Se foste passati da Novgorod durante il 13° secolo avreste incontrato un bambino di nome Onfim, impegnato a disegnare e scrivere sulla corteccia di betulla. Era qualcosa che facevano moltissimi bambini in età scolare, che svolgevano i compiti a casa scrivendo sulla “pelle” dell’albero. Onfim è un personaggio sconosciuto della storia, forse crebbe, visse ed ebbe dei figli, per poi sparire nel totale anonimato come il 99,99% delle persone che sono transitate sul nostro pianeta.

Onfim è rimasto un personaggio ignoto sino a poco tempo fa, quando sono stati scoperti i suoi disegni d’infanzia, una capsula del tempo sulla giovinezza di un giovanissimo Russo di epoca Medioevale di straordinario valore storico. All’epoca in cui scrisse sulla corteccia delle betulle aveva dai sei ai nove anni, e annotò diverse cose fra le quali i suoi messaggi personali, i compiti a casa, la lista della spesa, le sillabe, il lavoro sul terreno argilloso di Novgorod e persino gli scontri tra lui e la sua insegnante.

In tante cortecce si nota Onfim, fiero condottiero che vince un cavaliere teutone, che diventa un drago sputafuoco, che è alla testa dei suoi compagni di classe, che vince battaglie con tanti nemici. Era un bambino, con sogni da bambino in una società che aveva risorse per far studiare i propri figli.

Le note di Onfim sono un documento prezioso per la loro onestà infantile, che descrive la vita medievale senza il filtro della percezione sociale degli adulti. La quasi totalità dei documenti giunti fino a noi, almeno fino al medioevo, furono redatti da notai, politici, teologi o storici, senza che trapelino particolari della vita quotidiana delle persone che vissero quell’epoca.

La maggior parte degli scritti di Onfim sono i disegni e i suoi compiti a casa, dove scriveva l’alfabeto e salmi come:

“Signore, aiuta il tuo servo Onfim”

Il giovane disegnò perlopiù cavalieri, cavalli, frecce e nemici uccisi, e sembra che gli piacesse disegnare persone reali. C’è lui che dice “sono una bestia feroce” e si disegna come un drago sputafuoco. In un altro disegno si osservano dei bambini che giocano intorno a un albero, mentre uno di loro è nascosto dietro un tronco. Ma c’è qualcosa che scrisse che ci fa capire molto dei suoi desideri: “Questo è il mio papà. Lui è un guerriero. Quando sarò grande voglio diventare come lui”. La storia non ce lo racconta, ma possiamo solo sperare che il suo desiderio sia stato esaudito…

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine.
Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...

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