Scoperto in Brasile un Cranio Decapitato Coperto dalle Mani Amputate Risalente a 9.000 anni fa

Sotto alcune lastre di calcare in una grotta del Brasile un team di scienziati ha recentemente fatto una macabra ma eccezionale scoperta: un cranio decapitato coperto da mani amputate risalente a 9.000 anni fa. Queste ossa potrebbero rappresentare la prova del più antico caso conosciuto di decapitazione rituale nel Nuovo Mondo, ponendo nuovi interrogativi su come questa macabra pratica arrivò nelle Americhe.

La decapitazione era pratica comune nel Nuovo Mondo. In Sud America le teste dei nemici sconfitti venivano spesso utilizzate come trofei di guerra, gli Arara dell’Amazzonia brasiliana usavano i teschi dei nemici sconfitti come strumenti musicali, gli Inca li trasformavano in vasetti per bere e il popolo Jivaro dell’Ecuador tagliava le teste perché così pensava di poter imprigionare le anime dei propri nemici. Il popolo Uru-Uru Chipaya in Bolivia utilizzava i teschi per macabri rituali religiosi, e la cultura Chimú in Perù adoperava la decapitazione come procedura standard per i sacrifici umani.

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Pochi abitudini degli amerindi impressionarono i colonizzatori europei più della pratica dell’amputazione, sopratutto quando questa coinvolgeva la decapitazione” afferma André Strauss, archeologo presso l’Istituto Max Planck per l’antropologia evolutiva in Germania e autore dello studio.

Fino ad oggi, il più antico caso segnalato di decapitazione rituale in Sud America ebbe luogo 3.000 anni fa in Perù, mentre il più antico caso conosciuto in America del Nord è databile fra i 6 e gli 8.000 anni orsono, in Florida. Il caso scoperto dagli scienziati che lavorano in Brasile riveste quindi un’importanza fondamentale per la storia dei rituali religiosi e funebri. “Questo è il più antico caso di decapitazione scoperto nel Nuovo Mondo“, afferma Strauss a Science.

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La datazione precisa delle ossa collocano la morte fra i 9.127 e i 9.428 anni fa, in un’area conosciuta come Lagoa Santa, “Lago Santo” in Portoghese. La zona, coperta dalla vegetazione, è un luogo battuto sin dal XIX secolo dagli esploratori e archeologi che cercavano le prove dell’interazione fra gli esseri umani e i giganteschi mammiferi preistorici, come la tigre dai denti a sciabola e il Megatherium (trovate questi animali nello speciale a loro dedicato).

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Gli scienziati si sono concentrati su un sito chiamato Lapa do Santo, “Roccia o rifugio del santo”. E’ infatti qui che alcuni ricercatori trovarono in precedenza le più antiche testimonianze di arte rupestre del Sud America, comprensive anche di immagini falliche, che furono incise in queste rocce circa 9400 anni fa. Gli scavi a Lapa do Santo consentono di datare a 12.000 anni orsono i primi segni della presenza umana, mentre gli utensili di pietra e ossa che sono stati ritrovati suggeriscono che i primi gruppi preistorici fossero cacciatori raccoglitori, e che cacciassero animali di piccole e medie dimensioni.

Il cranio e le mani scoperte dai ricercatori a Lapa do Santo sono state ritrovate a 55 centimetri di profondità nel terreno, al di sotto di lastre calcaree, il che dovrebbe essere la prova dell’intenzionalità del rituale funebre. La mano sinistra è rivolta verso l’alto e copre il lato destro del viso, mentre la mano destra punta verso il basso e copre il lato sinistro del volto. Prima di questa scoperta le sepolture scoperte a Lagoa Santa erano tutte relativamente molto semplici.

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I crani decapitati sono stati ritrovati in grandi quantità specialmente nella Cordigliera delle Ande, il che ha sempre fatto pensare che la decapitazione fosse una pratica di origine andina. Questa scoperta potrebbe invece suggerire che il rituale possa aver avuto origine altrove, ad esempio in Brasile, per poi spostarsi sino alle Ande.

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Il motivo della decapitazione di Lapa do Santo non è chiaro. Gli studi riguardo la provenienza delle ossa suggeriscono che l’uomo sia un abitante del luogo, e che quindi non si trattasse di un trofeo di guerra o di un prigioniero straniero. Strauss afferma che il rituale potesse esprimere le idee riguardo la vita, la morte e l’universo. Gli scienziati hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista PLoS ONE.

Tutte le immagini sono condivise da Plos One, che le ha pubblicate senza restrizioni


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