Shoko Asahara e la setta dell’Aum

Nel 1984 a Tokyo in Giappone, nasce un gruppo di yoga fondato dall’agopunturista ed erborista Shoko Asahara. Il gruppo attira fin da subito un discreto numero di persone, e da semplici lezioni di meditazione, si trasforma rapidamente in un culto religioso vero e proprio, che mischia concetti presi dal buddismo, induismo ed esoterismo Cristiano. Il culto, che cambia il nome in “Aum Shinrikyō”, presto acquisisce tutte le caratteristiche tipiche delle sette religiose, e passerà alla storia per essere stato uno dei gruppi terroristici più spaventosi del Giappone.

Il contesto storico

Negli anni ‘80 il Giappone era in pieno boom economico, era una nazione ricca e la società progrediva in modo straordinariamente veloce. Tuttavia non tutti riuscivano a stare dietro al ritmo della macchina progressista ormai in piena funzione. Un esempio erano i giovani ragazzi che frequentavano le università a Tokyo, che furono i primi ad essere catturati nella ragnatela dell’Aum Shinrikyo. Il leader, Shoko Asahara, teneva diversi discorsi presso le principali università, promettendo una vita più semplice a tutti coloro che fossero entrati a far parte della sua comunità.

Chi era Shoko Asahara?

Il suo vero nome era Chizuo Matsumoto, e nasceva il 2 marzo del 1955 in una famiglia di modeste possibilità economiche composta da ben 9 figli. La famiglia Matsumoto lavorava nel campo della produzione di tatami, ovvero le tradizionali pavimentazioni giapponesi ottenute con legno e paglia intrecciata e pressata, nella prefettura di Kumamoto nell’isola di Kyūshū. Fin da bambino, Asahara, aveva sviluppato un problema alla vista dovuto a un glaucoma infantile, che l’aveva reso cieco dall’occhio sinistro, e miope dal destro. Per via di questo problema, era stato iscritto dalla famiglia in una scuola per ciechi, dove Asahara si rivelò essere un bullo e un violento, come quando estorceva ai compagni il denaro.

Si laureò all’università nel 1975, e si sposò nel 1978. La sua formazione professionale era rivolta alla pratica dell’agopuntura e alle tecniche erboristiche, e aveva probabilmente buone conoscenze di medicina tradizionale cinese. Asahara si avvicinò un po’ per volta anche alla religione, interessandosi di astrologia cinese e taoismo. Successivamente si approcciò al buddismo e cristianesimo esoterico, allo yoga e quindi alla meditazione, tanto che si recò in India nel 1984 per approfondire l’argomento. Nel 1987 ritornò in Giappone e trasformò il suo gruppo di yoga in un vero culto religioso, cambiandone il nome in “Aum Shinrikyō”.  “Aum” è la pronuncia giapponese di “om” la sillaba sanscrita, mentre “Shinrikyō” è composto da tre kanji: “shin ri” 真理 = verità, e “kyō” 教 = insegnamento/dottrina. Nel 1989 l’Aum Shinrikyō diventò a tutti gli effetti un culto religioso e quindi fu riconosciuto ufficialmente dal governo giapponese, ottenendo così l’esenzione fiscale, la possibilità di scegliere i propri adepti, e l’immunità da qualsiasi azione legale indetta contro di esso.

La dottrina del culto

Asahara sosteneva che esistono diversi livelli di coscienza che una persona può raggiungere. Ovviamente lui aveva raggiunto il grado più alto, e gli adepti, unendosi al suo culto e seguendo i suoi insegnamenti divini, potevano aspirare ad arrivare anche loro all’illuminazione. Asahara si mostrava come un Dio e gli adepti lo veneravano così tanto che addirittura l’acqua in cui faceva il bagno era considerata sacra. Inoltre, il guru professava di poter leggere la mente delle persone e che grazie agli anni di meditazione in india, aveva imparato a levitare. A prova di ciò, si fece immortalare in alcune foto, che vennero pubblicate su delle riviste. Guardando le foto però, salta subito all’occhio la falsità delle sue affermazioni: le immagini, più che un uomo che levita, mostrano un uomo che si sforza di saltare a gambe incrociate.

