Gli ultimissimi anni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento conoscono l’ansia di raggiungere il Polo Sud, e vivono una sorta di corsa all’Antartide, l’ultimo continente inesplorato, freddissimo e inospitale territorio che stringe in un gelido abbraccio mortale molti tra quelli che osano violare la sua bianca distesa di ghiaccio.

Mappa dell’Antartide

Fonte immagine: Heraldry via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Molte nazioni si fanno un punto d’onore per aver la loro bandiera piantata per prima al Polo Sud: Norvegia, Svezia, Germania, Belgio, Francia, Regno Unito, Giappone e Australia organizzano spedizioni che poi saranno definite “L’epoca eroica dell’esplorazione antartica”. Eroica perché, vista con gli occhi di oggi, risulta anacronistica:

“L’epoca eroica dell’esplorazione antartica fu ‘eroica’ in quanto fu anacronistica prima di cominciare, il suo obiettivo astratto era il polo, i suoi protagonisti romantici, virili ed imperfetti, i suoi drammi erano morali (non solo per cosa fecero ma per come lo fecero), ed il suo ideale era l’onore della nazione. Fu un primo banco di prova per le virtù razziali di nazioni quali la Norvegia e l’Australia, e fu il luogo dell’ultimo sforzo europeo prima di affondare nella Grande Guerra.” (Tom Griffiths, Slicing the Silence: Voyaging to Antarctica)

Grotta in ghiacciaio, con la nave Terra Nova sullo sfondo

Esploratori romantici quindi, che riescono a vedere nel raggiungimento dell’obiettivo, oltre al lato scientifico, anche quello più squisitamente culturale, intessuto di poesia, fotografia e disegni, un contributo artistico che non ci si aspetta da rudi e un po’ grezzi uomini di mare e di scienza.

In tenda dopo il tramonto, disegno di Edward Wilson


Tredici esploratori muoiono durante le nove spedizioni dell’Epoca eroica (più altri sei per cause non strettamente legate alle missioni), e tra loro ci sono Edgar Evans, Lawrence Oates, Robert F. Scott, Edward Wilson ed Henry Bowers, partiti con la Spedizione Terra Nova.

Gli uomini della Spedizione Terra Nova

La Spedizione Terra Nova

Robert Falcon Scott ha già guidato la spedizione Discovery (1901/1904), che contribuisce a (discusse) scoperte scientifiche in diversi campi, come geologia, zoologia e meteorologia. Scott però vuole essere il primo a raggiungere il Polo Sud, ad ogni costo, in particolare dopo che il suo connazionale (e avversario) Shackleton era arrivato, nel 1909, ad appena 187 chilometri dalla meta.

Robert Falcon Scott


La spedizione, finanziata quasi interamente con fondi privati, è composta da marinai e scienziati: il tenente Edward Evans, secondo di Scott, il responsabile scientifico Edward Wilson, che unisce alla sua competenza nella biologia doti di bravo illustratore, e poi il meteorologo George Simpson, il fisico Charles Wright, il geologo Franck Debenham e altri.

Il veliero Terra Nova

La spedizione si avvale della nave Terra Nova (dalla quale prende il nome) nella prima parte del viaggio, per portare provviste, uomini, mezzi e animali dalla Nuova Zelanda in Antartide. Mentre Scott è in Australia per raccogliere fondi riceve un telegramma da parte di Roald Amundsen, che lo avverte di aver iniziato la sua spedizione “verso sud”. L’esplorazione si trasforma in una gara con Amundsen, al quale brucia ancora la sconfitta nella corsa al Polo Nord, vinta da Robert Peary.

Una bellissima immagine di Herbert Ponting, fotografo della spedizione

La Terra Nova Expedition parte sotto i peggiori auspici: pochi giorni dopo aver lasciato la Nuova Zelanda, alla fine di novembre del 1910, la nave viene colpita da una tempesta, con gli uomini che devono sgottare l’acqua con i secchi perché la pompa di sentina va fuori uso, mentre si perdono in mare carbone e carburante, oltre a due pony e a un cane.

