Il cimitero di Shirokorechenskoe, situato alla periferia sud-ovest di Ekaterinburg, in Russia, è l’ultima dimora di molte persone famose del luogo, tra cui artisti, scienziati ed eroi della seconda guerra mondiale.

In una sezione in po’ particolare del cimitero, all’ombra dei pini, si trovano alcuni dei monumenti funerari più elaborati: enormi lapidi di granito sono incise con immagini foto-realistiche a grandezza naturale, piuttosto inquietanti, che raffigurano uomini dall’aspetto truce, vestiti in abiti costosi.

Questi personaggi spesso ostentano catene d’oro e tatuaggi, oppure tengono in mano le chiavi della loro Mercedes – spesso raffigurata sullo sfondo della lapide – talvolta in compagnia della fidanzata.

Queste tombe stravaganti appartengono a gangster morti di morte violenta durante la “guerra di mafia” che insanguinò il paese nei turbolenti anni ’90.

Con il crollo dell’Unione Sovietica, e la rapida transizione ad un’economia di libero mercato, l’intero blocco sovietico, e la Russia in particolare, visse un periodo di anarchia, che provocò una forte espansione della criminalità organizzata.

Il giornalista americano James Ruth spiega la tormentata transizione della Russia verso la democrazia, e l’ascesa della mafia:

“Le molte opportunità di crescita della criminalità organizzata in Russia, dopo il 1991, possono essere attribuite esclusivamente alla transizione debole del governo verso un’economia di mercato. In questo periodo, il governo fallì politicamente su tutte le modifiche strutturali in materia di trasparenza, responsabilità e diritti degli azionisti, lasciando una linea vaga tra legale e illegale.”

Ekaterinburg, durante gli anni ’90, divenne uno dei principali centri della criminalità organizzata in Russia: due bande combattevano ferocemente per il controllo della città.
Uno era il gruppo conosciuto come Uralmash, perché i suoi appartenenti provenivano dal quartiere vicino alla Uralmash, una fabbrica di macchinari pesanti.

La banda nacque verso la fine degli ’80, e si consolidò durante il periodo di transizione dell’economia russa, prendendo il controllo di diverse aziende della città, tra cui la famosa fabbrica da cui avevano preso il nome. I profitti ottenuti illegalmente venivano reinvestiti in attività lecite, aumentando ulteriormente la forza del gruppo.

Gli Uralmash si scontrarono con l’altra associazione criminale della città, chiamata Central Gang. La guerra fra queste due bande fu così feroce, che molti dei loro membri, da ambo le parti, si ritrovarono al cimitero.

I morti importanti della Central Gang furono quasi tutti sepolti al cimitero di Shirokorechenskoe, e le loro lapidi non solo ricordano i nomi, ma anche i soprannomi e le particolari competenze criminali (esperto nel lancio di coltelli, o letale abilità con i pugni), oltre che fornire uno spaccato sul modo di vestire tipico dei gangster russi di quegli anni.

Alla fine degli anni ’90, i capi mafiosi sopravvissuti avevano avuto modo di legittimare le loro attività economiche, e anche di fondare un partito politico.

Oggi, molti ex appartenenti alle bande possiedono centri commerciali, ristoranti e locali di lusso, tuttavia, alcuni di loro sono ancora impegnati in attività criminali.

Secondo una stima recente, circa il 30% dell’economia russa è ancora in mano alla criminalità organizzata.

Mentre i capi mafiosi, e i loro familiari sono quasi sempre ritratti con abiti costosi, i giovani che appartenevano alla manovalanza violenta sono raffigurati con giacche di pelle, pantaloni larghi e scarpe da ginnastica.

Il cimitero di Shirokorechenskoe, con le sue lapidi ‘spettacolari’, non è solo il luogo dell’eterno riposo dei cittadini di Ekaterinburg, ma racconta, forse meglio di molte parole, un pezzo della storia recente della Russia.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.