Un altro caposaldo del culto dell’Aum Shinrikyō, era la necessità di un Armageddon come quella narrata dall’apocalisse di Giovanni, secondo il leader infatti solo un evento del genere avrebbe potuto salvare l’umanità e il pianeta tutto, e questa teoria verrà usata più avanti per giustificare gli attacchi terroristici perpetuati dal gruppo in Giappone.

Nonostante l’improbabilità dei poteri soprannaturali e le teorie di distruzione e rinascita del mondo, il gruppo crebbe sempre di più, portando il numero degli adepti da 35 a 1300 in un solo anno. Si arrivò a 10 mila membri in Giappone agli inizi degli anni ‘90, mentre in tutto il mondo se ne contavano 40 mila. Anche il patrimonio del culto aumentava sempre di più grazie ai possedimenti che gli adepti cedevano al leader una volta abbracciato il culto, si parla di circa 500 milioni di yen.

Il duro training degli adepti

Una volta entrati nel gruppo, i membri dovevano sottoporsi ad un training molto impegnativo: per esempio dovevano stare ore e ore appesi a testa in giù, o seduti in spazi bui senza potersi muovere, l’unica cosa che potevano fare era meditare nel digiuno più assoluto. Dormire era vietato e quando qualcuno stava per cedere, gli si faceva l’elettroshock per svegliarlo e permettergli di continuare l’allenamento. Tutti questi “esercizi” avevano come scopo l’avvicinarsi sempre di più al guru, e compiere dei passi importanti verso l’illuminazione. A questi ritmi e con questa rigidità nelle regole, era questione di tempo prima che qualcuno incominciasse ad accusare il colpo. Il primo fu Majima Teruyuki, un adepto che entrò totalmente in crisi; per calmarlo venne messo dai compagni in una vasca con del ghiaccio, ma non servì a nulla perché andò in arresto cardiaco e morì. Asahara ordinò di distruggere ogni prova dell’accaduto, e di sbarazzarsi del corpo di Majima. Dopo questo fatto, molti adepti cominciarono ad avere dei dubbi circa il loro durissimo training, e sul riuscire davvero a raggiungere in quel modo l’illuminazione. Asahara per placare gli animi spiegò ai suoi discepoli che il corpo del loro compagno Majima, come si era presentato in questa vita, non era pronto a raggiungere l’illuminazione, e che quindi sarebbe dovuto morire e reincarnarsi in un altro corpo e riprovare. Qualche tempo dopo però, Shuji Taguchi, uno di quelli che si era occupato dell’occultamento del corpo di Majima, ebbe una crisi e disse di voler raccontare tutto quello che era successo alla polizia. Asahara senza esitazione ordinò di farlo fuori, giustificandosi che lo uccidevano per salvarlo da se stesso: l’azione di andare alla polizia, avrebbe causato a Taguchi un accumulo di Karma negativo, che non gli avrebbe permesso di raggiungere l’illuminazione in questa vita. Con questi escamotage psicologici, Asahara acquisisce il diritto all’omicidio all’interno del gruppo, e gli adepti lo accettarono senza obiettare.

