Petra, la bellissima città che fu capitale del regno dei Nabatei, nasconde infinite meraviglie: le straordinarie facciate degli edifici, prevalentemente tombe, intagliate direttamente nella roccia, un’arenaria policroma, le valsero il nome semitico di Reqem, la Variopinta.

Fotografia di Carlalexanderlukas condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

petra-in-giordania-01

Ma, considerata la posizione geografica della città, posta in una regione semi-desertica della Giordania, ciò che lascia più stupiti è la presenza di una grande piscina, risalente al I secolo a.C., che era contornata da un lussureggiante ed immenso giardino.

Fotografia di Lastno delo condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

petra-in-giordania-04

Un avanzato sistema di condutture e di immagazzinaggio dell’acqua consentiva agli abitanti di Petra di avere acqua potabile durante tutto l’anno. Oltre a raccogliere la scarsa acqua piovana in numerose cisterne sotterranee, i Nabatei costruirono un acquedotto che portava alla città, fino alla piscina monumentale, l’acqua delle sorgenti presenti nelle colline poco distanti.

Fotografia di Leon petrosyan condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

petra-in-giordania-03

Queste importanti opere di ingegneria idraulica, e il monumentale giardino ingentilito da laghetti e fontane, sono la prova evidente dell’antico splendore di Petra, e della sua ricchezza.

Di Petra è conosciutissimo il canyon di arenaria, il Siq, che porta direttamente al monumento più noto della città, El Khasneh Al Faroun (Il Tesoro del faraone), tomba monumentale dove, secondo i beduini del IX secolo, era nascosto il tesoro di un faraone.

2.000 anni fa però, Petra era famosa per motivi molto diversi: la città si trovava al crocevia di due importanti vie carovaniere, una che collegava il Mar Rosso con Damasco, l’altra il Golfo Persico con Gaza. Coloro che attraversavano il deserto, trovavano a Petra un’oasi artificiale che offriva acqua fresca, cibo e ombra, merci preziose che venivano profumatamente pagate dai viaggiatori, obbligati anche ad ingraziarsi con regali i sacerdoti, le guardie e i servi reali.

Fotografia di Leon petrosyan condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

petra-in-giordania-05

La capacità dei Nabatei di immagazzinare, depurare, e conservare una risorsa preziosa come l’acqua, in un territorio così povero di precipitazioni, divenne la dimostrazione della loro potenza: gli abitanti avevano a disposizione l’acqua, oltre che per le necessità primarie, anche per coltivare giardini lussureggianti, dove crescevano palme da dattero, piante erbacee e viti. Ma non solo, a Petra anche l’agricoltura era una risorsa importante, con la produzione di cereali, olio d’oliva e vino.

Dopo la conquista della città da parte di Roma, nel 106 d.C., e soprattutto dopo che i romani dirottarono il transito commerciale su altre vie, Petra perse d’importanza, riducendosi alle dimensioni di piccolo villaggio, che nell’VIII secolo era quasi completamente spopolato, fino alla sua totale scomparsa ed al definitivo oblio avvenuto nel XIII secolo.

giardini-petra-2

Fonte: Indipendent

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.