A cavallo tra ‘800 e ‘900 milioni di persone partirono dai loro luoghi d’origine in cerca di fortuna, o semplicemente di un lavoro che consentisse la sopravvivenza. La meta era l’America, in particolare gli Stati Uniti dove, nel giro di qualche decennio, si riversarono 12 milioni di immigrati di ogni nazionalità: italiani, tedeschi, norvegesi, spagnoli, polacchi, russi, ma anche cinesi e giapponesi.

Operai italiani di un’acciaieria non specificata


Tutta questa massa di persone si portava appresso culture e modi di vivere diversi, spesso non graditi ai cittadini statunitensi, ma la realtà è che il loro lavoro, durissimo e malpagato, è stato fondamentale per lo sviluppo economico degli Stati Uniti.

Operai in un cotonificio – quasi nessuno di loro sapeva parlare inglese o scrivere il proprio nome

Tra il 1860 e il 1910 il numero di fattorie cresce da due a sei milioni, mentre miniere, fabbriche e grandi industrie difficilmente avrebbero potuto espandersi senza il lavoro degli immigrati.

Operaio italiano a New York – 1912

Immigrati che lavoravano in condizioni spaventose e spesso vivevano in condizioni altrettanto spaventose.

Boscaioli in Georgia

Eppure gli Stati Uniti difficilmente ricordano, e riconoscono, il contributo dato dagli immigrati (per non parlare del lavoro degli afroamericani, ma questa è un’altra storia) alla crescita del Paese.

Una bambina raccoglie il cotone in Oklahoma – 1916

Il giornalista Jose Antonio Vargas, arrivato ancora bambino negli Stati Uniti dalle Filippine con la sua famiglia, scrive, parlando da immigrato:

“Tutti abbiamo una cosa in comune, i desideri delle nostre famiglie per una vita migliore ci hanno portato in questa terra. E le nostre prospettive, idee e sudore – insieme al sangue, alla capacità di recupero e all’innovazione degli schiavi africani e dei loro discendenti – hanno aiutato l’America a diventare la “nazione più produttiva, più ricca e più potente della storia”. Gli immigrati rendono grande l’America, perché gli immigrati hanno fatto l’America.”

Bambina francese di 12 anni al lavoro in un cotonificio

A testimonianza del contributo di questi milioni di persone restano immagini che non rendono appieno la fatica e le difficoltà di questi lavoratori: uomini, donne e bambini che si spaccano la schiena nei campi, nelle fabbriche, in miniera.

New York – 1910 circa

Una “terra promessa” gli Stati Uniti, che ha offerto speranza a chi non aveva più, ma certamente non un paradiso, come racconta bene in “Pane Amaro” Elena Gianini Belotti: una narrazione drammatica della storia di suo padre, emigrato negli Stati Uniti dopo il fallimento dell’azienda di famiglia. Un libro da leggere, per comprendere quali innumerevoli difficoltà, soprusi e violenze, abbiano affrontato tutti quegli uomini e donne partiti con grandi speranze in cerca di una terra promessa.

Bambino polacco si riposa in una scatola di cartone – 1909

Bambini siriani in Massachussets – 1911

Bambina di 7 anni pulisce le ostriche

Immigrato tedesco

Bambina italiana di 14 anni lavora in una fabbrica di scatole – 1913

Minatore di carbone polacco – 1938

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.