Nel 1768, quando la Royal Navy comprò una nave carboniera per destinarla a un viaggio di esplorazione nell’Oceano Pacifico, cercò un nome appropriato: la ribattezzò HMS Endeavour, che potrebbe liberamente tradursi come “cercatore”. Mai nome fu più appropriato: fu affidata a James Cook, che con quel brigantino a palo fece il suo primo viaggio nell’Oceano Pacifico, arrivando in acque, isole e territori inesplorati, che meticolosamente riportò su carte nautiche.

L’Endeavour in un dipinto di Samuel Atkins

Cook aveva coraggio per affrontare situazioni pericolose e popolazioni ostili; carisma per mantenere la disciplina tra i suoi marinai, anche in condizioni sfavorevoli; talento marinaresco per governare la sua nave in acque sconosciute.

James Cook in un ritratto di Nathaniel Dance-Holland – 1775


Fu un viaggio epico quello dell’Endeavour, durato quasi tre anni, durante i quali Cook e il suo equipaggio – che comprendeva anche alcuni scienziati – dopo aver oltrepassato Tahiti, si avventurarono in acque poco esplorate in precedenza: si fermarono in quei paradisi terrestri sconosciuti, oggi noti come Isole della Società (Bora Bora, Raiatea e Huahine), circumnavigarono la Nuova Zelanda e quindi, nell’aprile del 1770, furono i primi europei a sbarcare sulle coste orientali dell’Australia, in una località che oggi si chiama Botany Bay.

Le rotte del Capitano Cook – Il primo viaggio è in rosso

Fonte immagine: Jon Platek via Wikipedia – licenza CC BY-SA 3.0

Il capitano Cook, navigando verso nord lungo la costa, rischiò di perdere la sua nave nell’insidiosa Grande barriera corallina, e fu costretto a rimanere fermo sette settimane, per riparare sommariamente lo scafo. Poi arrivò fortunosamente a Giacarta, dove fece fare al brigantino i lavori necessari per affrontare le turbolente acque del Capo di Buona Speranza, e finalmente, il 12 luglio 1771 entrò nel porto di Dover.

Una ricostruzione dell’Endeavour

Fonte immagine: colin f m smith via Wikipedia – licenza CC BY-SA 2.0

Cook partì altre due volte per l’Oceano Pacifico, ma non con l’Endeavour: la nave fu completamente dimenticata dalla Royal Navy, che la usò solo in due viaggi di andata e ritorno dalle Isole Falkland. Nel 1775 fu alla fine venduta a un armatore privato, che le diede il nome di Lord Sandwich. La nave era ormai decrepita, ma quando la Marina Britannica richiese all’armatore una vascello per trasportare truppe mercenarie verso le colonie ribelli del Nord America, fu proprio la leggendaria nave di Cook ad assolvere quel compito. Dichiarata completamente inadatta alla navigazione, la Lord Sandwich divenne poi una prigione galleggiante, tenuta all’ancora a Rhode Island. Tra il 3 e il 6 agosto del 1778, il brigantino che per primo aveva toccato le coste australiane, fece una fine ingloriosa: fu affondato, insieme ad altre dodici navi, per bloccare l’accesso alla Baia di Narragansett, dove stavano per sbarcare soldati francesi accorsi in aiuto dei coloni ribelli.

Ritratto di James Cook – John Webber, 1776

Recentemente, gli archeologi del Rhode Island Marine Archeology Project (RIMAP) hanno annunciato di aver individuato il relitto dell’Endeavour, dopo 25 anni di ricerche, restringendo il campo a un paio di siti archeologici e a cinque delle tredici navi affondate dagli inglesi. La scoperta sarebbe particolarmente significativa, anche per la coincidenza delle date: il 2018 è il 250° anniversario della partenza di Cook, mentre il 2020 sarà quello della rivendicazione britannica di quel tratto di costa australiana chiamato dall’esploratore inglese Nuovo Galles del Sud (le prime colonie – penali – furono fondate dopo circa un ventennio).

Non tutti però in Australia festeggeranno: le comunità degli aborigeni chiamano Invasion Day quello che viene ricordato dai discendenti degli europei come Australia Day, il giorno che commemora la fondazione della prima colonia penale britannica, il 26 gennaio 1788.

La morte del Capitano Cook, alle Hawaii

All’epoca, l’ormai leggendario Capitano Cook era morto, ucciso nel 1779 dai nativi delle Isole Hawaii, in circostanze ancora non completamente chiarite, ma questa è un’altra storia.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.