Fu disegnato ormai 2.000 anni fa e non raffigura supereroi o ladri con la Jaguar, ma i lavoratori dell’antichissima città di Capitolias, nel Nord della Giordania, una delle 10 città greco-romane elencate da Plinio il Vecchio come le Decapoli, un gruppo di città ellenistiche semi-autonome sulla frontiera orientale dell’impero romano, tra l’odierna Israele, Giordania e Siria. Il dipinto, che costituisce a oggi il più antico esempio di “fumetto“, inteso con le frasi pronunciate dai protagonisti esplicitati accanto alla loro figura, è stato trovato in una tomba nell’odierna città di Beit Ras, durante i lavori di ammodernamento delle strade.

L’antica città di Capitolias con la moderna Beit Ras sullo sfondo:

La tomba è divisa in due camere funebri, e contiene un grande sarcofago di basalto e poco altro, purtroppo già saccheggiata dai predoni del passato. Il sepolcro risale agli albori della costruzione della città, durante il I secolo a.C., ed è riccamente decorato con alcune scene iconografiche pagane e immagini di vita quotidiana.

Sotto, le Decapoli in Corsivo:

 

Sono circa 260 le figure dipinte, e raffigurano divinità che fanno dei banchetti mentre gli umani portano offerte propiziatorie, contadini che coltivano campi e vigneti e operai che costruiscono edifici e templi della città.

Julian Aliquot, archeologo francese, spiega che: “Alcuni personaggi che assomigliano ad architetti e capisquadra sono accanto ai lavoratori che trasportano materiali sul dorso di cammelli o asini, mentre alcuni scalpellini e muratori erigono pareti, a volte provocando incidenti. Questa scena del cantiere è seguita dall’ultimo dipinto, in cui un sacerdote offre un sacrificio in onore delle divinità a guardia della città“.

Dioniso al centro del dipinto:

I dipinti sembrano rappresentare le varie fasi che erano necessarie alla fondazione di una nuova città nell’impero romano, fra cui consultare gli dèi, pulire i terreni, innalzare le mura e offrire infine un sacrificio alla divinità protettrice – in questo caso Giove Capitolino – che ha dato il nome alla città: Capitolias.

Pierre-Louis Gatier, storico francese, spiega che: “Secondo la nostra interpretazione, c’è una buona probabilità che l’uomo sepolto nella tomba sia la persona rappresentata mentre officiava nella scena del sacrificio dal quadro centrale, e che di conseguenza può considerarsi il fondatore della città. Il suo nome non è stato ancora identificato, anche se potrebbe essere inciso sull’architrave della porta, che non è stato ancora ripulito“.

Il fumetto e il suo linguaggio

I fumetti accanto ai personaggi sono scritti utilizzando lettere greche, ma il linguaggio è l’aramaico, ampiamente parlato dai popoli semitici del Vicino Oriente. La commistione di culture è una straordinaria testimonianza della multietnicità di questo lembo di Impero Romano, dove convissero la spinta della nascente cultura latina e l’antica cultura greca accanto alle preesistenti culture semitiche come quella dei Nabatei. L’effetto grammaticale dell’Aramaico scritto usando l’alfabeto greco è del tutto singolare, perché nella lingua semitica le vocali non sono esplicitate, mentre nel dipinto della tomba invece sì.

Nei fumetti si leggono frasi abbastanza semplici, ma significative:

Sto tagliando la pietra

Esclama un lavoratore, mentre si arriva poi a un altro operaio, meno fortunato, che esclama:

Ahimé! Sono morto

Antichissima testimonianza degli infortuni e delle morti in cantiere. Non sarà divertente come Topolino, ma è pure sempre una tomba.

Categorie: Storia

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...