Roma, 65 d.C. L’amata moglie di Nerone, Poppea Sabina, per amore della quale il giovane imperatore aveva (forse) fatto uccidere la madre Agrippina, muore per complicazioni legate alla seconda gravidanza, e l’inconsolabile primo cittadino di Roma cerca una soluzione che allevi il suo dolore. Alcuni storici sostennero che fu Nerone stesso ad uccidere la donna con un tremendo calcio alla pancia che condusse Poppea e il feto alla morte, ma l’uxoricidio appare oggi un’eventualità improbabile.

Ritratto di Poppea, fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nel 66 Nerone decide quindi di sposare in terze nozze l’amante Statilia Messalina, vedova di Marco Giulio Vestino Attico, console romano che Nerone stesso aveva costretto al suicidio, forse per tradimento forse perché ne desiderava la moglie.

Ma l’imperatore non è appagato

La differenza fra Statilia Messalina e Poppea è troppo marcata, e quindi Nerone sceglie di far cercare in ogni angolo dell’Impero una persona che assomigli in modo evidente alla moglie Poppea. La persona viene trovata, ma ha un difetto:

E’ un uomo

Nerone, cui evidentemente non mancava un certo gusto per il macabro, decide che il sesso del ragazzo, un liberto romano, non è poi un ostacolo invalicabile, e lo fa castrare dai suoi chirurghi di corte.

Ritratto di Nerone ai musei capitolini. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Il giovane liberto si chiama Sporo (dal greco Σπόρος= Seme), e noi moderni non abbiamo alcuna idea se fosse consenziente all’operazione, anche se è facile presumere che sognasse tutt’altro per la propria vita.

Di certo non poté opporre alcuna resistenza alla volontà del sanguinario imperatore

Nerone e Sporo si sposano quindi in Grecia, alla fine del 66 o all’inizio del 67, e Sporo viene vestito come una vera e propria imperatrice. Da quel momento egli sarà Sabina, Imperatrice di Roma, e accompagnerà Nerone in tutte le cerimonie pubbliche in giro per il regno.

Sporo d’altronde è il secondo sposo di Nerone di sesso maschile:

Prima di lui l’Imperatore aveva sposato il liberto Pitagora, ma nel matrimonio era Nerone a recitare la parte della moglie

Svetonio colloca il suo resoconto della relazione fra Nerone e Sporo nei suoi racconti scandalosi delle aberrazioni sessuali di Nerone, tra lo stupro di una vergine vestale e l’incesto con la madre Agrippina. Cassio Dione racconta che Sporo somigliava vagamente a Poppea, e che Nerone lo chiamò quindi col suo nome. A distanza di tanti secoli è difficile capire la verità dei fatti, ma conosciamo altri particolari curiosi riguardo la coppia imperiale.

Agrippina incorona d’alloro Nerone. Rilievo di Afrodisia, (Turchia). Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Poco prima della morte di Nerone, durante le Calende di Gennaio, Sporo regalò un anello al marito con una gemma raffigurante lo stupro di Proserpina, in cui il re degli inferi rapisce la figlia di Giove e Cerere costringendola a diventare sua moglie. La piccola raffigurazione è magnifica, ma viene interpretata come un cattivo presagio riguardo la caduta di Nerone.

Poco tempo dopo, nel Giugno del 68, Nerone fa i conti con i 14 anni della sua politica e con l’elezione da parte del senato di Galba come nuovo Princeps. L’imperatore decide di fuggire fuori Roma, e riesce a farsi seguire da Sporo, Efafrodito, Neofito e Faonte, ma non dalla moglie Messalina, rimasta a Roma. Giunti nei pressi della villa di Faonte, a poca distanza dalla città, Nerone decide che ne ha avuto abbastanza della fuga, e si ferma per togliersi la vita.

Invita Sporo a iniziare i pianti e i lamenti tipici di un’Imperatrice per la morte dell’Imperatore, e gli chiede di seguirlo nel suo viaggio nel regno degli inferi. Non conosciamo i dettagli di quei concitati momenti, né cosa disse Sporo all’uomo che ne aveva ordinato la castrazione, ma quel che molti hanno sostenuto è che fu proprio la moglie-transgender di Nerone a guidare il pugnale nel collo dell’uomo, dando la morte a uno dei sovrani più celebri di tutta l’antichità.

Vasiliy Smirnov, La morte di Nerone:

Sporo, dal canto suo, sopravvive alla morte del suo Re. E’ in prima linea nell’organizzare i sontuosi funerali di Nerone e accompagna le ceneri al mausoleo dei Domizi sul Pincio.

Dopo la morte del marito, Sporo viene affidato alle cure del prefetto pretorio Ninfidio Sabino, che aveva convinto la Guardia pretoriana a disertare dal comando di Nerone. Ninfidio stesso trattò l’ex-imperatrice come una moglie, cambiandole il nome in Poppea. Il prefetto tentò di farsi eleggere Imperatore scalzando Galba, ma finì ucciso dalle sue stesse guardie.

Statua di Poppaea nel Museo Archeologico di Olimpia (Grecia):

Non sappiamo cosa accadde a Sporo in quei mesi, ma poco dopo egli riappare nelle cronache al fianco di Otone, Imperatore di Roma per 3 mesi, dal Gennaio all’Aprile del 69, Otone non è vicino a Sporo a caso: egli era stato il primo marito di Poppea, secondo alcuni il mezzo con cui la donna aveva architettato il proprio matrimonio con Nerone.

Sporo è quindi la seconda persona con cui Otone e Nerone condividono la camera da letto, e per Sporo sarà anche l’ultima. Otone viene spodestato nell’Aprile del 69, e Sporo viene destinato a fare la parte della vittima sacrificale durante una macabra rievocazione del ratto di Proserpina (la stessa scena raffigurata nell’anello che il liberto aveva regalato a Nerone) in uno spettacolo gladiatorio.

Lo sfortunato Sporo, castrato da Nerone, a fianco di Ninfidio Sabino e poi di Otone, sarebbe quindi costretto alla pubblica umiliazione anche dall’Imperatore Vitellio, che vorrebbe farlo morire fra le urla festanti di un’arena romana.

Sporo decide che, almeno nella morte, sarebbe stato lui a decidere il proprio destino. Sceglie quindi di suicidarsi, lasciando questo mondo non fra urla, risa e schiamazzi ma nella solitudine di una stanza. Probabilmente non aveva ancora 20 anni.

 

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...