Marcia Resnick è una fotografa newyorkese che, durante gli anni ’70, trascorse moltissime serate fra il Max’s Kansas City, il CBGB e il Mudd Club, luoghi di ritrovo di artisti e rockstar della Grande Mela. In quel periodo ha vissuto probabilmente gli anni più deliranti e attivi di New York, quando a un angolo potevi incontrare Andy Warhol, Keith Haring o Basquiat, mentre all’altro passavano David Bowie, Lou Reed o Mick Jagger.

Marcia, fra le tantissime serie fotografiche, ne dedicò una in particolare alle artiste di quel periodo, donne libere e indipendenti che diedero un vitale e innovativo impulso di discontinuità al mondo dell’arte, dalla musica alle arti figurative.

La gente dello straordinario ambiente newyorkese in cui vivevo e lavoravo non aveva modo di sapere che gli anni tra il 1977 e il 1982 erano incantati, in pericolo e irripetibili – Marcia Resnik

La serie “Wild Women – Donne Selvagge”, è un insieme di opere di grande potenza visiva, un progetto nato durante l’elaborazione della serie “Bad Boys”, pubblicata poi come libro Punks, Poets and Provocateurs, New York Bad Boys, 1977-1982.

Debbie Harry con alcuni vegetali nel naso dopo uno show:

La performance artist e musicista statunitense Laurie Anderson con il suo violino:

La cantautrice e attrice Debbie Harry nella sua camera d’albergo:

La cantante e chitarrista Joan Jett:

L’imprenditrice e performer Anya Phillips al Max’s Kansas City:

La groupie e prostituta Damita Richter in posa con una pistola:

La Groupie Bebe Buell con la figlia di 3 anni Liv Tyler:

L’artista, musicista e fotografa Pat Place con un drago giocattolo:

La cantante premio Oscar Carly Simon al “Hurrah”:

L’attrice Patti Astor a una festa:

La cantante, poetessa, scrittrice e attrice statunitense Lydia Lunch:

Il film che meglio descrive l’atmosfera di quegli anni è leggermente successivo ai ’70, girato da Martin Scorsese nel 1985:

Categorie: Arte e Design

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...