graneris è una donna sulla sessantina di cui si sono perse le tracce. Dimenticata, come da sua volontà.

Il caso di Vercelli, come altri di parricidio, è ripreso nel libro “Figli che uccidono: da Doretta Graneris a Erika & Omar” (Rubbettino Editore) di Paolo De Pasquali. La storia di Doretta Graneris è contenuta pure, con corredo fotografico, nel volume “La nera” (Mondadori) di Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".