La più antica risale all’Impero Romano, la più recente al XIX secolo: il cimitero di navi del Mar Nero potrebbe essere la scoperta di Archeologia subacquea più importante del XXI secolo, un tesoro di informazioni conservatosi sino all’epoca moderna grazie all’anossia delle acque del Mar Nero, nei pressi della Bulgaria. La scoperta è stata effettuata nell’ambito del “Black Sea Project”, portato avanti dalla facoltà di Archeologia Marittima dell’Università di Southampton e finanziato dall’EEF (Expedition and Education Foundation).

I ricercatori non erano partiti alla volta della Bulgaria in cerca di relitti, ma tentando di comprendere meglio il funzionamento dei cambiamenti climatici nella zona. Grazie all’ampio utilizzo di Droni Marini hanno scoperto, a grande profondità, relitti perfettamente conservati grazie all’anossia delle acque salatissime del Mare. Il Mar nero infatti ha una salinità superficiale bassissima, ma aumenta drasticamente all’aumentare della profondità.

In buona sostanza, i grandi fiumi che vi sfociano, fra cui il Danubio, il Buh Meridionale e il Dnepr, rendono l’acqua nei primi 100/130 metri poco salata, mentre l’apporto del Mar Mediterraneo contribuisce a fare crescere la salinità della acque più profonde, che qui oltrepassano i 2.000 metri di profondità. Al di sotto del Picnoclino si trova quindi il più grande ecosistema anossico (senza ossigeno) al mondo.

In queste condizioni le navi affondate di fronte alla acque Bulgare si sono conservate praticamente intatte nonostante il passare dei secoli, un cimitero di “mummie” marine forse senza eguali al mondo. Le navi romane, bizantine e ottomane sono visivamente similissime a come dovevano apparire in antichità. Il relitto più antico risale al V secolo avanti Cristo, e mostra particolari sinora poco o per nulla conosciuti ai ricercatori.

Per proteggere le navi e il tesoro d’informazioni che potrebbero consegnare alla scienza, i ricercatori dell’Università di Southampton hanno deciso di mantenere totale riserbo riguardo la posizione dei relitti, che rischiano di essere distrutti da cercatori di tesori.

Sotto, l’immersione di un Drone Marino:

Il Drone Marino in Azione:

Il pilota del Drone Marino esplora il fondo Marino:

Tutte le fotografie appartengono a Black Sea Project, scattate da Rodrigo Pacheco-Ruiz.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...