Durante la Guerra di Successione Austriaca – il Settecento è stato un secolo in cui guerre e paci vennero trattate con distacco “sportivo” da raffinati aristocratici – la Francia di Re Luigi XV e la Gran Bretagna di Giorgio II della dinastia tedesca degli Hannover si trovavano su fronti opposti. Da una parte, sotto il comando inglese del Duca di Cumberland, si trovavano spalla a spalla Olandesi, Austriaci e Hannoveriani. Dall’altra, spiccava un omogeneo schieramento francese sotto la guida dell’abile stratega Maurice De Saxe. Si sarebbero affrontati 56.000 francesi contro 50.000 alleati. Forze circa equivalenti.

L’Alloro della Vittoria premiò i transalpini, ma l’evento è stupefacente per un episodio che accadde all’inizio dei combattimenti. Episodio che sintetizza un’Epoca, un evento che fa toccare con mano quello che venne definito lo

Spirito del Settecento

In un settore del campo di battaglia si guardavano nel bianco degli occhi le rispettive truppe d’èlite. La crème de la crème. I britannici sfoggiavano il 1° Reggimento Guardie, le antiche Coldstream Guards dall’eloquente motto “Secondi a Nessuno” mentre i francesi sfoderavano i Pupilli del Re, cioè la Garde Francaise, in prima fila nelle terribili Ramillies (1706) e Malplaquet (1709).

Il comandante francese avanza canzonando gli inglesi di fronte ai propri uomini. Dipinto di Édouard Detaille:

Avanzando su un pendio gli inglesi, a un certo punto, inaspettatamente, si ritrovarono a circa trenta passi dai francesi. Immaginiamo la sorpresa da entrambe le parti. Non c’era che da aprire il fuoco. E, a distanza così ravvicinata, le perdite sarebbero state considerevoli. Così, nello stupore generale, avvenne una cosa imprevedibile. Un capitano dei Coldstreamers, chiedendo ai suoi uomini di farlo passare, attraversò le file e si piazzò davanti alla prima linea. Il suo nome era Sir Charles Hay, figlio cadetto del Marchese del Tweeddale. A questa mossa, il nobile francese D’Anterroches fece specchio. L’imminente scontro subì una pausa, come se entrambi i contendenti tenessero il respiro. Così, Hay, con modi più che cortesi e insanamente cavallereschi, disse una frase del tipo

Mes ami français – vi invito a sparare per primo!

Le celebrate buone maniere settecentesche erano drammaticamente sfociate nella Follia e nell’Orgoglio associato allo Stile. Far sparare per primo l’avversario, in battaglia, non è educato ma è soltanto insensato. La stravagante offerta venne rigettata dal conte D’Anterroches che, evidentemente, si sentì colpito nell’orgoglio e perciò rispose anche lui da personaggio di fiction fantasy-cavalleresca

Gentlemen, mai apriremmo il fuoco per primi… sparate voi

Si era arrivati all’assurdo. Ed è possibile immaginare le facce e i pensieri delle migliaia di combattenti che stavano partecipando a una delle più pazzesche tragicommedie della Storia. Due ufficiali stavano giocando su migliaia di vite di intere unità. Con la mente rivolta soltanto a un loro, malsano, senso dell’onore. L’incantesimo, tuttavia, non poteva durare in eterno anche perché la battaglia in altri settori si era già accesa. Così uno schieramento, non si sa per costrizione o semplicemente per istinto, sparò la fatidica prima salva. Furono i francesi, seppur non sia stata così efficace. Ad ogni modo possiamo notare che solo nel Settecento una stramberia del genere sarebbe potuta accadere. Come mai?

Il conte d’Anterroches invita gli inglesi a sparare per primi:

Da fine Seicento si osservò una notevole trasformazione grazie a correnti di pensiero progressiste come l’Illuminismo ed evoluzioni tecnologiche (s’imposero su larga scala le armi da fuoco). La guerra divenne meno brutale, dal momento che gli scontri corpo a corpo si fecero sempre più rari e perciò la violenza diminuì.

Lo scontro ravvicinato si deprezzò, cioè quello che un tempo conferiva all’antico guerriero solida reputazione

Emerse così nei campi di battaglia una maggiore umanità e cortesia. La nuova figura di combattente la potremmo chiamare Ufficiale-Gentiluomo il quale, oltre alla marzialità, poteva esibire gentilezza di modi e classe. In maniera molto suggestiva si definì la guerra del tempo come

Uno scambio di polvere bianca per quella nera

Sotto, la battaglia di Fontenoy, dipinto di Henri Félix Emmanuel Philippoteaux del 1873:

facendo un parallelo tra la polvere di cipria che ci si metteva nei capelli e nel viso per abbellirsi come e la polvere da sparo delle armi da fuoco. Non pochi scendevano in campo “armati” soltanto di un bastone da passeggio. Era come dire: “Provate pure a spararmi, a scagliarmi palle di cannone, a infilzarmi, non ho paura di voi“, ostentando un notevole sprezzo del pericolo. Anche dal punto di vista fisico si verificarono interessanti cambiamenti. La fine del bestiale corpo a corpo permise di entrare in combattimento sfoggiando una costituzione aggraziata e non troppo muscolosa. Insomma un damerino da ballo di gran galà! Un tipo d’uomo che, in precedenza, sarebbe stato scartato in un batter d’occhio da qualsiasi armata. L’animale da battaglia, un tipo alla vichinga per intenderci (ma in genere qualsiasi guerriero del passato), era “stato ucciso” dalle armi da fuoco e dalle buone maniere.

Tornando al capitano Hay, venne in seguito gravemente ferito e, per un alcune ore, fu creduto morto, ma sopravvisse. Comunque, per sempre, rimarrà nella Storia come “Il Gentleman di Fontenoy”. O, per meglio dire, “L’uomo dal malsano senso dell’onore di Fontenoy”.

Categorie: Storia

Riccardo Dal Monte

Riccardo Dal Monte

Sono un docente di Storia e Filosofia di Liceo e ho scritto nel 2010 per la Hobby&Work “LA VIA DEL CORAGGIO” ed è in fase di pubblicazione per la Mattioli 1885 “GLI ULTIMI GUERRIERI D'EUROPA”. Amo molto viaggiare e fare reportage, in particolare in luoghi storici (storia recente Bosnia-Kosovo, storia contemporanea Normandia-Verdun-Gibilterra, storia antica Peloponneso-Etruria) e natural-leggendari (Transilvania, Highlands Scozzesi, Cimmeria-Crimea, Isola Cimbrico-Germanica di Asiago).