Il nome altisonante “The greatest show on the Earth”, Il più grande spettacolo del Mondo, non corrisponde certo a una realtà dove il diverso, lo sfortunato, in una parola il “mostro”, viene dato in pasto alla morbosa curiosità di in pubblico in cerca di emozioni, o forse solo di una conferma della propria normalità.

“Il più grande spettacolo del Mondo” è il risultato della fusione di due dei circhi più conosciuti negli Stati Uniti, il Barnum & Bailey Circus. Quando la compagnia poi si unisce, nel 1919, ai Ringling Brothers, dà vita a uno spettacolo itinerante (non usavano carrozzoni, ma addirittura due treni di loro proprietà) come non si era mai visto prima: un mondo abitato da acrobati spericolati, incantatori di serpenti, rari animali selvaggi (gli animalisti ancora non esistevano) e da tutta una serie di cose curiose che affascinano il pubblico, come i “mangiatori di spade”.

Stephan Bibrowski

E poi ci sono i cosiddetti “fenomeni da baraccone”, persone affette da disabilità, che vengono messe in mostra perché rendono molto, in termini di guadagno.

Stephan Bibrowski-Lionel l’uomo-leone

Uno di questi freak, “capriccio della natura”, è Stephan Bibrowski, soprannominato “Lionel, l’uomo con la faccia da Leone”. E’ uno dei tanti “diversi” che sono finiti a lavorare nel circo per svariati motivi. Molti di loro hanno alle spalle una vita difficile, segnata da abusi, abbandono e sfruttamento.

Stephan Bibrowski, che ha il corpo interamente ricoperto da peli biondi lunghi una decina di centimetri, e capelli fluenti, rappresenta una grande attrazione.

Della sua storia personale non si sa molto, se non che era nato nel 1890 in Polonia e fu affidato dalla madre, all’età di quattro anni, a un impresario tedesco, tale Sedlmayer, che gli affibbiò quel nome che gli rimase addosso per il resto della vita. “Lionel l’uomo con la faccia da leone” viene portato in giro per tutta Europa, e la spiegazione data per la sua condizione è bizzarra, ma risponde a una convinzione diffusa all’epoca, che lega uno spavento della gestante a un’eventuale malformazione del nascituro:

La madre, durante la gravidanza aveva visto un leone sbranare il padre di Stephan

Il ragazzo è in realtà affetto da ipertricosi, una rara malattia riscontrata anche, ad esempio, nelle cosiddette donne barbute. Ma Stephan è un ragazzo come tanti altri: sogna di diventare dentista, e intanto impara a parlare cinque lingue.

Nel 1901 Sedlmayer va negli Stati Uniti con Stephan, che si esibisce per le strade delle città sulla costa orientale. Il ragazzo viene subito adocchiato da qualcuno del Barnum e Bailey Circus, che riesce a scritturarlo. Nei successivi 19 anni, Lionel si esibisce negli spettacoli del circo, insieme agli altri freak.

I freak del Ringling e Barnum – Stephan è nell’angolo in lato a destra


Nel 1920 si stabilisce a Coney Island, dove conduce uno spettacolo tutto da solo. E’ lì che gli spettatori hanno modo di avvicinarsi a lui, a quella creatura “dalla faccia di leone” che sorprende tutti per i suoi modi da gentiluomo. Stephan, piccolo di statura e con solo due denti in bocca, con il corpo ricoperto di peli tranne che sui palmi delle mani e nella pianta dei piedi, ama conversare amabilmente e racconta di come, una volta, sia stato il primo a scappare quando era scoppiato un incendio nell’albergo dove dormiva, perché se le sue lunghe ciocche fossero bruciate, si sarebbe trovato a essere “solo un uomo normale”.

Verso la fine degli anni ’20 abbandona gli spettacoli e torna in Europa, più precisamente in Germania. Muore a Berlino nel 1932, quando ha 41 anni, anche se qualcuno lo vuole successivamente internato in un campo di concentramento nazista (ma non esiste nessun riscontro).

In ogni caso, dell’esistenza di Stephan Bibrowski rimane solo una concisa biografia, che non consente di conoscere nulla della sua vita, delle sue amicizie, degli amori corrisposti o meno, di quanto gli pesasse la sua condizione di freak e del perché, a un certo punto, sia tornato in Europa.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.