Il Faraone Aprie governò sull’Egitto fra il 589 e il 570 a.C. circa, perdendo il suo regno in favore di Amasi, il quale lo fece decapitare nel 567 a.C.. Nonostante il suo nome non sia oggi popolare, e probabilmente non fosse un sovrano popolare nemmeno fra il suo popolo, Aprie aveva fatto costruire uno splendido palazzo reale nella parte settentrionale dell’antica città di Menfi.

Sotto, le rovine del palazzo di Aprie a Menfi. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Lungo 160 per quasi 110 metri, l’entrata all’edificio era rappresentata da un imponente cancello, decorato con sette rilievi in pietra calcarea, uno dei quali rappresentava il faraone sotto un cielo blu cobalto pieno di stelle. Nonostante oggi questi colori ci possano apparire sbiaditi, soltanto variazioni impercettibili del colore della pietra di fondo, una volta erano colori spettacolari con verdi vivaci, bianchi cremosi, blu cobalto e rosso rubino. Le ultime ricerche fatte sulle pitture hanno svelato nuovi pigmenti della verniciatura a noi sconosciuti.

Si tratta di due varianti del giallo che non erano mai state identificate nella civiltà egizia

La ricerca è stata condotta da alcuni ricercatori del Glyptoteket di Copenaghen, del British Museum e dell’Università di Pisa. Il team ha scelto di esaminare i colori del palazzo di Apries perché questo fu costruito dopo un lungo periodo di isolamento, in un momento in cui l’Egitto aveva sviluppato forti scambi con altri paesi del Mediterraneo, principalmente con la Grecia.

Questi rilievi contengono il primo uso noto di piombo-stagno e piombo-antimonio giallo nel mondo. Fotografia tratta dal paper scientifico pubblicato su Heritage Science e condivisa con licenza Creative Commons:

I ricercatori hanno studiato una colonna ornata con fronde di palma e quattro frammenti di pitture murali. Le scene complete si sono sgretolate da tempo, ma descrivono una serie di soggetti riconoscibili, tra cui una foglia di loto, mezza pagnotta e il nome del dio sciacallo Wepwawet.

Alcuni dei rilievi analizzati. Fotografia tratta dal paper scientifico pubblicato su Heritage Science e condivisa con licenza Creative Commons:

Durante le ricerche i frammenti sono stati sottoposti a una serie di test non invasivi, fra cui esami al microscopio e test della fluorescenza ultravioletta. Inizialmente la vernice ha raccontato una storia già nota: all’epoca in Egitto venivano comunemente usati diversi pigmenti, come il bianco del gesso, il verde dell’atacamite, il rosso di ematite e il blu egiziano del rame. Ma i gialli si sono rivelati molto più singolari.

Colonna dell’Antico Palazzo di Aprie. Fotografia tratta dal paper scientifico pubblicato su Heritage Science e condivisa con licenza Creative Commons:

La maggior parte dei pigmenti gialli che usavano gli antichi egizi erano costituiti da ocra gialla, una miscela di argilla e ossido di ferro. Gli esseri umani hanno dipinto con l’ocra per centinaia di migliaia di anni: il primo esempio risale a 285.000 anni fa, nel sito di Homo erectus GnJh-03 in Kenya. Altri antichi gialli egizi includevano l’orpimento – solfuro di arsenico che brillava come l’oro ma, come suggerisce il nome, era terribilmente velenoso – e solfati di ferro che producevano pigmenti di un giallo simile al limone.

I ricercatori hanno rilevato arsenico, piombo e antimonio nella vernice gialla, il che significa che era molto più di un semplice orpimento. Fotografia tratta dal paper scientifico pubblicato su Heritage Science e condivisa con licenza Creative Commons:

I ricercatori si aspettavano che il frammento di foglia di loto giallo fosse colorato di un pigmento che gli archeologi conoscevano già, ovvero una miscela di orpimento e ocra gialla (l’orpimento era riservato alla pittura dei sarcofagi).

Dopo le analisi con la spettroscopia a fluorescenza a raggi X sono emerse tracce di arsenico, piombo e antimonio

Gli elementi rilevati hanno suggerito la presenza di altri componenti a base di piombo, in particolar modo il giallo antimonato e il giallo stagno. I frammenti che hanno esaminato includevano anche uno strato superficiale di cera, che forse rendeva il giallo ancora più brillante.

La particolarità della scoperta è che questo tipo di gialli a base di piombo si ritenevano sconosciuti all’epoca dell’antico Egitto, e i primi esempi sinora conosciuti risalgono al XIV secolo per il giallo piombo-stagno e al XVI per il giallo piombo-antimonato. Il giallo piombo stagno è ben visibile nel dipinto “La lattaia” di Johannes Vermeer, del 1657 o 1658.

Dopo qualche secolo di successo, i pigmenti sono scomparsi durante la metà del XIX secolo.

Kaare Lund Rasmussen, chimico presso l’Università della Danimarca del Sud e co-autore dello studio, pubblicato su Heritage Science, spiega che: “Gli egiziani in quel momento avevano la tecnologia per produrre questi pigmenti, il che è sorprendente perché significa che avevano le competenze per identificare questi elementi e la conoscenza su dove trovarli in natura“. Gli autori della ricerca credono che questi pigmenti siano originari dell’Egitto, ma ipotizzano che gli europei li re-inventarono durante il Medioevo.

Tutte le immagini sono condivise con licenza Creative Commons e fanno riferimento al paper scientifico pubblicato su Heritage Science.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...