Sogno d’Oriente: il Castello delle Meraviglie di Sammezzano

Profumo di sandalo, labdano, fragranze esotiche, intense e legnose. Immergiamoci in un mondo onirico fatto di mercanti di spezie e trafficati bazar accompagnati dalle magiche note delle melodie d’oriente.

Castello di Sammezzano, Toscana, Italia. Fotografia di Paebi condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

E’ questo lo scenario che circonda il sogno di un nobiluomo dell’aristocrazia toscana e della sua tenuta. Il Castello di Sammezzano si erge silente nella campagna italiana. Una storia antica, circondata di splendore e mistero, ornata dai fasti di questa misteriosa residenza. Affascinante come il Taj Mahal, stupefacente come la Alhambra, le sue radici affondano nell’epoca romana, la sua storia prosegue nel medioevo e esplode in tutta la sua bellezza nell’800.

L’ attuale splendore si deve al marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, che dal 1842 al 1890 si dedicò a rivisitare lo stile seicentesco del maniero. In quegli anni la corrente artistica orientalista diffondendosi in Europa arrivò fino in Toscana. Cotanta bellezza rapì il marchese che dedicò 40 anni al progetto della dimora, regalando all’Italia il più importante esempio di architettura orientalista.

La facciata posteriore del Castello di Sammezzano, Toscana, Italia. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Il mondo del web narra che Sammezzano ospiti 365 stanze, una per ogni giorno dell’anno. In realtà, sviluppandosi su tre piani, il Castello si compone di circa 70 ambienti. Le sale più artisticamente rilevanti, ognuna con la propria unicità e splendore, sono 24, tutte ubicate al primo piano (detto anche piano nobile o monumentale).

Prepariamoci a un tour in una “realtà surreale”, magica, incantata e fuori dal tempo e dallo spazio. A farci da cicerone l’enigmatico Marchese che ci attende alla soglia per ospitarci nella sua residenza. Varcato l’ingresso ci immergiamo già nello splendore. E’ l’Atrio delle Colonne che deve il suo nome ai maestosi pilastri che si ergono fieri nel loro colore grigio perlato sormontati da una volta in maiolica blu.

L’atrio delle Colonne. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Il nostro ospite ci accompagna nella Sala del Non Plus Ultra. Colto dallo stupore di fronte a tanta bellezza, lo sguardo divaga, scruta e si incanta di fronte ai vivaci colori, i riflessi degli specchi e i bassorilievi che riempiono la stanza. Noteremo le iniziali del Marchese, P.X., che orgoglioso della sua discendenza nobiliare le mostra in piena sintonia con le decorazioni. La parte superiore del salone mostra un ballatoio riccamente adornato, un soffitto a cassettoni e vetrate policrome. Giochi di luci e colori ci ammaliano e rapiscono. Due porte, una di fronte all’altra, riportano sull’architrave il testo “Non plus ultra”, quasi a voler avvisare il visitatore di prepararsi a uno spettacolo senza eguali: l’ingresso ad un luogo segreto e pieno di incanto impossibile da scovare altrove.

Il fiero marchese ci lascia smarrire conducendoci con la fantasia tra gli astri. E’ la Sala delle Stelle. Cambiano i colori, le forme vengono rivisitate, la luce filtra in maniera differente. Le vetrate colorate, a forma di stella, danno il nome alla piccola sala. Il nuovo scenario porta alla mente echi dell’architettura araba e lo spazio si restringe, ci avvolge in un abbraccio. Sulle pareti laterali leggiamo: “Nos contra todos” e “Todos contra nos” ( Noi contro tutti e tutti contro noi). Ma al centro un monito: “Virtus in medio”, la Virtù sta nel mezzo, come a ricordarci di cercare sempre un equilibrio tra due estremi.

La sala dei Gigli. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

La Sala Bianca ci attende. Vestita di candore, è la sala da ballo, con la sua forma ottagonale si sviluppa su due piani. Siamo entrati nel più importante e grande salone italiano realizzato interamente in stile moresco, caratteristico della cultura architettonica dell’Africa del Nord e della Spagna, caratterizzato da linee severe ed essenziali, uso di cupole, archi intrecciati, ornamenti ricchi in stucco, mosaici in ceramica, motivi geometrici o vegetali. E’ cinta da un porticato di 24 colonne con capitelli a muqarnas, soluzione decorativa tridimensionale, i cui elementi compositivi sono organizzati in strati verticalmente sovrapposti e restringenti. Al centro, una grata bianca circolare, mostra uno spazio sottostante in cui si scorge una palma di terracotta dalla quale zampillava acqua.

