Sir Richard Francis Burton fu uno dei personaggi più affascinanti e fuori dall’ordinario: esploratore, spia, geografo, scrittore, traduttore, soldato, schermidore, cartografo, orientalista, etnologo, linguista, poeta, diplomatico e probabilmente molto di più.

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Nacque a Torquay nel Devon, il 19 marzo del 1821, figlio di un ufficiale dell’esercito britannico e di una ricca ereditiera. Fin da piccolo, a causa dei frequenti spostamenti della sua famiglia, era abituato ai viaggi e al contatto con culture diverse, dimostrando una sorprendente vocazione all’apprendimento delle lingue: imparò velocemente il francese, l’italiano, il latino e numerosi dialetti. Si dice che una breve relazione giovanile con una ragazza gitana fu l’occasione per imparare la lingua romaní.

Si iscrisse a diciannovenne al Trinity College di Oxford nel 1841, ma fin da subito emerse una grave incompatibilità con insegnanti e studenti, nonostante la sua spiccata intelligenza. Sfidò a duello un compagno che aveva deriso i suoi baffi e, dopo altri episodi di insofferenza alle rigide regole del college, fu infine espulso. Decise di arruolarsi nell’esercito e fu inviato in India agli ordini del Generale Charles James Napier.

Sir Richard Francis Burton in India. Fotografia di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


Sotto le armi perfezionò il suo talento di spadaccino e la sua abilità nella lotta, nella quale dimostrava una ferocia demoniaca che gli permetteva di affrontare simultaneamente più avversari. Aggiunse poi altre lingue alla sua vasta cultura: Hindustani, Gujarati, Punjabi, Sindhi, Saraiki e Marathi, oltre al persiano e all’arabo.

Pare che nel corso della vita imparò circa ventinove lingue e numerosi dialetti; durante gli anni trascorsi in India allevò addirittura una piccola colonia di scimmie con lo scopo di imparare il loro linguaggio.

Burton aveva l’abitudine di indossare i vestiti degli abitanti del posto, adottando gli usi e le tradizioni quotidiane nella sua vita, tant’è che il suo insegnante di lingua hindi gli permise di portare il “janeu”, il filo sacro che viene consegnato ad un individuo nel momento in cui superato un rito di passaggio, entra a fare parte di una scuola induista.

Le capacità linguistiche e la sua capacità a integrarsi con i diversi popoli lo resero un ufficiale ideale per l’Intelligence e divenne una delle spie migliori dell’epoca, senza venire mai smascherato in nessuna delle sue missioni.

Dopo sette anni di permanenza in India decise di realizzare la prima grande impresa della sua vita: compiere l’Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, che a quel tempo era una città vietata agli europei. La sua copertura come sceicco, di nome Abdullah, era curata in ogni dettaglio: nelle vesti e nei gioielli, nei modi di fare, nei riti e nelle movenze in occasione delle cerimonie e, per essere del tutto integrato e non rischiare di essere scoperto, Burton si circoncise.

L’impegno di Burton lo portò non solo a vivere per mesi alla Mecca, ma ebbe accesso anche all’interno della Kaaba, l’edificio al centro della moschea che rappresenta il luogo più sacro per i musulmani.

Sir Richard Francis Burton con un abito cerimoniale arabo. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


Burton sviluppò una forte curiosità per le città proibite e, nel 1854, divenne il primo europeo moderno ad essere entrato nella città di Harar nell’attuale Etiopia, un pericoloso centro di commercio di schiavi che era notoriamente ostile a tutti gli stranieri. Lo stesso Burton si vantò:

Abitavo sotto il tetto di un principe talmente rigido che qualsiasi parola sbagliata significava la morte

Durante la permanenza in Medio Oriente Burton aveva sentito racconti di viaggiatori arabi che parlavano di grandi laghi all’interno del continente africano e così, supportato dalla Royal Geographical Society, decise che quella sarebbe stata la prossima avventura che avrebbe affrontato. Con lui partirono altri tre britannici: John Hanning Speke, G. E. Herne e William Stroyan.

John Hanning Speke. Immagine di pubblico dominio condivisa via Wikipedia


Le cose purtroppo andarono male. Mentre erano accampati nei pressi di Berbera furono attaccati da circa duecento guerrieri somali. Stroyan fu ucciso, Speke fu catturato e ferito gravemente, riuscendo però a fuggire inseguito dai giavellotti scagliati dagli assalitori. Burton fu trafitto da una lancia, la cui punta lo trapassò da guancia a guancia, e dovette fuggire con l’arma ancora conficcata nella testa. La disavventura lasciò due profonde cicatrici sul suo volto e qualche strascico polemico tra lui e Speke.

L’insuccesso della spedizione, comunque, non impedì alla Royal Geographical Society di finanziare un secondo tentativo, sempre affidato a Burton e Speke. Partirono il 27 giugno del 1857 dalla costa orientale dell’Africa, diretti verso l’interno. Questa volta il nemico principale furono le malattie tropicali, che resero Speke temporaneamente cieco e sordo da un orecchio a causa di un’infezione e che impedirono a Burton di camminare per alcuni giorni.

Itinerario 1857-1858. Immagine di Rgclegg condivisa con licenza Creative Commons 3.0 via Wikipedia


Nel febbraio 1858 raggiunsero il Lago Tanganica. Burton fu rapito dalla vista dell’immenso specchio d’acqua, ma poco dopo tornò ad ammalarsi e fu costretto al rientro, mentre il suo compagno riacquistò la vista e si diresse verso nord, arrivando infine a localizzare quello che battezzò Lago Vittoria, in onore della sovrana, e a considerare questi luoghi le leggendarie sorgenti del Nilo, allora considerato il fiume più lungo al mondo.

