Anche se oggi si chiamano selfie, non sono certo un’invenzione recente: gli autoritratti sono praticamente nati insieme alla fotografia stessa.

Anne Brigman


Anne Wardrope Brigman, nata nel 1869, fu una fotografa statunitense che, oltre un secolo fa, elevò l’arte dell’autoritratto, e non solo, a poesia.

The Soul of a Blasted Pine – autoritratto – 1908

Invictus – 1924 circa


I suoi nudi femminili, inseriti in una natura aspra e quasi primordiale, hanno una forza evocativa che ancora oggi lascia stupiti per la sua modernità.

The Heart of the Storm – 1914

Le fotografie di Brigman, grazie a un’accurata opera di manipolazione in camera oscura, diventano opere pittoriche dove la magia del contesto naturale trasforma le donne dei ritratti in dee pagane.

The Water Nixie – 1914

Non si può parlare di arte femminista, perché il termine fu coniato diversi decenni dopo, ma secondo il critico John Hawley Olds “la sua macchina fotografica le ha dato il potere di ridefinire il suo posto come donna nella società” e ciò la rende una pioniera nel suo campo, perché “oggettivare il proprio corpo nudo come soggetto (dell’immagine) era rivoluzionario; farlo all’aperto in un ambiente desolato e selvaggio era rivoluzionario.”

The Breeze – 1910


Brigman fu una dei primi membri di un movimento chiamato Photo-Secession, che agli inizi del XX secolo trasformò la fotografia in una forma d’arte pittorica, grazie alla manipolazione delle immagini: la visione soggettiva del fotografo diveniva assai più importante della pura realtà, l’occhio dell’artista era la porta d’accesso a un mondo magico e quasi irreale, ovvero l’esatto contrario dello scopo primario della fotografia, intesa come strumento che ritrae l’esistente.

The Lone Pine – 1908

Ma Anne Brigman non poteva accontentarsi della realtà: era nata alle Hawaii in una numerosa famiglia di origini anglosassoni, che si trasferì in California quando lei, la maggiore di otto figli, era adolescente. Scriveva poesie sulla natura, in particolare sugli “alberi selvaggi”, che saranno un tema ricorrente nelle sue fotografie, e poi dipingeva e recitava a teatro.

Storm Tree – 1915


Nel 1894 sposò Martin Brigman, che era capitano su navi che facevano rotta verso i Mari del Sud. Anne viaggiò spesso insieme al marito, ma nel 1910 il matrimonio era già finito.

The Dying Cedar – 1909


Anne si stabilì a Oakland, in California, dove si trovò a suo agio tra i bohémiens della Bay Area di San Francisco. Il suo desiderio di esprimersi attraverso una forma d’arte la portò alla fotografia, con risultati sorprendenti: già dopo un paio d’anni era considerata una vera autorità nella fotografia pittorica.

The Bubble – 1909

Anche se il risultato finale delle opere di Brigman appare “naturale”, in realtà era il frutto di un lunghissimo lavoro, che iniziava con la ricerca del luogo giusto, e proseguiva con un certosino ritocco dei negativi.


Durante gli anni in cui fu attiva, non mancarono certo critiche al suo lavoro, e anche alla sua persona: qualcuno la definiva una donna volgare e “scheletrica”. Ma Anne non si faceva intimidire, anzi.

Usò la sua notorietà per parlare di liberazione della donna in una società dominata dagli uomini

Anne Brigman sulla porta del suo studio – 1908 circa


Nel 1930 abbandonò la professione di fotografa free-lance, e si dedicò molto alla scrittura, anche se continuò a dedicarsi alla fotografia, seppure con un approccio più realistico. Ciò non toglie che Anne Brigman, morta nel 1950, sia un’icona di quella controcultura che era ancora di là da venire: sfidò convenzioni e norme sociali della sua epoca, esprimendo nelle sue opere una forza dal sapore pagano. Non per nulla, il suo libro di poesie e fotografie, pubblicato nel 1949, si intitola “Songs of a Pagan”.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.