La voglia di stupire lo spettatore non si placa in Ferdinando e siamo i benvenuti nella sua Sala delle Farfalle. Le decorazioni che ne ornano le pareti hanno la forma di farfalle protette da una candida voliera  sormontata da una cupola realizzata interamente in “muqarnas”, piccole forme che pendono dall’alto. Questa è collegata a quella del Fumo tramite uno scenografico corridoio riempito da stalattiti dagli sfavillanti colori. E’ la Galleria delle Stalattiti  che si sviluppa dividendosi in tre campate coperte da cupole. Le pareti si vestono di arabeschi e piastrelle di maiolica smaltata dette “azulejos”, tipicamente spagnole.

L’Ottagono Dorato, la Sala del Fumo, si mostra fiero coprendosi d’oro. Adibito a sala fumatori, il marchese si preoccupò di dotarlo di un complesso sistema di aerazione che permetteva al fumo di uscire senza diffondersi negli altri ambienti. Un passaggio  ci conduce alla Sala di Consiglio. Percorrendo questa galleria leggeremo: “Nodum solve”. Una sfida che il marchese lancia. “Risolvere il nodo”, l’enigma di Sammezzano, il segreto nascosto nello splendore, custodito tra le sale del Castello e non ancora svelato.

Una sala con vetrate colorate. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

La “Sala di Consiglio”, più nota come Sala dei Gigli, ci porta nell’antica Cina. Gli archi che la compongono sono costituiti da ornamenti a squame ornamentali che sfumano dal rosa all’argento. Venti colonne con capitelli policromi sorreggono una ricchissima cupola traforata tempestata di vetri colorati che dona a questa sala caleidoscopici e ipnotici giochi di luce.

La sala più nota di Sammezzano è quella che si ispira al variopinto piumaggio del pavone, animale da cui prende il nome e uccello nazionale dell’India a cui la bellezza architettonica di questo ambiente si ispira. Decorazioni “a ventaglio” si aprono partendo dal pavimento riprendendo la forma e la fantasia cromatica della coda di questo splendido animale. La perfetta armonia delle linee rette alternate alle curve si sviluppa in un impressionante cromatismo ricco e vivace, in sfumature che si tingono dal rosso, al giallo, al verde, al blu, al viola. L’incanto che ne scaturisce è ipnotico.

La sala dei Pavoni, all’interno. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Infine la Sala degli Amanti, dedicata a grandi amori platonici e tormentati della letteratura dell’epoca, Tristano, Bradamante, Orlando, Angelica, Medoro, Ruggero, Isotta. Nel suo complesso ricorda un ricamo, un merletto cucito su misura alle pareti e si arrampica sul soffitto illuminando l’ambiente col bianco dei suoi stucchi. E’ la sala più ricca di messaggi che Ferdinando lascia ai posteri e che ci aiutano a svelare il suo temperamento e stato d’animo.Adibito a suo personale studio, è una delle ultime camere a essere stata ristrutturata quando, ormai anziano, si ritira dallo scenario politico. Quei messaggi alle pareti sono l’urlo dell’anima del Marchese. Rivelano l’amarezza di quel periodo, ma anche il nobile orgoglio che non lo ha mai abbandonato.

La sala degli Amori. Fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Va solingo il Lion pel suo sentiero, spiega romita al cel l’aquila in volo

sia nobil tedio o volontà d’Impero, ogni forte nel mondo è sempre solo

Eclettico, scontroso, fiero, pagò caro il non volersi piegare alle convenzioni. Nel suo non voler scendere a compromessi, incompreso dalla nobiltà del suo tempo, preferì trovare riparo in una bellezza che creò per sé stesso. Un castello fatto di meraviglia, una tenuta segreta, un magico riparo dal tempo senza tempo.

SITOGRAFIA E FONTI:

Il Castello di Sammezzano

Sammezzano, il Castello che parla. La Sala degli Amanti

BIOGRAFIA:

Curiosa esploratrice dell’ignoto. L’avventura che cerco ogni giorno è la crescita e l’apprendimento quotidiano di qualcosa di nuovo, la scoperta, la novità.

Roberta Nigido

Creare usando la fantasia è la mia passione. Non ho molta manualità e non sono brava nel disegno, non sono particolarmente portata con la fotografia (ma mi ostino a migliorare) e la mia voce non mi aiuta col canto (più cornacchia che usignolo). L'unico modo che ho trovato per esprimermi al meglio è tenendo una penna in mano... o una tastiera sotto le dita.