La Terra Nova in balia di una tempesta

Come se non bastasse, quando la Terra Nova il 10 dicembre raggiunge il pack antartico, rimane intrappolata nel ghiaccio per 20 giorni. Un ritardo che segnerà il destino della spedizione.

Le condizioni climatiche sono estreme, con temperature che raggiungono i meno 60 gradi, ma gli uomini della spedizione proseguono con la loro tabella di marcia. Il primo ufficiale Victor Campbell, insieme a sei uomini (gruppo chiamato Northern Party), salpa con la Terra Nova verso la Terra di re Edoardo VII, e poi verso la Terra della regina Vittoria, per prendere campioni e fare ricerche.

Mappa delle spedizioni antartiche di Amundsen e Scott

Tornando indietro vede Amundsen e i suoi accampati nella Baia delle balene. Campbell avvisa della novità Scott, che procede come previsto: attrezzare dei campi base lungo il percorso verso il polo, tra impressionanti bufere di neve, con i pony che si rivelano animali inadeguati a quelle latitudini, e muoiono quasi tutti (meno due) per la fatica, per il cibo insufficiente, perché mancano delle necessarie calzature da neve. Alla fine l’ultimo campo base sarà installato a oltre cinquanta chilometri dal luogo inizialmente previsto: una decisione che si rivelerà deleteria.

Uomini e animali sul Terra Nova


Ad aprile una parte degli uomini della spedizione si preparano a passare l’inverno antartico a Camp Evans, mentre alcuni partono verso le Western Mountains, e il Northern Party prosegue in quella che doveva essere un’esplorazione in slitta del plateau antartico, e che andrà incontro a inenarrabili difficoltà: un intero inverno bloccati in un rifugio che chiamano Isola Inexpressible, e poi la fame, congelamenti, dissenteria. Dopo un viaggio di oltre 300 chilometri a piedi, perché la Terra Nova non riesce a recuperarli a causa del ghiaccio, arrivano ad Hut Point, tutti in pessime condizioni, il 7 dicembre 1912.

Oxo, Sponsor della Spedizione


Anche gli uomini della spedizione alle Western Mountains non riescono a risalire sulla Terra Nova, e si spostano verso sud a piedi. A loro va un po’ meglio, perché incontrano il veliero dopo un mese di cammino.

Intanto Scott e gli altri iniziano la spedizione verso il Polo Sud: dalla penisola di Hut Point devono percorrere 2842 chilometri per raggiungere la meta.

Partono in sedici, il 24 ottobre 1911, divisi in diversi equipaggi: il primo, che si sposta su due motoslitte, deve precedere gli altri per rifornirli. Peccato che i mezzi meccanici si blocchino e gli uomini devono trascinare a braccia oltre 300 chili di bagaglio.

Il difficoltoso trasporto dei rifornimenti

In un continuo avvicendarsi di fallimenti nel rifornimento dei depositi lungo il percorso, con i gruppi di supporto che si sforzano di sopperire ad un’organizzazione maldestra, il gruppo ristretto diretto al Polo – composto da Scott, Bower, Oates ed Edgar Evans – procede verso la meta. Il 16 gennaio 1912, nell’accecante distesa di ghiaccio, i cinque uomini vedono un punto nero in lontananza. Il giorno dopo, quando arrivano al Polo, scoprono che è la bandiera piantata da Amundsen:

L’esploratore norvegese li ha preceduti di un mese, e ha lasciato per loro delle provviste e una lettera

Gli esploratori raggiungono il Polo Sud dove c’è già la bandiera piantata da Amundsen

Non è il trionfo in cui sperava Scott, ma è comunque una vittoria poter piantare la bandiera britannica, a degna conclusione di una missione disumana.


Il gruppo intraprende il viaggio di ritorno, che all’inizio non presenta difficoltà insormontabili. Con il passare delle settimane però, e la fine dell’estate, l’Antartide presenta il conto: le temperature scendono sotto i meno 30 gradi, le slitte scivolano a fatica sulla neve irruvidita, mentre Scott ordina comunque di raccogliere campioni geologici.