Asahara conquista i media

Cominciarono a spargersi voci che mettevano in cattiva luce l’operato di Asahara, voci che dicevano che presso l’Aum Shinrikyō, i membri erano coinvolti in pratiche piuttosto strane. A questo, si aggiunsero le proteste dei genitori degli adepti (che per la maggior parte erano giovani ragazzi universitari), i quali affermavano che l’Aum aveva rapito i loro figli, vietandogli ogni contatto col mondo esterno. È in questo contesto che Shoko Asahara decise che era arrivato il momento di guadagnarsi la fiducia dei media, e rinnovare in positivo la sua immagine e quella del gruppo. Il guru nominò un portavoce ufficiale dell’Aum, riconosciuto nella figura di Fumihiro Joyu, e cominciò a partecipare ad alcuni programmi televisivi, e a rilasciare interviste a riviste di meditazione e di yoga. Lo invitarono in alcuni Talk Show, e riscosse subito un discreto successo fra il pubblico, egli infatti si presentava come una persona molto divertente, e grazie a questo la gente si dimenticò presto delle cattive voci sul suo conto. Asahara divenne così popolare che vennero addirittura disegnati dei manga e poi prodotti degli anime, che mostravano la vita del guru e i suoi insegnamenti. Si diffusero anche delle canzoni come “Sonshi ma-chi” (尊師マーチ), in italiano “La marcia del guru”, cantata a scuola dai bambini.

Il primo attacco dell’Aum Shinrikyō.

Nel 1989 qualcuno mise in crisi l’equilibrio appena guadagnato, si trattava di Tsutsumi Sakamoto, un avvocato anti-sette, che nel corso di un’intervista in TV disse di aver eseguito dei test sul sangue di Asahara, i quali risultati rivelavano che il guru non era in possesso di nessun potere sovrannaturale. L’avvocato, nel corso dell’intervista, promise ai telespettatori che avrebbe reso pubblici al più presto i risultati delle analisi del sangue. Un dipendente dell’emittente televisiva, temendo la reazione di Asahara a questa intervista, raccontò tutto a un adepto dell’Aum. Il risultato fu che l’avvocato Sakamoto e la sua famiglia vennero uccisi nel loro appartamento tramite dosi di cloruro di potassio, e i cadaveri furono inseriti in dei fusti metallici e seppelliti in varie parti del Giappone. La polizia sospettò subito del coinvolgimento dell’Aum Shinrikyō, ma per via dell’immunità legale che godeva il culto religioso in quanto tale, le indagini non poterono andare oltre.

Asahara entra in politica

Nel 1990 Asahara decise di candidarsi alle elezioni parlamentari, e fondò un partito politico chiamato “Shinritō”(真理党), il programma consisteva nel voler implementare la diffusione dello yoga e della meditazione. La campagna politica operata da Shoko Asahara fu molto d’impatto perché fu di fatto una parodia delle elezioni giapponesi standard: gli stand del partito mettevano la musica ad alto volume per attirare l’attenzione, si ballava e tutti portavano sul viso delle maschere da elefante. Purtroppo, tutto questo circo non servì a niente, il partito Shinritō perse miseramente, guadagnando meno di 2000 voti. I mass media cominciarono a prendersi gioco di loro, e Asahara, che non aveva intenzione di accettare la sconfitta, comunicò agli adepti che il mondo ormai li aveva rifiutati truccando i risultati delle elezioni, che c’era una cospirazione che li voleva distrutti, e che dovevano essere tutti puniti per questo.

Verso gli attacchi terroristici

Asahara si convinse che era arrivata l’ora di creare delle armi vere per attaccare coloro che li avevano denigrati. Per questo si affidò a 3 persone in particolare: Hideo Murai, ex studente di fisica e leader nell‘omicidio dell’avvocato Sakamoto e famiglia, Seiichi Endo, studente veterinario e Kiyohide Hayakawa, ingegnere edile. Ognuno di loro lavorò alla costruzione di armi letali, ma nessuno riuscì ad arrivare a nulla di concreto. L’arrivo di Masami Tsuchiya cambiò ogni cosa: egli era un chimico, e riuscì a produrre da solo del gas nervino chiamato Sarin. Esso venne prima testato su alcuni appezzamenti di terra disabitati in Australia, e poi in Giappone, in un area abitata chiamata Kameido, a Tokyo.