I due esploratori rientrarono separatamente in Inghilterra, molto provati nel fisico, iniziando tra loro una battaglia fatta di invidie e gelosie reciproche. La querelle fra i due continuò per anni alternandosi alle loro spedizioni e si concluse soltanto con la morte di Speke il 15 settembre del 1864 in una battuta di caccia, proprio il giorno prima di un incontro tra i due contendenti di fronte alla British Association for the Advancement of Science.

Obelisco dedicato a John Hanning Speke a Londra. Fotografia di Chmee2 condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia

Il capitano Burton, terminata l’esperienza di esploratore, sposò Isabel Arundell nel gennaio 1861 e iniziò la sua carriera di diplomatico: Guinea Equatoriale, Brasile, Damasco ed infine nel 1872 Trieste, con l’incarico di console di Sua Maestà.

Questa vita più tranquilla gli permise di dedicarsi alla scrittura, ai resoconti dei suoi viaggi e alle traduzioni di opere ancora inedite in Europa, come Le Mille e una notte ed il Kāma Sūtra, creando scalpore e attirandosi l’accusa di pornografia.

Durante i suoi viaggi Burton aveva infatti annotato usi e costumi di tutte le popolazioni con cui era entrato in contatto, concentrandosi in particolare sulle loro abitudini sessuali e descrivendole nei minimi particolari. Per poter aggirare i divieti di pubblicazione imposti dall’Obscene Publications Act nel 1857 creò la Kama Shastra Society, una sorta di club di lettori all’interno del quale era possibile far circolare volumi che altrimenti sarebbero stati censurati dalla Society for the Suppression of Vice.

Sir Richard Francis Burton morì d’infarto a Trieste la mattina del 20 ottobre 1890. La moglie Isabel, fervente cattolica, chiamò un sacerdote per dargli l’estrema unzione. Burton si era sempre dichiarato ateo ma Lady Isabel, convinta di potergli regalare una redenzione postuma, organizzò un sontuoso funerale cattolico a Trieste celebrato dal vescovo della città, in seguito descrivendo il funerale con queste parole: “La processione fu regale. La bara era rivestita con la bandiera britannica, e dietro portavano il cuscino col simbolo cavalleresco di Burton e le sue medaglie. Poi seguivano una carrozza con una piramide di ghirlande, un reggimento di fanteria e il Governatore e le autorità di Trieste. Tutte le bandiere della città sventolavano a mezz’asta“.

Necrologio di Sir Richard Francis Burton

Dopo le celebrazioni Isabel si chiuse nella villa sul colle di San Vito e nei giorni successivi mise in atto un piano scellerato. Gettò tra le fiamme tutti i lavori incompiuti che affollavano lo studio del marito, compreso il prezioso manoscritto “Il giardino profumato”, l’ultimo lavoro di traduzione di un manuale arabo. Parlava di consigli sulle pratiche sessuali, sulle precauzioni relative all’igiene e ai rimedi contro le malattie:

Un testo unico per la serietà medica con la quale erano trattati gli argomenti più lascivi e osceni

Per la cattolicissima Isabel, che aveva vissuto devota per decenni accanto ad un uomo così carismatico, la distruzione di questo e di altri lavori dai contenuti simili era l’unico modo per assicurare una salvifica conversione al marito defunto.

Lady Isabel Burton nello studio del marito

Nonostante il marchio della colpa per la distruzione del lavoro del marito, sarà però ricordata per lo straordinario omaggio finale che gli riservò al momento della sepoltura una volta rientrata in Inghilterra.

La tomba di Sir Richard Francis Burton fu infatti disegnata e fatta costruire in prima persona da Lady Isabel, un’incredibile creazione architettonica nel cimitero di Mortlake.
Il mausoleo dove riposa Burton ha la forma di una tenda beduina, in onore alla sua carriera.

Mausoleo coniugi Burton. Fotografia di Svarochek condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia


La pietra è stata scalpellata con maestria, e sembra che una leggera brezza stia scuotendo la stoffa della tenda, che è decorata con un motivo a stelle e mezzelune tipicamente orientale.

Un crocifisso decorato con motivi geometrici arabi precede una piccola lapide a forma di libro aperto che reca le date di nascita e morte del comandante e di sua moglie.

Sul retro della tenda vi è una finestrella di vetro che permette ai visitatori di vedere al suo interno. Una piccola stanza, piena di oggetti bizzarri sul pavimento e appesi alle pareti come lampade arabe, vasi colorati e campanacci per cammelli, ospita i due sarcofagi in legno dei coniugi Burton. La cassa di Isabel è sulla sinistra, molto semplice, in legno; quella di Burton è più elaborata, con maniglie dorate, decorata da una grande croce sul coperchio.

Interno Mausoleo coniugi Burton. Fotografia di Berenice Pendergast condivisa con licenza Creative Commons:

Una struttura architettonica che perpetua ed onora un’esistenza dedita alla scoperta e all’eccentricità di un uomo dalle mille vite.

Martina Manduca
Martina Manduca

Vivo a Venezia e ho studiato Archeologia medievale tra l’Università di Padova e l’Università di Cordoba in Spagna. Sono appassionata di arte, letteratura e cucina e mi piace scoprire un aspetto nuovo di ognuna di esse viaggiando per il mondo.