Evans, Bower, Wilson e Scott

La Barriera di Ross è un inferno di ghiaccio, mentre i cinque esploratori sono allo stremo delle forze, denutriti, con Evans che inizia a mostrare i segni del congelamento, e lo scorbuto che toglie la poca energia rimasta. Dei venti chilometri al giorno che occorrerebbe percorrere per raggiungere i depositi posti in successione senza debilitarsi irreversibilmente, il gruppo ne percorre solo cinque.

Edgar Evans

Evans è il primo a morire, poco dopo aver superato il ghiacciaio di Beardmore. Oates, che ha male a una gamba per una ferita di guerra, e si avvede di un principio di congelamento, il 17 marzo 1912 (ma Scott non riesce bene a tenere il conto dei giorni), uscendo dalla tenda dice agli altri: “vado a fare un giro, potrebbe volerci un po’.”

Edward Wilson

Non vuole rallentare gli altri tre esploratori, apparentemente in grado di cavarsela, ma il suo sacrificio sarà inutile: il 20 marzo, con il deposito più vicino a circa 15 chilometri, una tempesta di neve impedisce ai tre superstiti di procedere. Moriranno nella tenda, nel giro di otto o nove giorni. L’ultimo a cedere al freddo dell’Antartide è Scott, che il 29 marzo 1912 scrive l’ultima pagina del suo diario:

“Ogni giorno saremmo pronti a partire per il deposito a 11 miglia di cammino, ma fuori dalla tenda imperversa la tempesta. Non credo che possiamo sperare in un miglioramento della situazione. Combatteremo fino all’ultimo, ma ovviamente siamo sempre più deboli e la fine non può essere lontana. È un peccato, ma non penso di poter scrivere di più. Per l’amore di Dio, prendetevi cura delle nostre famiglie”.

L’ultima pagina del diario di Robert Scott

Il 12 novembre 1912 i corpi dei tre sfortunati esploratori saranno ritrovati da un gruppo di ricerca, che recupera tutto il materiale raccolto, i diari, le pellicole fotografiche e appronta un cumulo di neve sopra le salme, con una croce sopra, fatta con un paio di sci.

La tomba di Scott, Wilson e Bower

La tragica morte di Scott e degli altri quattro esploratori arrivò addirittura a offuscare parzialmente la gloria di Amundsen, ma al netto delle celebrazioni per quell’eroica impresa, rimangono irrisolti i dubbi sulle responsabilità di Scott per quella tragica fine.

Robert Falcon Scott

L’esploratore, nel suo diario, parla di una serie di “sfortune”, ma c’è che gli imputa una pessima organizzazione logistica, unita a una capacità di giudizio offuscata da un temperamento autoritario.

Scott scrive il suo diario a Camp Evans

Uno dei partecipanti, lo zoologo Cherry-Garrard parlerà di quell’avventura come della “peggior spedizione del mondo”.

Lo zoologo Cherry-Garrard


Da allora, a ricordo di quella controversa impresa, rimane una croce, posta da Victor Campbell sulla Observation Hill, a Hut Point, con i nomi dei cinque sfortunati esploratori, e un verso tratto dall’Ulysses di Tennyson:

Lottare, cercare, trovare e non cedere

l’unico epitaffio possibile per quei cinque moderni Ulisse che hanno oltrepassato le loro “colonne d’Ercole”, e come l’eroe omerico non hanno più fatto ritorno.

La croce sull’Observation Hill

Il fotografo Herbert Ponting

Spedizione Terra Nova 1

Spedizione Terra Nova 2

Spedizione Terra Nova 3

Spedizione Terra Nova 4

Spedizione Terra Nova 5

Spedizione Terra Nova 6

Spedizione Terra Nova 7

Spedizione Terra Nova 8

Spedizione Terra Nova 9

Spedizione Terra Nova 10

Spedizione Terra Nova 11

Spedizione Terra Nova 12

Le immagini sono di pubblico dominio

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.