Il 29 giugno del 1993 i residenti della zona di Kameido, segnalarono un cattivo odore alle autorità locali, dopo alcune indagini si scoprì che l’odore arrivava da un edificio di 8 piani occupato dai membri dell’Aum Shinrikyō. Purtroppo, anche se le lamentele erano numerose, la polizia non poté indagare come avrebbe voluto, perché furono accusati dall’Aum di violare “le libertà religiose”. Tuttavia le lamentele continuarono per due giorni, arrivando a 118 denunce, e il terzo giorno l’Aum fu costretto ad abbandonare la zona. La faccenda fu subito dimenticata poiché non c’erano stati né feriti né morti, ma più tardi, quando l’Aum fu sciolto, alcuni ex membri dichiararono che in quei giorni del 1993 a Kameido, si stavano eseguendo dei test su un gas, facendolo fuoriuscire dal tetto dell’edificio. Confessarono che il loro obiettivo era quello di provocare un epidemia di antrace da inalazione.

Attacco a Matsumoto

Il primo episodio violento condotto tramite l’uso del gas Sarin, fu a Matsumoto, nella prefettura di Nagano a ovest di Tokyo. Il 27 giugno del 1994, tre giudici che dovevano pronunciarsi contro il culto dell’Aum Shinrikyō, vennero uccisi nel loro appartamento da una nuvola di gas nervino rilasciata tramite un camion refrigerato. L’attacco non solo uccise i tre giudici, ma coinvolse altre otto persone che abitavano e si trovavano all’interno del condominio. Per le ragioni spiegate in precedenza, la setta dell’Aum non fu coinvolta nelle indagini, e al loro posto venne accusato un uomo di 44 anni di nome Yoshiyuki Kōno, che era stato scoperto possedere dei prodotti chimici. L’uomo, che non aveva le conoscenze tecniche per elaborare il gas da solo, venne comunque accusato e messo in carcere. Solo quando la setta fu finalmente fermata e il leader arrestato nel 1995, Yoshiyuki Kōno fu rilasciato, ricevendo le scuse ufficiali di tutte le agenzie stampa, ma non quelle della polizia di Matsumoto (che arrivarono solo nel 2002).

La strage della metropolitana di Tokyo

Il 20 marzo del 1955, cinque membri dell’Aum Shinrikyō salirono sulle linee metropolitane di Hibiya, Chiyoda e Marunouchi, trasportando con sé pacchetti di gas Sarin liquido avvolti in dei giornali. Le tre linee della metropolitana, convergono tutte alla stazione di Kasumigaseki, dove ogni giorno passano centinaia di migliaia di giapponesi. Questa stazione è vicina alla polizia di Tokyo, al ministero degli affari esteri, al ministero delle finanze, del lavoro e della sanità di Tokyo. Questo luogo rappresentava quindi un punto strategico per l’Aum Shinrikyō, non solo perché avrebbe potuto colpire numerosissime persone in poco tempo, ma anche per esprimere la loro protesta e il loro odio verso il governo giapponese.

