Ci sono nella storia dei personaggi che, senza colpa né peccato, non risultano simpatici. Nonostante una vita difficile, tanti bocconi amari da mandar giù, non suscitano solidarietà, al massimo pena.

Stefania del Belgio è uno di questi.

Sembra la rappresentazione di quello che avrebbe potuto essere e non fu. Figlia del re del Belgio Leopoldo II, era nata nel 1864. Ebbe un’infanzia difficile per il pessimo matrimonio dei suoi genitori, peggiorato, se ancora possibile, dalla morte del fratellino, unico maschio ed erede al trono

Le tre femmine restanti servivano a poco

I genitori di Stefania:

L’infanzia trascorse in anni che non furono sereni e spensierati, anni di freddezza ed educazione severa, senza affetto, nella corte belga non proprio famosa per la brillantezza. Stefania venne fidanzata nel 1880, a 16 anni, con Rodolfo d’Asburgo, grazie agli accordi del padre con Francesco Giuseppe. Il suo parere non aveva nessuna importanza, per la verità neppure quello del futuro sposo, ma il partito era, di nome molto buono, di fatto molto meno.

Sotto, Stefania e Rodolfo fidanzati:

Stefania a 16 anni ancora non aveva raggiunto la pubertà ed il matrimonio fu posticipato di un anno. Francesco Giuseppe aveva fretta di salvaguardare la successione, e forse anche di metter in riga un figlio scapestrato (mia madre lo avrebbe definito un debosciato).

Elisabetta d’Austria, futura suocera, non gradiva le principesse del Belgio. Già con la precedente principessa belga, Carlotta, moglie di Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe, non correva buon sangue, e Carlotta finì pazza dopo la fucilazione del marito in Messico. Inoltre, esteta come era, la trovava decisamente brutta e per il figlio avrebbe voluto un matrimonio d’amore.

Ma la ragion di stato aveva la precedenza, e Rodolfo accettò di sposarla, andò a Bruxelles per conoscerla e per il fidanzamento, peraltro portandosi dietro l’amante del momento Mitzi Caspar. A Rodolfo, e anche agli altri per la verità, Stefania non piaceva. La trovavano bruttina, scialba, poco colta, Rodolfo lo era molto, quindi il matrimonio non partiva con buoni auspici.

Mitzi Caspar, una delle amanti di Rodolfo:

L’unione venne celebrata nel 1881. Il commento di Stefania sulla prima notte la dice lunga:

Che notte! Che tormento! Che orrore!

Per Stefania, che forse sognava un futuro da imperatrice, la vita non migliorò. Era in forte disaccordo con un marito che non la amava, la trascurava, la tradiva, che portava anche le amanti a casa, che faceva il paio con dei suoceri che non la amavano, e forse neppure la stimavano, la tenevano in disparte dalla vita e dagli impegni imperiali.

Giovani Sposi:

Nel 1883 nacque Elisabetta, che rimase figlia unica a causa della sterilità di lei, provocata dalla gonorrea contratta dal marito. Probabilmente proprio per curare questa malattia Rodolfo faceva uso smodato di morfina e oppiacei.

Alla poca stima si unì l’inutilità di una donna che non poteva generare un erede per l’impero. Rodolfo continuava la sua vita dissoluta, amanti, droga, alcol, notti di bagordi, battute di caccia, e Stefania era quasi sempre sola e trascurata.

Stefania con la figlia Elisabetta, Erszi:

Rodolfo nel 1888 chiese anche, senza informarne il padre né tanto meno la moglie, l’annullamento del matrimonio al Papa. Il papa rifiutò, e la notizia incrinò i già difficili rapporti fra l’imperatore e il figlio. Erano già in disaccordo su tutto, Rodolfo era ateo, radicale, progressista con uno stile di vita scapestrato, lontanissimo dal rigore asburgico. Questo colpo di testa sconvolse Francesco Giuseppe, che impose al figlio di lasciare l’amante del momento Mary Vetsera, di salvare matrimonio ed apparenze e condurre una vita più consona all’erede al trono di un Impero enorme.

Era questione di giorni, anzi di un solo giorno, e la storia divenne tragedia a Mayerling il 30 gennaio 1889 con l’omicidio/suicidio dell’erede e dell’amante di neppure 18 anni, forse incinta.

Sotto, Maria Vetsera, amante di Rodolfo al momento del suicidio:

E Stefania? Rimase una vedova completamente incompresa. Una figura che c’era ma non c’era. Non che amasse il marito, anzi fu quasi una liberazione, ma restare vedova così giovane, con una bambina, in un ambiente ostile, dipendendo economicamente completamente dal suocero, con una suocera che quasi la riteneva responsabile dell’insano gesto del figlio non doveva essere piacevole.

Stefania con Erszi:

L’ultimo pensiero del marito fu la lettera che le lasciò. Una perla di freddezza. Diceva

Cara Stefania, sei liberata della mia presenza, che è una vera piaga per te. Sii felice a modo tuo. Sii buona con la povera piccina, unica cosa che ti lascio. Saluti a tutti i conoscenti – segue lista di nomi – Vado verso la morte in pace perché questa sola può salvare il mio buon nome. Ti abbraccio cordialmente, il tuo affezionato Rodolfo“.

L’ultima lettera di Rodolfo:

Nel 1900 l’imperatore le concesse di risposarsi con il conte del Lonyay, perdendo tutti i titoli imperiali, ed il padre fortemente contrariato da questo matrimonio con un misero conte la diseredò.

Stefania con il Conte del Lonyay:

Stefania con la figlia:

La figlia Elisabetta, Erszi in famiglia, non le perdonò il nuovo matrimonio, che trovava irrispettoso verso il ricordo del padre. Stefania in cambio la diseredò, tanto i rapporti si erano resi difficili.

Morì nel 1945

Sotto, la figlia in età adulta:

Nel suo libro “Come non fui imperatrice” Stefania cerca penosamente di darsi importanza, magnifica i successi delle sue (poche) visite di stato, ricorda l’ammirazione che riceveva (dubbia) e dei suoi impegni a corte in sostituzione della suocera imperatrice, sempre latitante.

Il titolo originale era “Dovevo diventare imperatrice”. E’ vero, doveva diventarlo, doveva avere una vita più importante e serena, piena di importanza storica. Invece non fu così. Eppure pochi la ricordano con ammirazione o simpatia. Resta una mezza figura, neppure simpatica.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio.

Giovanna Francesconi
Giovanna Francesconi

Amo la storia, e le storie dietro ad ogni persona o oggetto. Amo le cose antiche e non solo perché ormai ne faccio parte pure io, ma perché la verità è la figlia del tempo.