L’attacco venne messo in atto nelle ore di punta del mattino. Ikuo Hayashi di 48 anni salì sulla linea Chiyoda diretta a sud, e dopo aver viaggiato per tre stazioni perforò con la punta del proprio ombrello i due pacchetti di Sarin liquido che portava con se, per poi scendere dalla carrozza. Nonostante le numerose lamentele dei passeggeri, che denunciavano un cattivo odore, il treno continuò la sua corsa. Fu messo poi fuori servizio tempo dopo, ma ormai il gas si era diffuso tra i passeggeri, che lamentavano attacchi di vomito incontrollati, tosse, e soffocamento. Più o meno nello stesso momento, Kenichi Hirose di 31 anni salì sulla Marunouchi Line diretto ad ovest, perforò i suoi due pacchi di gas dopo quattro fermate, e abbandonò la vettura. Adesso fu la volta del 32 enne Masato Yokoyama, che salì sulla stessa linea di Kenichi Hirose, ma verso est. Anche lui perforò i suoi pacchi contenenti il gas, ed uscì dalla carrozza. A differenza degli altri compagni, lui non riuscì a perforare i pacchi in profondità, quindi la fuoriuscita del gas fu molto più lenta, e il treno viaggiò fino alla fine della corsa dove poi fu evacuato e perquisito. Non avendo però trovato niente di sospetto, il treno ripartì nella direzione opposta, provocando altre intossicazioni. Intanto sulla Hibiya Line c’era Toru Toyoda, diretto a nord-est. Come gli altri buca i suoi pacchetti e scende dal treno. L’attacco più mortale fu eseguito da Yasuo Hayashi, sulla Hibiya Line diretta a sud, trasportando tre pacchi di Sarin e non due come gli altri. Una volta salito sul treno li bucò tutti e tre per poi scendere. Dopo una fermata, i passeggeri sulla carrozza notarono dei pacchi sul pavimento che perdevano del liquido, ignari del contenuto, qualcuno scalciò i pacchi fuori dalla carrozza quando le porte automatiche si aprirono alla fermata. Questo gesto permise al gas di diffondersi non solo sul treno, ma anche fuori sulla banchina, e rapidamente per tutta la stazione. Alle 8:35 i treni furono bloccati e le metropolitane evacuate. L’attacco terroristico provocò la morte di 13 persone e 6200 intossicati, facendo precipitare i pronto soccorsi nel panico.

Da questo momento in poi iniziarono una serie di episodi che diffusero il terrore tra gli abitanti di Tokyo: il 9 maggio del 1995 venne trovato del cianuro di sodio in un bagno pubblico della stazione di Shinjuku, i due sacchetti di plastica contenenti la sostanza chimica furono trovati e sequestrati dalla polizia; il 16 maggio 1995 una lettera bomba fu spedita al governatore dell’area metropolitana di Tokyo, una volta aperta la lettera fece saltare via le dita della mano sinistra del governatore. La setta cercò di fare altri attacchi come questi, che non ebbero molto successo.

L’arresto

A questo punto il coinvolgimento della setta con gli episodi nelle metropolitane fu assolutamente chiaro alla polizia, che si recò nella sede dell’Aum per catturare il leader. Asahara riuscì a sfuggire alla cattura, mentre i vertici della setta, interrogati, negarono il loro coinvolgimento. All’interno della sede vennero trovati esplosivi, gas velenosi e armi in quantità preoccupante. Il 5 maggio la setta organizzò un altro attentato metropolitano che per fortuna fallì. Il 16 maggio la polizia fece irruzione in un’altra sede dell’Aum Shinrikyō situata ai piedi del monte Fuji, e qui riuscirono finalmente a catturare il leader. Asahara Shoko venne accusato di 27 capi di accusa e di omicidio in 13 casi separati, e venne anche accusato dell’incidente a Matsumoto e dell’assassinio della famiglia Sakamoto. A sua discolpa il guru disse di non essere a conoscenza dei fatti, e che alcuni membri del gruppo, probabilmente degli estremisti, avevano agito per conto proprio. Il processo fu definito dai media “il processo della seconda metà del secolo“ e il leader dovette dissociarsi dal gruppo religioso per far si che non venisse chiuso. Alla fine, Asahara venne accusato di 13 capi d’accusa e il 24 febbraio del 2004 venne condannato a morte per impiccagione. La difesa cercò di scagionarlo giocandosi la carta dell’infermità mentale, a cui Asahara si rifiutò di collaborare durante gli incontri con gli psichiatri, accettando il suo destino.

Il 6 luglio del 2018, all’età di 63 anni, il guru fu giustiziato. Altri 12 membri furono condannati a morte, 5 giustiziati e altri 7 in attesa, mentre 200 furono le incriminazioni.


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